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Morti e sfollati. Secondo gli accordi, il Memorandum of Agreement avrebbe esteso l'autonomia
della regione di Mindanao, garantendo agli abitanti maggiori poteri politici ed
economici, inclusa una cospicua percentuale dei proventi derivanti dallo sfruttamento
delle risorse naturali. Ma una violenta sollevazione di centinaia di migliaia
di cristiani ha spinto al Corte Suprema a dichiarare incostituzionale l'accordo,
in quanto avrebbe garantito al Milf praticamente tutte le condizioni necessarie
per uno stato separato. La frustrazione dei ribelli si è scatenata la settimana
scorsa in un'offensiva contro i villaggi a maggioranza cristiana, provocando decine
di morti e 160mila sfollati.
Divergenze. Il leader del Milf, Murad Ebrahim, ha fatto appello ad una cessazione immediata
delle ostilità, ordinando ai due comandanti di porre fine agli attacchi in diverse
province dell'isola di Mindanao. "E' una situazione inattesa, abbiamo riposto
molte delle nostre speranze in questo processo di pace - ha dichiarato Ebrahim
- e siamo ancora ottimisti che ciascuno coopererà per salvare il negoziato". Di
rimando, è arrivata la dichiarazione di uno dei due comandanti 'insubordinati'.
"Se il governo ha dichiarato guerra su tutti i fronti - ha detto Macapaar - anche
noi risponderemo di conseguenza. Siamo pronti a uccidere e ad essere uccisi. La
pazienza dei musulmani è terminata". Il Paese entra così in un nuovo ciclo di
violenze, dopo che anche il governo, a seguito della decisione della Corte Suprema,
ha detto che non firmerà più il patto elaborato dai suoi negoziatori con i separatisti
del Milf.Luca Galassi