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Secondo le cifre del governo, solo nella provincia di Western Cape (Wc) circa 16.000 immigrati avrebbero già lasciato i campi. La maggior parte delle
strutture ancora in funzione si troverebbe nei dintorni della capitale economica
Johannesburg. Desta preoccupazione soprattutto il fatto che molti degli immigrati,
che dal 15 agosto dovranno cavarsela da soli, non abbiano la possibilità di farlo.
Nei giorni scorsi, l'organizzazione Medici senza Frontiere ha infatti accusato
il governo sudafricano di non aver concesso alternative ai 4.200 immigrati, molti
dei quali hanno visto le loro abitazioni distrutte dall'ondata di violenza. Per
questo alcune organizzazioni dei diritti umani hanno fatto appello all’Alta Corte
per bloccare la chiusura dei campi. Ma martedì il supremo organo di giustizia
del Paese ha dato ragione al governo, stabilendo che le autorità non hanno l’obbligo
di reintegrare gli immigrati vittime delle violenze.
Oltre alla mancanza di case e mezzi di sussistenza, gli immigrati potrebbero
dover affrontare altri problemi. Secondo la polizia, nelle ultime settimane almeno
cinque stranieri sarebbero morti nella provincia di Wc, cosa che fa temere una possibile nuova ondata di violenze. A maggio gli immigrati,
percepiti come i maggiori responsabili della crisi economica del Paese, causata
da un rallentamento della crescita e da inflazione e carobenzina alle stelle,
divennero il bersaglio prediletto della frustrazione della gente. Molti, per la
maggior parte provenienti dal Mozambico o da Paesi difficili come lo Zimbabwe,
furono costretti a tornare in patria, altri sopravvissero ma persero tutto. Da
allora, nonostante le scuse del governo sudafricano, la sensazione è che i rapporti
tra le varie comunità non si siano mai ristabiliti del tutto. E che qualsiasi
pretesto potrebbe far scoppiare nuovi disordini. Matteo Fagotto