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La procedura. Le accuse per cui il presidente verrebbe messo sotto processo includono il licenziamento
lo scorso novembre, e il mancato reintegro, di 60 giudici che Musharraf temeva
potessero contestare la sua elezione alla massima carica dello stato, mentre all'epoca
era contemporaneamente capo delle forze armate. L'altra grande accusa riguarda
l'abuso di potere per l'imposizione dello stato di emergenza nello stesso periodo.
Tre delle quattro assemblee provinciali pachistane hanno già votato in favore
dell'avvio della procedura di impeachment e la quarta, quella del Balucistan, dovrebbe unirsi entro la fine di questa
settimana. Dopodiché, la coalizione di governo presenterà il suo dossier di accusa
alle due camere del Parlamento. Potrebbero volerci settimane, forse mesi; soprattutto,
per arrivare al processo servono i due terzi dei voti in aula. Numeri su cui la
coalizione non può contare, ma che spera di raggiungere grazie all'effetto valanga
suscitato dalla possibilità di sbarazzarsi davvero di un Musharraf sempre più
impopolare in patria.
Diffidenza tra i leader. Un ulteriore ostacolo potrebbe essere la rivalità tra i due leader della coalizione,
Asif Zardari del Partito del popolo (Ppp) e Nawaz Sharif della Lega musulmana-Nawaz
(Pml-N). Entrambi sono finiti in esilio nei primi anni in carica di Musharraf.
Il primo, diventato capo del Ppp dopo la morte della moglie Benazir Bhutto e conosciuto
anche come “il signor 10 percento” per gli arrotondamenti che si intascava durante
gli anni del Ppp al governo, ha già evocato la questione dell'appropriazione indebita
anche per Musharraf: ma da febbraio a oggi ha perso consensi, e un terzo dei parlamentari
del Ppp sono in odore di fronda. Sharif, condannato a 14 anni per corruzione e
anche lui ritornato in Pakistan solo alla vigilia delle ultime elezioni, è diventato
nel frattempo il politico pachistano più popolare. Zardari, che non può candidarsi
al governo a causa delle sue condanne, potrebbe essere restio a spianare la strada
verso la presidenza a Sharif. O temere che i giudici eventualmente reintegrati
possano annullare l'amnistia concessa a lui e alla moglie da Musharraf, prima
che la Bhutto venisse uccisa in un attentato lo scorso 27 dicembre.
Rischio di tracollo. A Musharraf viene chiesto di farsi da parte senza neanche iniziare la procedura
di impeachment, per evitare al Paese una estenuante battaglia legale. E' una possibilità che
non viene esclusa. Ma è proprio per la delicatezza della situazione pachistana
che molti osservatori si chiedono se questo sia davvero il momento giusto per
esaurire le energie del Pakistan in una lotta di potere. Mentre al confine con
l'Afghanistan i militanti islamici conquistano terreno e fungono da retrovia per
la guerriglia talebana, il Paese rischia il tracollo economico. A giugno l'inflazione
ha toccato il 21,5 percento, il massimo degli ultimi trenta anni. Il deficit di
bilancio è salito al 7 percento, gli investitori stranieri fuggono di fronte all'incertezza
regnante, la Borsa di Karachi ha perso il 35 percento da aprile, il governo è
a corto di liquidità ed è stato costretto a chiedere all'Arabia Saudita di dilazionare
i pagamenti per le importazioni di petrolio. Domani ricorre il 61esimo anniversario
dell'indipendenza, ma al momento i pachistani non hanno granché da festeggiare.
Alessandro Ursic