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L'annuncio di Chissano ha colto di sorpresa i mediatori internazionali, che disperavano
di porre fine a un conflitto che dura da 22 anni e che ha provocato decine di
migliaia di morti. Era stato proprio Kony a far fallire le ultime trattative lo
scorso aprile, non presentandosi alla cerimonia per la firma su un accordo di
pace costato un anno intero di colloqui. Colpa del mandato di cattura per crimini
di guerra e contro l'umanità spiccato nei suoi confronti dalla Corte Penale Internazionale,
su richiesta dello stesso governo ugandese, nel 2005. Kony chiede che il mandato
venga stralciato prima di firmare gli accordi. Una posizione che la Cpi finora
non ha accettato, nonostante i vertici del Lra abbiano raggiunto con il governo ugandese un accordo di massima per essere giudicati
in patria.
La buona notizia è che, malgrado Kony, il nord Uganda si sta riprendendo da un
conflitto che aveva costretto l'80 percento dei civili della zona a rifugiarsi
nei campi per sfollati. Il Lra, ridotto secondo alcune fonti a poche centinaia di uomini sparsi nelle zone
di confine tra Repubblica Centrafricana, Congo e Sudan in attesa di essere disarmati,
non costituisce più un reale pericolo. Ciononostante le autorità ugandesi non
si fidano di Kony, e recentemente le Forze Armate hanno fatto sapere di essere
pronte a riprendere le operazioni militari. Proprio la paura di finire nuovamente
sotto il tiro dei cannoni ugandesi potrebbe aver spinto Kony a rimescolare le
carte.Matteo Fagotto