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Le nuove violenze. Con l'impiego di tremila militari sostenuti da raid aerei, l'esercito filippino
ha riconquistato sette dei 15 villaggi che i ribelli del Milf occupavano da giorni.
Il casus belli per l'inizio delle operazioni non è chiaro. Il governo sostiene
che i ribelli non hanno rispettato l'ultimatum per lasciare i villaggi occupati
nella provincia di North Cotabato, dove l'accordo bloccato dalla Corte prevedeva
l'ampliamento della “Regione autonoma musulmana di Mindanao”. Il Fronte Moro,
da parte sua, accusa il governo di aver violato il cessate il fuoco, e aggiunge
che il suo “riposizionamento” in altre zone di Mindanao rispetta gli accordi sottoscritti
con Manila all'inizio di agosto. Non c'è certezza neanche sul numero delle vittime:
il governo parla di 31 ribelli morti, ma il Milf sostiene di aver perduto solo
quattro uomini. Di sicuro, in mezzo c'è finita anche la popolazione. Si calcola
che circa 160mila famiglie abbiano dovuto lasciare le proprie case. Non tutte
le ritroveranno nelle stesse condizioni, dato che si segnalano casi di saccheggio
e distruzione a opera dei ribelli.
Critiche alla Arroyo. Le ansie della comunità cristiana locale – che teme di perdere terre e di veder
sorgere enclavi musulmani nelle sue aree – non si sono ancora placate. In mezzo
c'è finita anche la presidente Gloria Arroyo, accusata di non aver saputo costruire
un consenso intorno all'accordo, e di aver agito troppo di propria iniziativa.
Il governo continua a sostenere che l'accordo alla fine si farà, quando la Corte
Suprema darà il via libera. Ma intanto la polizia filippina sta preparando un
dossier d'accusa contro il leader del Milf, Ombra Kato, per l'occupazione dei
villaggi: non esattamente un tentativo di stemperare le tensioni. E finora le
milizie cristiane di Mindanao sono rimaste al loro posto. Più la temperatura continua
ad alzarsi, più aumenta la possibilità che decidano di far sentire la loro voce
con le armi.Alessandro Ursic