12/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Tra i vicoli della città vecchia, dove le Olimpiadi si guardano per strada
Scritto per noi da
Nicola Aporti
 
Il quartiere nei pressi di Lujiabang Road, sotto al ponte di Nanpu, è uno degli ultimi scrigni della vecchia Shanghai.
Questa zona è nota agli stranieri ("laowai") residenti e/o di passaggio a Shanghai come quella del taylor market, il mercato dei sarti, un palazzo di tre piani che ospita centinaia di piccoli negozi di sartoria che per prezzi infimi confezionano in 3 giorni qualunque tipo di capo: giacche, camicie, pantaloni, abiti in pelle, seta, lenzuola, pigiami, etc.

In realtà, sono sicuro che pochi dei laowai che affollano il taylor market si siano mai avventurati nei vicoletti che lo circondano, viuzze di catapecchie a due piani, umide e sozze; anfratti dove modernità e comfort sono due concetti che restano confinati all’orizzonte, nelle sagome dei grattacieli che si stagliano sullo sfondo del cielo di Shanghai.
Viuzze dove la vita si svolge in strada, in perfetto stile asiatico: in strada si mangia, ci si lava, si parla con i vicini, si dorme su una sedia-sdraio nelle torride notti di Shanghai.

Due anni fa, in strada, in queste strade, ho assistito a molte delle partite della coppa del mondo in Germania.
Per strada, naturalmente, si può quindi anche guardare l’Olimpiade.
La notte è buia, la strada è poco illuminata. Ma la vita pulsa.
Negozietti di sartoria, fruttivendoli, chioschi ambulanti che cucinano spaghetti fritti o riso saltato, parrucchieri, edicole di giornali, l’attività freme fino a tardi in questa parte di mondo che non conosce orari né giorni di riposo.
Naturalmente in ogni negozio (compresa l’edicola dei giornali!) campeggia una televisione e, ovviamente, il canale scelto è quello olimpico.
Cammino per la strada. Arrivo ad un chiosco che vende fritture varie; è piu affollato di altri. Ha una televisione appoggiata su un tavolino di legno sghangherato.

Intorno, una ventina di uomini sudati e a torso nudo assiste al match Cina – Polonia di pallavolo femminile. Sono certamente muratori dell’adiacente cantiere, uno di quelli che sta progressivamente sventrando gli isolati di vecchie casette decrepite per far spazio a compounds megagalattici che ospiteranno espatriati europei, americani, giapponesi o taiwanesi ovvero superstars locali.

Mi prendo una birra e cerco di osservare il match senza dare troppo nell’occhio, non voglio rubare la scena alle olimpiadi. Ovviamente, ogni mio tentativo è vano.
Dopo 5-10 minuti di schiacciate e spettacolari azioni difensive da parte delle agguerrite cinesi e delle avvenenti polacche, mi rendo conto che metà degli occhi sono puntati su di me.
Italiano nei vicoletti di Shanghai, sono doppiamente straniero.

Parlo un po’ con loro, sono contadini della provincia di Anhui, una zona poverissima, anzi, forse il superlativo “poverrima” (se esistesse) renderebbe meglio l’idea.
Contadini che, come molti altri, da anni sono emigrati a Shanghai per costruire lo sfarzo, la modernità, la grandiosità della Testa del Dragone.
Una volta erano pagati una miseria, vivono in cantiere nei dormitori ivi allestiti.
E la sera, appunto, birra e Olimpiadi.
Assistono al match con attenzione e in silenzio. Niente grida né enfasi, ma attenzione quasi come fossero loro in prima linea contro le polacche. Forse, nei loro sogni, lo sono.

“Di dove sei? Dove hai studiato il cinese?”
“Italiano, ma vivo a Shanghai da tre anni. Qui ho imparato il cinese”.
“Italiano? Noi siamo molto piu forti di voi a ping pong!”
Esplosione di risate da parte dei presenti, me compreso.
“Certo – faccio io – ma noi siamo molto meglio nel calcio!”
Altra esplosione di risate, mie e di tutti i presenti. Giro di gan bei (brindisi) con le birre ghiacciate a 0,1 euro.

Allora mi avvicina un signore. L’unico non a torso nudo del “locale”, in pigiama si gode lo spettacolo olimpico sdraiato sulla sua sedia in mezzo alla strada.
“Vivi qui vicino?”.
“No – dico io – vivo nel quartiere di Jing An, circa 4 kilometri da qui”.
“Ah! Vuoi che ti racconti un po' di storie di questo quartiere?”.
“Certo! Prego, son tutt’orecchi”.

“Allora, questa casa qui, la vedi? – dice indicando un palazzo di due piani, i cui fregi alle finestre denotano un passato sicuramente più glorioso che il suo modesto presente – qui da giovane abitò Chiang Kai-Shek. Era allora un giovane squattrinato, viveva da solo in una stanza in fondo al cortile. Sbarcava il lunario come impiegato in un’agenzia commerciale. Nessuno avrebbe immagniato che poi sarebbe diventato chi è diventato. Un bel giorno partì, fece studi ed esperienze all’estero, e si motivò alla politica per diventare poi il capo del Guo Min Dang.”

“Incredibile. Ma lei lo ha conosciuto? O visto?”

“Ragazzo – ride – non sono cosi vecchio! Cosa credi? Senti piuttosto quest’altra storia.
Guarda lì di fronte, nelle casupole dietro quel vespasiano”, e indica delle catapecchie ormai disabitate e col tetto sfondato.
“Quando ero bambino mi ricordo che ho conosciuto un uomo che viveva lì. Era conosciutissimo in tutta la via, era un maestro di Kung Fu, uno dei migliori di tutta la Cina! Ogni giorno si allenava in casa e in strada, sbarcava il lunario come maestro. A volte da questo marciapiede, come una rana, volava fino al balcone del primo piano di casa sua. Tutti stavamo a guardarlo a bocca aperta".

"Una volta da bambino sono caduto per terra e mi sono lussato la spalla. Mia mamma mi portò da lui che, con un colpo secco, mi ha aggiustato l’articolazione e da allora non ho più avuto problemi.
Poi arrivarono gli anni 60 e 70 e la rivoluzione culturale. Quelli come lui, esperti di arti antiche e tradizionali, erano il bersaglio prediletto delle guardie rosse.
Per anni è stato umiliato e picchiato. Ma per picchiarlo, dovevano andare in tanti, perche fino a 7 lui poteva difendersi e anzi li faceva fuggire a gambe levate.
Morì, molto vecchio, alcuni anni fa. Ma ormai gli ultimi anni non usciva piu di casa”.

Questi, per chi ci crede o no, sono i magici racconti di una notte di mezz’estate a Shanghai, durante le olimpiadi.
Per la cronaca, la Cina ha battuto la Polonia 3 a 1, e pian piano tutte le televisioni della strada si sono spente.
Parole chiave: cina, olimpiadi, shanghai, pechino
Categoria: Costume
Luogo: Cina
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