20/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bolivia, dopo il referendum revocatorio si apre un nuovo braccio di ferro fra Morales e i prefetti ribelli
Chi credeva che il referendum revocatorio del 10 agosto scorso, brillantemente superato dal presidente Evo Morales con il 64 percento dei voti a favore, fosse la fine di un periodo di tensioni con i prefetti ribelli sostenitori delle autonomie regionali si deve ricredere.

Gli scontri di ieri a Santa CruzI fatti. Al centro della questione fondamentalmente ci sono due persone: Evo Morales, presidente indigeno e il prefetto della regione di Santa Cruz, la più ricca del Paese, l'agguerrito Ruben Costas. Contrario a ogni decisione governativa in materia di economia nazionale, Costas ha sfidato più volte Morales chiamando la popolazione ad esprimersi per mezzo di votazioni sull'autonomia regionale. Non solo. Costas ha lanciato il guanto della sfida a Morales mettendo da parte il capo della polizia della regione, uomo voluto dal governo. Inoltre, ultima delle sue azioni, ha indetto per oggi un nuovo sciopero generale, con relativo blocco stradale. Dunque dalla mezzanotte di oggi tre dipartimenti (Pando, Beni e Santa Cruz) si fermeranno, le strade saranno bloccate e il traffico su ruota, il più importante del Paese, probabilmente verrà paralizzato. I leader dei dipartimenti di Tarija e Chuquisasca, invece, decideranno solo oggi se aggregarsi alle proteste o definire nuove misure di lotta.

Ruben Costas prefetto ribelle di Santa CruzPressioni. Al centro del contendere c'è la richiesta delle regioni ricche della restituzione dell'Idh (Impuesto Directo a los Hidrocarburos). Il governo, infatti, ha deciso di abbassare la quota di proventi in arrivo dalla tassa sugli idrocarburi promessa alle zone della produzione. Ma l'abbassamento della quota non è un'idea campata in aria. Morales, infatti, ha deciso di finanziare un progetto per gli anziani boliviani che vivono in situazione di estrema povertà. Una decisione, quella del presidente che ha fatto storcere il naso ai prefetti ribelli. E non sono mancate le violenze: già nella giornata di ieri gruppi di giovani armati di bastoni appartenenti all'Union Juvenil Crucenista hanno causato numerosi incidenti scontrandosi con i fedelissimi del presidente. Alto il bilancio dei feriti a fine giornata. Inoltre, nel popoloso quartiere Plan 3000 alcuni giornalisti e fotografi sono stati selvaggiamente malmenati e le loro auto distrutte.

Scritte sui muri inneggianti al prefetto di Santa CruzIl governo. Dialogo, dialogo e ancora dialogo. Sembra essere questa la strada che seguirà l'esecutivo boliviano, nonostante tutto. Il ministro Alfredo Rada ha condannato gli episodi di violenza di ieri e l'annuncio di un imminente nuovo sciopero previsto per oggi. “Abbiamo sentito minacce contro la sicurezza e contro la tranquillità e la convivenza pacifica” ha detto Rada che ha aggiunto: “Adesso si mettono a dire che bloccheranno nuovamente le strade del Paese. Queste non sono misure utile alla nazione che ha bisogno di estrema tranquillità e non di scontri fisici e verbali”. 

Alessandro Grandi

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