stampa
invia
Fronte Abkhazo. Se Tbilisi parrebbe aver accettato gran parte delle proposte, dall'Abkhazia,
il cui presidente Sergei Bagapsh ha dichiarato ieri lo stato di guerra per dieci
giorni, arrivano notizie che non lasciano presagire alcuna 'normalizzazione' nel
conflitto. Assieme agli effettivi, i russi hanno tradotto nei pressi dell'unica
zona abkhaza controllata militarmente dai georgiani, le gole di Kodori, 350 pezzi
di armamenti pesanti. Dalla capitale abkhaza Sukhumi, Bagapsh ha lanciato un ultimatum
ai georgiani perchè si ritirino. Ultimatum respinto dal Saakaschvili. Un analogo
avvertimento è stato trasmesso da Mosca: via dall'Ossezia del sud o i nostri attacchi
su Poti (porto commerciale e centro petrolifero sul Mar nero), Gori (città di
50mila abitanti colpita da bombardamenti) e Tbilisi (colpite installazioni e una
base dell'aviazione in periferia) non cesseranno. Il presidente russo Dmitri Medvedev,
il primo ministro Vladimir Putin e il ministro della Difesa Anatoli Sediukov hanno
tenuto stamani una riunione con i vertici militari nel centro di comando russo
a Mosca per 'valutare la situazione'.
Verità contrastanti. Dopo il devastante attacco alla capitale osseta Tskhinvali di venerdì, che secondo
i russi avrebbe causato duemila morti, mentre secondo testimoni locali alcune
centinaia, le truppe di Tbilisi si sarebbero ritirate. Mosca sostiene invece che
si tratti di un 'ripiegamento' strategico e di una riorganizzazione delle unità
militari. Nonostante l'ingresso nella capitale di un convoglio umanitario russo,
penetrato attraverso il corridoio deciso concordemente da Russia e Georgia, un
corrispondente dell'agenzia stampa russa Ria Novosti ha riportato la dichiarazione
di un peacekeeper (la forza di interposizione schierata dal '92 e in prevalenza
costituita da russi), secondo il quale i georgiani continuerebbero a bersagliare
Tskhinvali con colpi d'artiglieria e che 7.500 soldati di Tbilisi si trovino ancora
all'interno o nelle periferia della città semidistrutta. Altri duemila sono stati
rimpatriati grazie al supporto logistico statunitense dal fronte iracheno, dove
costituivano la terza forza, per numero di unità, della coalizione internazionale.
Si muove la Flotta del Mar Nero. Secondo Saakashvili, centinaia di carri armati russi sarebbero in marcia verso
Gori. Sul territorio georgiano sono in volo una cinquantina di caccia russi, mentre
sul Mar Nero la tensione non si allenta, dopo che ieri una vedetta lanciamissili
è stata affondata da due unità navali russe. Unità della Flotta del Mar Nero stanno
pattugliando il tratto costiero georgiano, a poca distanza dalle acque territoriali
di Tbilisi. Stamani Mosca ha tagliato tutti i legami commerciali con i porti georgiani.
L'Ucraina, dal cui porto di Sebastopoli, in concessione a Mosca, salpano le navi
russe, ha annunciato che non farà rientrare nelle proprie acque territoriali le
navi che compiono missioni contro Tbilisi. Come la Georgia, anche l'Ucraina ha
inoltrato domanda di adesione alla Nato, facendo infuriare Mosca.
Summit urgente Russia-Nato. La Russia ha chiesto poco fa una riunione straordinaria con la Nato per discutere
della crisi caucasica, mentre il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, tenutosi stanotte
per la terza volta di fila, non ha portato ad alcun risultato. Messaggi di condanna
alla Russia sono giunti da gran parte dei Paesi occidentali, Stati Uniti in testa.
Anche il ministro degli Esteri britannico David Miliband ha unito la sua condanna
a quella di Bush, che ha parlato di 'violenza inaccettabile e sproporzionata'
da parte della Russia. Dopo che stanotte l'ambasciatore Usa all'Onu aveva accusato
Mosca di voler far cadere il governo di Saakashvili (versione respinta da Mosca)
Bush ha esortato Putin a tornare allo 'status quo' del 6 agosto, precedentemente
all'offensiva - cominciata tra l'altro in modo del tutto proditorio, dopo che
Saakhashvili aveva proposto un'offerta di tregua e negoziati ai sud-osseti per
poi scatenare un 'blitzkrieg' proprio all'alba del giorno successivo, con la giustificazione
di voler 'restaurare l'ordine costituzionale'. Anche ieri il presidente georgiano
ha chieso una tregua e annunciato il cessate il fuoco. Ma l'Orso russo ormai è
stato svegliato, e difficilmente Mosca crederà ancora alle promesse di Saakashvili.Luca Galassi