20/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Senegal pone nuovi dubbi sul processo dell'ex-presidente ciadiano per crimini contro l'umanità
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
Paradossi della giustizia. Hissène Habré, l'ex-presidente ciadiano in esilio in Senegal dal 1990, accusato di aver partecipato alla tortura e all'assassinio di circa 40.000 civili e oppositori politici durante i suoi otto anni al potere, potrebbe non finire alla sbarra. E' quello che, nonostante le parziali smentite giunte ieri, ha lasciato intendere il ministro della Giustizia senegalese, Madicke Niang. La notizia bizzarra è che il procedimento legale contro Habré, già approvato dall'Unione Africana, verrebbe bloccato a séguito della sua condanna a morte in contumacia in Ciad, decretata da una corte di N'Djamena lo scorso venerdì. Una condanna che Habré non sconterà mai.
 
Hissène HabréFuggito dal Ciad nel 1990 dopo otto anni di presidenza (o dittatura, secondo i suoi oppositori), Habré si rifugiò in Senegal, dove ha vissuto fino ad oggi. Solo nel 2006, a séguito di una domanda di estradizione emessa dalla giustizia belga, il presidente senegalese Abdoulaye Wade accettò di giudicare Habré, dopo aver ottenuto un mandato speciale da parte della Ua. Nonostante una apposita modifica costituzionale (approvata lo scorso mese) che permette al Senegal di giudicare i crimini contro l'umanità commessi in passato e fuori dai propri confini, le autorità di Dakar non si sono mai trovate a proprio agio nel gestire la patata bollente. "Habré ha usato i soldi trafugati dal Tesoro ciadiano per costruirsi una rete di protezione in Senegal", fa sapere a PeaceReporter Reed Brody, uno degli avvocati delle vittime di Habré. "In alcuni ambienti le resistenze al processo sono molto forti".
 
Hissène Habré con il capo di stato francese François Mitterand ai tempi della presidenzaSecondo il ministro della Giustizia, Habré non può essere giudicato all'estero per crimini per i quali è stato già condannato in patria. Peccato che il processo terminato venerdì a N'Djamena non abbia nulla a che fare con il passato di Habré. L'ex-presidente, infatti, sarebbe stato condannato a morte per la sua partecipazione a un tentativo di rovesciare l'attuale capo di stato Idriss Deby Itno, organizzato lo scorso febbraio da un gruppo di ribelli, e non per i presunti crimini durante la sua presidenza. Una contraddizione che il ministero della Giustizia ciadiano ha sottolineato in una conferenza stampa due giorni fa, e che ha portato a una parziale retromarcia da parte del Senegal. "Le autorità senegalesi si sono impegnate a giudicarlo, ma preferiamo non illuderci e seguire la vicenda da vicino, senza dare nulla per scontato", conclude Brody.

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità