Ancora un nulla di fatto ai colloqui di pace tra Mugabe e Tsvangirai, ma le trattative continuano
scritto per noi da
Matteo Fagotto
Chi si attendeva una svolta dopo settimane di trattative è rimasto deluso. Neanche
il vertice della Southern African Development Community, tenutosi nel fine settimana a Johannesburg, è servito a mettere d'accordo il
presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, e il leader dell'opposizione, Morgan
Tsvangirai. Il mediatore sudafricano Thabo Mbeki ha però reso noto che le trattative
proseguiranno perché, come fa sapere a PeaceReporter l'analista politico Eldred Masunungure, le due parti non possono permettersi
di fallire.

Le ha provate tutte, Robert Mugabe, per costringere alla resa il suo arcirivale.
Venerdì scorso, durante i colloqui tenutisi nella capitale dello Zimbabwe Harare,
il presidente aveva addirittura raggiunto un accordo con Arthur Mutambara, leader
di una fazione dissidente del
Movement for Democratic Change, il partito di Tsvangirai. L'accordo avrebbe permesso a Mugabe di formare un
nuovo governo, lasciando a Tsvangirai solo la scelta tra entrarvi come "socio
di minoranza" o essere tagliato fuori. Ma il leader dell'opposizione non ha ceduto,
continuando a chiedere la guida del governo e investendo della questione il vertice
di Johannesburg.
Tsvangirai ha cominciato oggi un tour dell'Africa meridionale, il cui principale
obiettivo è guadagnarsi qualche alleato tra i capi di stato della regione in vista
delle prossime trattative. Il capo dell'opposizione sarebbe disposto a far entrare
nel governo membri dello Zanu-Pf, il partito di Mugabe, e a non spogliare di poteri politici la presidenza. Ma
lo Zanu-Pf chiede per sé la guida di un governo di unità nazionale, in cui far entrare esponenti
del Mdc. "Visto che Mugabe non accetterà una carica onorifica, credo che lo scenario
più probabile sia quello di una divisione dei poteri, come accaduto in Kenya o
in Pakistan", spiega Masunungure.

Alcuni analisti sostengono che i vertici militari stiano forzando Mugabe a non
accordarsi con l'opposizione. Una visione non condivisa da Masunungure, secondo
cui le Forze Armate avrebbero perso molta credibilità a seguito delle elezioni
farsa del 27 giugno, in cui Mugabe fu rieletto come unico candidato presentatosi
al ballottaggio. Tsvangirai si era infatti ritirato per porre fine alle violenze
contro i propri sostenitori organizzati dalle forze di sicurezza fedeli al presidente.
Anche se le parti continuano a professarsi favorevoli al dialogo, il tempo stringe.
L'economia del Paese è al collasso, con un'inflazione giunta al 15.000.000 percento
che ha polverizzato gli stipendi, costringendo la popolazione a tornare al baratto
e a convertire i coupon per l'acquisto di carburante in una sorta di cartamoneta
ufficiosa.