12/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nell'isola di Mindanao, nuovi scontri tra esercito e ribelli del Milf
Quando la pace sembrava a un passo, nel sud delle Filippine è invece ritornata la violenza. Dopo la bocciatura dell'accordo tra governo e ribelli musulmani del Fronte Moro (Milf) da parte della Corte Suprema, nell'isola di Mindanao la parola è passata di nuovo alle armi. Tra domenica e lunedì, le forze armate di Manila hanno lanciato un'offensiva costata almeno otto morti e 160mila sfollati. Mentre ora la situazione sul campo sembra in via di miglioramento, gli animi rischiano di rimanere caldi.

Le nuove violenze. Con l'impiego di tremila militari sostenuti da raid aerei, l'esercito filippino ha riconquistato sette dei 15 villaggi che i ribelli del Milf occupavano da giorni. Il casus belli per l'inizio delle operazioni non è chiaro. Il governo sostiene che i ribelli non hanno rispettato l'ultimatum per lasciare i villaggi occupati nella provincia di North Cotabato, dove l'accordo bloccato dalla Corte prevedeva l'ampliamento della “Regione autonoma musulmana di Mindanao”. Il Fronte Moro, da parte sua, accusa il governo di aver violato il cessate il fuoco, e aggiunge che il suo “riposizionamento” in altre zone di Mindanao rispetta gli accordi sottoscritti con Manila all'inizio di agosto. Non c'è certezza neanche sul numero delle vittime: il governo parla di 31 ribelli morti, ma il Milf sostiene di aver perduto solo quattro uomini. Di sicuro, in mezzo c'è finita anche la popolazione. Si calcola che circa 160mila famiglie abbiano dovuto lasciare le proprie case. Non tutte le ritroveranno nelle stesse condizioni, dato che si segnalano casi di saccheggio e distruzione a opera dei ribelli.

Stallo nell'accordo. Anche sul fronte delle trattative permane l'incertezza. L'intesa tra governo e il principale gruppo islamico separatista dell'arcipelago rimane congelata in attesa di nuovi sviluppi. Il blocco imposto dalla Corte Suprema ha rimandato qualsiasi accordo di almeno un mese: nei prossimi giorni i rappresentanti del governo dovranno esporre davanti ai giudici le motivazioni del patto con il Milf, ma il verdetto non è previsto prima di fine agosto. I villaggi occupati in questi giorni fanno parte di quei 712 che verrebbero inclusi nella regione autonoma, nell'ambito dei maggiori poteri economici e di sfruttamento delle risorse assegnati ai musulmani di Mindanao.

Critiche alla Arroyo. Le ansie della comunità cristiana locale – che teme di perdere terre e di veder sorgere enclavi musulmani nelle sue aree – non si sono ancora placate. In mezzo c'è finita anche la presidente Gloria Arroyo, accusata di non aver saputo costruire un consenso intorno all'accordo, e di aver agito troppo di propria iniziativa. Il governo continua a sostenere che l'accordo alla fine si farà, quando la Corte Suprema darà il via libera. Ma intanto la polizia filippina sta preparando un dossier d'accusa contro il leader del Milf, Ombra Kato, per l'occupazione dei villaggi: non esattamente un tentativo di stemperare le tensioni. E finora le milizie cristiane di Mindanao sono rimaste al loro posto. Più la temperatura continua ad alzarsi, più aumenta la possibilità che decidano di far sentire la loro voce con le armi.

Alessandro Ursic

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