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Se all'inizio della guerra, nel febbraio 2003, i gruppi ribelli erano solo due
(il Justice and Equality Movement e il Sudan Liberation Army), ora le fazioni combattenti in Darfur sarebbero almeno dodici. Un processo
frutto della volontà di alcuni comandanti di ritagliarsi un ruolo nelle trattative
di pace, ma anche di una precisa tattica del governo di Khartoum, che attraverso
offerte di pace e soldi è riuscita a frammentare il fronte nemico, di fatto minandone
la forza. Ciò non toglie che le maggiori responsabilità per un simile processo
siano degli stessi ribelli. Come ha ribadito lo stesso Agwai, nonostante si pongano
come difensori delle popolazioni darfurine, i ribelli non hanno mostrato alcun
interesse anche solo a sedersi attorno al tavolo delle trattative. E mettere d'accordo
dodici fazioni su un accordo di pace diventa praticamente impossibile.
Sul fronte militare, l'esercito sudanese ha avviato due giorni fa una vasta offensiva
nella zona di el-Atrun, nel nord del Darfur, nei pressi del confine con la Libia.
A renderlo noto sono stati i ribelli dello Sla, secondo cuii l'offensiva avrebbe provocato più di venti morti da civili e feriti.
L'Unamid non è riuscita a confermare la notizia, per la mancanza di propri uomini nella
zona. E proprio a proposito dell'Unamid, il generale Angwai si è augurato di poter disporre dell'80 percento degli uomini
previsti per la missione entro la fine dell'anno. La mancanza di mezzi e di truppe
sta infatti minando l'operato della missione, che può contare su circa 9.000 uomini
rispetto ai 26.000 previsti e su nessun elicottero da trasporto sui 18 richiesti.
Matteo Fagotto