13/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo annuncia la chiusura dei campi per stranieri, si temono nuove violenze
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
A tre mesi dagli attacchi xenofobi che provocarono più di sessanta morti e costrinsero alla fuga migliaia di immigrati, le autorità sudafricane hanno annunciato l'intenzione di chiudere i campi di assistenza temporanei, che ospitano ancora 4.200 vittime delle violenze, entro venerdì prossimo. Nonostante la grande maggioranza degli immigrati sia tornata alle proprie case o abbia lasciato il Paese, la paura di una ripresa delle violenze è ancora forte. E l’eco del peggior massacro visto in Sudafrica dalla fine dell’apartheid ad oggi è ancora molto forte.
 
Un'immagine delle violenze anti-immigratiSecondo le cifre del governo, solo nella provincia di Western Cape (Wc) circa 16.000 immigrati avrebbero già lasciato i campi. La maggior parte delle strutture ancora in funzione si troverebbe nei dintorni della capitale economica Johannesburg. Desta preoccupazione soprattutto il fatto che molti degli immigrati, che dal 15 agosto dovranno cavarsela da soli, non abbiano la possibilità di farlo. Nei giorni scorsi, l'organizzazione Medici senza Frontiere ha infatti accusato il governo sudafricano di non aver concesso alternative ai 4.200 immigrati, molti dei quali hanno visto le loro abitazioni distrutte dall'ondata di violenza. Per questo alcune organizzazioni dei diritti umani hanno fatto appello all’Alta Corte per bloccare la chiusura dei campi. Ma martedì il supremo organo di giustizia del Paese ha dato ragione al governo, stabilendo che le autorità non hanno l’obbligo di reintegrare gli immigrati vittime delle violenze.
 
Immigrati mozambicani in fuga dal SudafricaOltre alla mancanza di case e mezzi di sussistenza, gli immigrati potrebbero dover affrontare altri problemi. Secondo la polizia, nelle ultime settimane almeno cinque stranieri sarebbero morti nella provincia di Wc, cosa che fa temere una possibile nuova ondata di violenze. A maggio gli immigrati, percepiti come i maggiori responsabili della crisi economica del Paese, causata da un rallentamento della crescita e da inflazione e carobenzina alle stelle, divennero il bersaglio prediletto della frustrazione della gente. Molti, per la maggior parte provenienti dal Mozambico o da Paesi difficili come lo Zimbabwe, furono costretti a tornare in patria, altri sopravvissero ma persero tutto. Da allora, nonostante le scuse del governo sudafricano, la sensazione è che i rapporti tra le varie comunità non si siano mai ristabiliti del tutto. E che qualsiasi pretesto potrebbe far scoppiare nuovi disordini. 

Matteo Fagotto

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