Dal nostro inviato
Raffaele Crocco
E' piaciuto? Non è piaciuto? Il discorso del presidente Lula ha scatenato reazioni,
commenti, insomma di tutto di più.
Senza entrare troppo nel merito - i commentatori si sprecano - vale la
pena mettere in fila alcune osservazioni raccolte durante la giornata.
Nessuna contestazione. La prima: ci si aspettava una contestazione pesante. Non c'è stata,
anche se non sono mancate le proteste. A sinistra Lula viene criticato
per non aver dato avvio alle riforme promesse. Sopratutto, viene
accusato di avere lanciato come prioritario il piano contro la povertà,
appena insediato, e di averlo poi lasciato cadere. Serve, dicono,
almeno un gesto simbolico. Lui sembra attendere, vuole consolidarsi.
Con una coalizione di governo così eterogenea è inevitabile. Nel
frattempo, la sinistra della sinistra lo contesta, appunto, ma non lo
vuole mollare. I più informati dicono che il valore di Lula si misurerà
sull'eventuale secondo mandato. Insomma, lo si contesta, ma per
spronarlo.
Il fardello di Lula. La seconda: la gestione Lula non è misurabile con i parametri italiani.
Un secolo di governi dittatoriali o conservatori nel migliore dei casi
hanno creato aspettative infinite in chi lo ha votato in Brasile, ma il
paese è vittima della propria storia. Lula può cambiare le cose solo
con il tempo. Qui vivono ufficialmente 180 milioni di persone, che in
realtà sono 220 milioni, se si considerano i 40 milioni che vivono
nelle favelas, senza essere registrati da alcuna anagrafe. E' un
continente, con problemi storici enormi.
Gli errori. La terza: ha governato il suo discorso ieri con abilità, mostrando però
molto nervosismo. Ha sbagliato clamorosamente, ad esempio: parlando di
quello che sta facendo l'Argentina per cambiare e uscire dalla crisi,
ha citato due volte "
il compagno Menem", invece di Kirchner. Gli
argentini in sala volevano sprofondare.
Nonostante questo, ha delineato una linea politica condivisa, pur non accennando
alla attesa riforma agricola.
Il sindacato e la sinistra. La quarta: ha ancora molta parte del sindacato e della sinistra dalla
sua. L'organizzazione ieri è stata perfetta. Al Gigantinho, dove ha
parlato, sono arrivati i fan con bandiere, magliette e tutto quello che
serviva. Insomma, i suoi sono con lui.
La sfida vinta. La quinta è fondamentale: ha comunque vinto una sfida difficile. Venire
qui a Porto Alegre poteva essere critico, con i Sem Tera accampati poco
lontani e decisamente ostili. E' venuto e ha mostrato la faccia del
leader che non si nasconde, e questo è piaciuto ai brasiliani. E'
banale, ma essenziale dirlo: l'importante è che Lula continui a piacere
a loro, per cambiare il Paese. Che venga criticato dai giornalisti del
resto del mondo, poco importa, in fondo.