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La debolezza degli alleati. Gli Stati Uniti, con Bush ormai a fine corsa e le elezioni in vista, non hanno
la forza politica di dare una svolta militare al conflitto, disimpegnandosi decisamente
dal fronte iracheno per impegnarsi su quello afgano. Gli alleati della Nato, tranne
la Francia di Sarkozy, hanno chiaramente dimostrato di non avere alcuna intenzione
di farsi carico di questa guerra: anche Gran Bretagna e Canada, i due paesi che
finora hanno dato di più sul fronte afgano, mostrano segni di stanchezza. Il risultato,
sul terreno, è la sempre più evidente incapacità dei 50mila soldati occidentali di far fronte alla situazione. Senza nemmeno poter contare sull'aiuto dell'esercito
afgano, dimostratosi del tutto incapace di fornire quel contributo alla guerra
che il Pentagono aveva messo, ingenuamente, in conto.
La retrovia pachistana. A peggiorare drasticamente la situazione, a tutto vantaggio dei talebani, è
intervenuta negli ultimi mesi la crisi politica pachistana. L'uscita di scena
del generale Musharraf, che negli anni passati aveva tenuto militarmente impegnati
i talebani rifugiati nelle Aree Tribali pachistane, ha permesso a questi ultimi
di usufruire di una tregua che ha consentito loro di riorganizzarsi e di concentrarsi
totalmente sul fronte afgano, portando la guerra fino alle porte di Kabul. Adesso
è nella retrovia pachistana che gli Stati Uniti si giocano l’esito della guerra
in Afghanistan, spingendo l’esercito di Islamabad a reimpegnare i talebani nelle
Aree Tribali, dove infatti da due settimane il generale pachistano Kyani ha scatenato
una nuova offensiva, che ha già provocato cinquecento morti e 200mila sfollati. Enrico Piovesana