19/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Le nuove frontiere del tifo made in China
Scritto per noi da
Lucio Cascavilla 
 
Il telefono squilla. "Abbiamo trovato i biglietti", mi dice la voce all'altro capo del telefono. Abito a un chilometro dallo stadio. Indosso una maglietta e comincio a correre per la strada. Come un folle. Al match mancano solo pochi minuti. Ma io sono pronto. Arrivo con il fiatone.

Ma finalmente ci sono. Per la prima volta metto piede in un impianto delle Olimpiadi per una gara. La mia prima volta. Sono emozionato. Ci disponiamo a sedere tutti assieme. Siamo una decina e la partita sta per cominciare. Siamo pronti a tifare. Stiamo vedendo l'Italia. Per una mezza volta siamo orgogliosi.

Nello stadio parte qualche coro. Un po-po-po-po. Un I-ta-lia. Nulla più. Il risultato è sempre sullo 0-0. Intorno al quarto d'ora accade qualcosa di sconvolgente. Non in campo ma ovviamente sugli spalti. Cattura la nostra attenzione distogliendoci dalle azioni giocate. Distogliendoci dal resto. Dalle maglie che si inseguono.

Uno dei volontari delle Olimpiadi è lì, di fronte a noi. Di fronte al nostro settore. Ha un piccolo microfono, e un piccolissimo amplificatore. Ci si para dinanzi e annuncia il suo verbo a tutti noi.

E' un ragazzo sui vent'anni che, gratuitamente e in quel modo, ha deciso di prestare i suoi servigi alle Olimpiadi e al Paese. In tutta la città ed in tutti gli stadi ve ne sono decine di migliaia. Come i suoi colleghi, maschi e femmine, indossa una polo azzurra con su scritto "Beijing 2008 Volunteer". Come tutti i suoi colleghi è stato scelto perchè biascica qualche parola di inglese.

Non sta dando comunicazioni di servizio. Sta facendo tutt'altro. Ha una voce decisa. Lo vuole fare bene. Lo stadio, anche a causa del risultato, sembra un po' smorto. I cori di una decina di italiani non possono sentirsi in uno stadio da cinquantamila persone.

C'è bisogno di caos, confusione. Ma su tutto c'è bisogno di tifo e di urla. Insomma c'è bisogno di far sentire la voce del pubblico. Lui ciancica qualcosa nel suo microfono. Le decine di cinesi presenti, quelli che sono riusciti a sentire cosa diceva, partono come un sol uomo.

Urlano a tempo l'incitamento che il ragazzo grida. E agitano le mani. Sempre a tempo. Il motivatore abilmente cambia settore e ricomincia con la stessa solfa. E tutti lo seguono. In pochi minuti la curva alla nostra destra (la sud?) sta cantando come da comando. E sta facendo sapere al mondo, collegato a migliaia di chilometri di distanza, che il pubblico cinese c'è ed è vivo.

Il motivatore del pubblico allora si prende una pausa. Si rilassa e si gode ciò che ha creato. Cosciente che dall'altro lato dello stadio qualcuno farà la stessa cosa o farà partire una ola. Insomma alle volte, anche quando la partita è noiosa, bisogna tifare a comando.
Parole chiave: olimpiadi, cina, pechino, tifo
Categoria: Costume
Luogo: Cina
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