Un altro sindacalista ucciso in Colombia, nell'indifferenza della stampa internazionale
scritto per noi da
Alessandro Bonafede*
Nell’indefferenza della stampa occidentale e dell’opinione pubblica mondiale
in Colombia si sta consumando un "genocidio politico", che ha come
obiettivo
i sindacati. La mattina dell’8 agosto è stato ucciso a colpi
di arma da fuoco Luis Mayusa Prada, dirigente del Partito Comunista Colombiano
e sindacalista della Cut - Central Unitaria de los Trabajadores. L'omicidio è
avvenuto a opera di ignoti nella città di Saravena, regione petrolifera di Arauca,
storicamente una tra le più martoriate dalla violenza politica.
Perseguitato politico. Luis Mayusa aveva 46 anni ed era padre di quattro bambini. Secondo quanto informa
la famiglia era uscito di casa per accompagnare i figli a una visita medica. Al
ritorno, a pochi passi dalla sua abitazione, è stato raggiunto da vari proiettili
sparati da ignoti.
L'associazione per la difesa di Diritti Umani Reiniciar in un comunicato denuncia l’accaduto e ricorda come "la sua militanza nella
opposizione politica provocò a lui e alla sua famiglia la costante persecuzione
da parte degli organismi di intelligece dello Stato, della forza pubblica e dei
gruppi paramilitari."
La vita di Luis Mayusa è stata un drammatico e coraggioso esempio della persecuzione
sistematica a cui sono soggetti in Colombia i sindacati e i partiti di
sinistra. Era un militante, fra i pochi sopravvissuti, della Unión Patriótica, partito che sul finire degli anni '80 venne letteralmente sterminato
dai gruppi paramilitari. Come sindacalista lavoró nelle fila della Central
Unitaria de Trabajadores de Colombia nella regione meridionale del Meta, da cui
dovette allontanarsi in seguito alle continue minacce. Aveva già subito altri
due attentati sia nel Meta che in Aruca. La continua persecuzione di cui era oggetto
lo aveva anche obbligato a fuggire varie volte dal paese, secondo quanto informa
Reiniciar.
Il suo caso era stato portato all'attenzione della Commissione Interamericana
dei Diritti Umani, nell'ambito del denuncia contro lo Stato colombiano per le
sue responsabilità nel genocidio della Unión Patriótica, partito per il quale Luis Mayusa si era candidato varie volte come consigliere
municipale.
Sterminio. La
Unión Patriótica nacque in seguito a un processo di pace tra le Farc e il governo del conservatore
Belisario Betancur. Molti attivisti politici, entrati nelle Farc per
sfuggire agli assassinii politici, abbandonarono la lotta armata, e entrarono
nella
Up, convinti che fosse finito il ciclo di violenza politica che li aveva costretti
alla clandestinità e che ci fossero le condizioni per ritornare a fare politica
a viso aperto nella società civile. Ma cosí non era e quando la
Unión Patriótica iniziò a ottenere rilevanti successi elettorali, venne fermata a colpi di arma
da fuoco. Piú di 4000 omicidi tra cui 2 candidati presidenziali, 21 parlamentari,
11 sindaci, 70 consiglieri e migliaia di militanti e semplici simpatizzanti.
Denuncia. La Corporazione Reiniciar nel suo comunicato accusa direttamente lo Stato colombiano: “Esigiamo al Governo
Nazionale che interrompa la persecuzione e la morte dei sopravviventi del genocidio
contro la Up”. E aggiunge: “Non è ragionevole pensare che Luis Mayusa sia stato
assassinato in Saravena (Arauca), municipio assolutamente controllato dalla forza
pubblica, senza che questa abbia potuto evitare la sua morte”.
"Arrivano le Auc". L’omicidio infatti è avvenuto proprio in una regione, Arauca, che segna il record
quanto a militarizzazione: tra polizia ed esercito si conta un membro della forza
pubblica ogni sette abitanti. Una forza militare dispiegata dal governo Uribe
per proteggere le installazioni petrolifere e gli oleodotti. Ma che non riesce
a proteggere la vita della popolazione e i diritti civili e politici: nelle prime
due settimane di agosto solo in Saravena sono state uccise
altre sei persone oltre a Luis Mayusa. E in città si moltiplicano graffiti
con scritte come “Arrivano le Auc” (paramiltari delle Autodifese Unite di Colombia).
Trenta sindacalisti morti ammazzati. "Sono eventi che fanno ricordare il passato recente, quando sicari che agivano in
nome dei paramilitari e che si muovevano tra i cordoni di sicurezza della Polizia
Nazionale assassinarono un gran numero di persone", commenta in un comunicato
la Fondazione Joel Sierra.
Secondo la Cut già sono una trentina i sindacalisti uccisi quest’anno. Dalla sua creazione nel
1986, sono stati uccisi circa 2.600 attivisti. Il 97 per cento degli omicidi sono
rimasti impuniti.