20/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Filippine, muro contro muro ribelli-governo
Si infrange nella reciproca diffidenza tra le parti la speranza di un accordo di pace nelle Filippine. Dopo gli sviluppi delle scorse settimane, che avevano fatto filtrare una luce di ottimismo tra le pieghe di un conflitto che infuria da 30 anni, la situazione è progressivamente degenerata, fino al fallimento totale del negoziato che avrebbe dovuto portare, il 5 agosto scorso, alla firma di un patto tra il governo della presidente Gloria Macapagal Arroyo e i ribelli musulmani del Milf (Fronte islamico di liberazione dei Moro).
 
Militari filippiniMorti e sfollati. Secondo gli accordi, il Memorandum of Agreement avrebbe esteso l'autonomia della regione di Mindanao, garantendo agli abitanti maggiori poteri politici ed economici, inclusa una cospicua percentuale dei proventi derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali. Ma una violenta sollevazione di centinaia di migliaia di cristiani ha spinto al Corte Suprema a dichiarare incostituzionale l'accordo, in quanto avrebbe garantito al Milf praticamente tutte le condizioni necessarie per uno stato separato. La frustrazione dei ribelli si è scatenata la settimana scorsa in un'offensiva contro i villaggi a maggioranza cristiana, provocando decine di morti e 160mila sfollati.
Il governo filippino ha offerto una taglia di 220 mila dollari per la cattura di due comandanti del Milf, Abdullah Macapaar (detto 'Bravo') e Ameril Umbra Kato che si ritiene abbiano ispirato i nuovi attacchi, contro la volontà della leadership del movimento indipendentista. "La cancellazione del memorandum of agreement è un passo doloroso - ha detto Lorelei Fajado, portavoce della Arroyo - Il presidente lavorerà per un nuovo accordo con i ribelli, ma non permetterà mai che essi esercitino pressioni per ottenere maggiori concessioni dal governo".
 
Ribelli del MilfDivergenze. Il leader del Milf, Murad Ebrahim, ha fatto appello ad una cessazione immediata delle ostilità, ordinando ai due comandanti di porre fine agli attacchi in diverse province dell'isola di Mindanao. "E' una situazione inattesa, abbiamo riposto molte delle nostre speranze in questo processo di pace - ha dichiarato Ebrahim - e siamo ancora ottimisti che ciascuno coopererà per salvare il negoziato". Di rimando, è arrivata la dichiarazione di uno dei due comandanti 'insubordinati'. "Se il governo ha dichiarato guerra su tutti i fronti - ha detto Macapaar - anche noi risponderemo di conseguenza. Siamo pronti a uccidere e ad essere uccisi. La pazienza dei musulmani è terminata". Il Paese entra così in un nuovo ciclo di violenze, dopo che anche il governo, a seguito della decisione della Corte Suprema, ha detto che non firmerà più il patto elaborato dai suoi negoziatori con i separatisti del Milf.
 
I circa 12mila ribelli del Fronte di liberazione Moro combattono per l'autodeterminazione dal 1978. Un accordo di pace è stato firmato nel 2003, ma ripetute violazioni della tregua hanno portato all'instabilità e a nuove violenze nel Paese.

Luca Galassi

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