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Centinaia di migliaia di sfollati. L'annuncio è arrivato dopo cinque giorni di guerra che hanno devastato l'Ossezia
del Sud e parte della Georgia. Sul terreno rimangono un numero imprecisato di
morti (decine secondo i georgiani, centinaia secondo i russi), centomila sfollati,
città in macerie, e soprattuto la fine delle ambizioni georgiane per il reintegro
territoriale delle due repubbliche secessioniste. Il presidente georgiano Michail
Saakashvili, in un discorso tenuto ieri a Tbilisi di fronte a migliaia di persone,
aveva annunciato il ritiro dalla Comunità degli stati indipendenti (la Csi, composta
dalle ex repubbliche sovietiche esclusi gli Stati baltici).
"Punizione". Mosca ha impartito una severa e per certi versi sproporzionata lezione al temerario
Saakashvili, che venerdì scorso, con l'invasione della capitale sud-osseta Tshkinvali,
ha innescato una reazione a catena le cui conseguenze si sono rivelate imprevedibili
e nefaste. Dopo l'offensiva georgiana, la Russia ha mobilitato parte delle sue
forze penetrando in Ossezia del sud e Abhkazia e bombardando le città georgiane
di Sinaki, Gori, Poti e le strutture militari alla periferia di Tbilisi. Tskhinvali
è stata riconquistata dai separatisti filo-russi. Le gole di Kodori, unica porzione
di territorio abkhazo controllata dai georgiani, sono ora in mano degli abkhazi.
La sospensione di ieri delle operazioni militari russe è avvenuta, nelle parole
del presidente russo Medvedev 'per costringere Tbilisi alla pace'. "L'aggressore
georgiano è stato punito", ha detto il presidente russo, che ha tuttavia ordinato
al ministero della Difesa di riprendere le operazioni nel caso la popolazione
della repubblica separatista dell'Ossezia meridionale sia nuovamente vittima di
violenze. Ieri, un cameraman olandese è rimasto ucciso durante il bombardamento
su Gori. Si aggiunge ai due giornalisti, uno georgiano e uno russo, uccisi tre
giorni fa a Tshkinvali.
"Aggressione brutale". Durante uno scambio di battute al Consiglio di sicurezza Onu, riunitosi ieri
notte per la quinta volta senza esito, Vitaly Churkin, ambasciatore russo alle
Nazioni Unite, aveva bocciato la risoluzione elaborata dai Paesi occidentali perchè
il testo "presentava gravi lacune", tra le quali l'assenza di un riferimento all'aggressione
da parte di Tbilisi. Sono continuate per tutta la giornata di ieri le dichiarazioni
di Bush, alleato di Sakaashvili e primo sponsor delle sue ambizioni per l'adesione
alla Nato. La controffensiva russa è stata definita dal presidente statunitense
"un'aggressione drammatica e brutale inaccettabile nel Ventunesimo secolo". Gli
Stati Uniti avevano prestato il proprio supporto logistico per trasferire il contingente
di duemila georgiani in Iraq a rinforzo delle unità in patria. Anche il segretario
generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, precisando che l'iter di adesione della
Georgia al Patto Atlantico rimane immutato, ha condannato l'uso "eccessivo e sproporzionato
della forza" da parte dei russi, sottolineando di non ritenere conforme al mandato
di peacekeeping che i russi hanno nell'Ossezia del Sud il fatto di "bombardare,
applicare un blocco navale e fare uso massiccio della forza". Dal canto suo, Mosca
ribatte alla accuse occidentali giustificando il blitz militare con la necessità
di proteggere i suoi cittadini. La maggioranza dei sud-osseti ha infatti passaporto
russo.
Come i Balcani? Dopo che le operazioni di soccorso umanitario saranno state portate a termine,
e dopo che la conta dei morti fornirà il reale bilancio di una guerra sconsiderata,
le fazioni avverse e tutta la comunità internazionale avranno di fronte agli occhi
una situazione che avrà sensibili ripercussioni sul panorama geopolitico europeo.
Le implicazioni a lungo termine coinvolgeranno, oltre alla Russia e al Caucaso,
l'Unione Europea e soprattuto gli Stati Uniti. Nel suo piccolo, lo scenario caucasico
rievoca in parte una storia già vista nei Balcani. Come la Serbia, la Georgia
potrebbe dover rinunciare alla sua tanto invocata 'integrità territoriale', considerato
che il ritorno allo status quo è ormai impensabile dopo lo scellerato attacco
a Tskhinvali. L'Abkhazia ha esteso il suo controllo all'intera repubblica, cacciando
i georgiani e, alla stregua del Montenegro, ha oggi migliori carte da giocare
per un'eventuare rivendicazione di indipendenza, se non di annessione alla Federazione
russa. Infine, Mosca, il cui presidente si è ormai eretto a garante - con la forza
- della stabilità del Caucaso, ha il pretesto per indicare in Saakashvili un sanguinario
criminale (Putin ha parlato di pulizia etnica e genocidio nei confronti della
popolazione sud-osseta), fare pressioni affinchè si dimetta, se non addirittura accusarlo
di crimini di guerra. E' questo quanto vorrebbero i presidenti di Abkhazia e Ossezia
del sud, che hanno già manifestato il loro rifiuto a trattare con 'delinquenti
che andrebbero invece portati di fronte alla Corte penale internazionale'.Luca Galassi