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I fatti. Al centro della questione fondamentalmente ci sono due persone: Evo Morales,
presidente indigeno e il prefetto della regione di Santa Cruz, la più ricca del
Paese, l'agguerrito Ruben Costas. Contrario a ogni decisione governativa in materia
di economia nazionale, Costas ha sfidato più volte Morales chiamando la popolazione
ad esprimersi per mezzo di votazioni sull'autonomia regionale. Non solo. Costas
ha lanciato il guanto della sfida a Morales mettendo da parte il capo della polizia
della regione, uomo voluto dal governo. Inoltre, ultima delle sue azioni, ha indetto
per oggi un nuovo sciopero generale, con relativo blocco stradale. Dunque dalla
mezzanotte di oggi tre dipartimenti (Pando, Beni e Santa Cruz) si fermeranno,
le strade saranno bloccate e il traffico su ruota, il più importante del Paese,
probabilmente verrà paralizzato. I leader dei dipartimenti di Tarija e Chuquisasca,
invece, decideranno solo oggi se aggregarsi alle proteste o definire nuove misure
di lotta.
Pressioni. Al centro del contendere c'è la richiesta delle regioni ricche della restituzione
dell'Idh (Impuesto Directo a los Hidrocarburos). Il governo, infatti, ha deciso
di abbassare la quota di proventi in arrivo dalla tassa sugli idrocarburi promessa
alle zone della produzione. Ma l'abbassamento della quota non è un'idea campata
in aria. Morales, infatti, ha deciso di finanziare un progetto per gli anziani
boliviani che vivono in situazione di estrema povertà. Una decisione, quella del
presidente che ha fatto storcere il naso ai prefetti ribelli. E non sono mancate
le violenze: già nella giornata di ieri gruppi di giovani armati di bastoni appartenenti
all'Union Juvenil Crucenista hanno causato numerosi incidenti scontrandosi con
i fedelissimi del presidente. Alto il bilancio dei feriti a fine giornata. Inoltre,
nel popoloso quartiere Plan 3000 alcuni giornalisti e fotografi sono stati selvaggiamente
malmenati e le loro auto distrutte.
Il governo. Dialogo, dialogo e ancora dialogo. Sembra essere questa la strada che seguirà
l'esecutivo boliviano, nonostante tutto. Il ministro Alfredo Rada ha condannato
gli episodi di violenza di ieri e l'annuncio di un imminente nuovo sciopero previsto
per oggi. “Abbiamo sentito minacce contro la sicurezza e contro la tranquillità
e la convivenza pacifica” ha detto Rada che ha aggiunto: “Adesso si mettono a
dire che bloccheranno nuovamente le strade del Paese. Queste non sono misure utile
alla nazione che ha bisogno di estrema tranquillità e non di scontri fisici e
verbali”. Alessandro Grandi