Le reazioni alle dimissioni del presidente Pervez Musharraf non si sono fatte
attendere. Già poco dopo il suo discorso alla nazione in diretta televisiva, migliaia
di persone si sono riversate in piazza per festeggiare.

Se India e Unione Europea non si sono sbilanciate commentando la notizia come
un fatto interno del Pakistan, più diretta è stata Kabul che considera le dimissioni
di Musharraf una buona occasione per incrementare la lotta al terrore. Molte volte,
in passato, l'Afghanistan ha accusato gli apparati militari e soprattutto i servizi
segreti pachistani di intrattenere relazioni con i talebani che si trovano nelle
zone tribali del nord-ovest del paese. Adesso si apre l'incognita sul futuro dell'ormai
ex presidente: secondo molti Musharraf sarà costretto all'esilio. Si parla di
Turchia e più realisticamente di Arabia Saudita, anche se il generale preferirebbe
rimanere nel suo paese e affrontare le accuse contro di lui. C'è anche chi pensa
a un suo trasferimento negli Usa, dove vivono i figli. Ma Washington, nonostante
abbia speso parole di gratitudine nei suoi confronti per aver contribuito alla
lotta al terrorismo, ha fatto capire che sarebbe un'opzione non gradita. Nel "dietro
le quinte" della decisione ci sarebbe una forte pressione diplomatica di Stati
Uniti e Gran Bretagna. Musharraf sarebbe stato spinto a cedere il passo per non
far sprofondare nella insicurezza politica l'unico paese musulmano dotato di bomba
atomica. Nawaz Sharif, leader della Lega pachistana musulmana-N, ritiene la sconfitta
politica di Musharraf una grande vittoria del popolo. Nelle intenzioni tanto di
Sharif, quanto del premier Yousuf Raza Gilani, c'è anche il reintegro dei giudici
destituiti nel 2007 dopo che Musharraf dichiarò lo "stato d'emergenza".