E’ qui la festa?
Accompagno la colazione con la tv. L’evento atteso è imminente e la torcia corre
per le strade della capitale. Guardo distratto le immagini trasmesse che non sembrano
mostrare nulla di nuovo.
A breve mi ritrovo ad osservare con crescente sgomento il passaggio di mano in
mano della torcia. Ma quanti sono?
Qualcosa non sembra funzionare, mi sfugge, poi capisco.
Ogni cinese che si ritenga Vip ha preteso i suoi 15 secondi di celebrità mediatica. Saranno 3.000 in tutto
i passaggi di mano nel corso della giornata. Chiuderà Yao Ming, cestista celebrità.
3.000 vip che fingono di correre per un centinaio di metri ciascuno, zampettando
sorridenti. Uno di questi riesce perfino a sbagliare direzione, partendo in diagonale
e puntando le ali di folla. La sicurezza insegue. Viene raggiunto e reindirizzato.
Lui ride felice. La gente attorno pure. Da oggi è vacanza per gli uffici pubblici,
il contorno è assicurato.
Esco. Il cielo è di nuovo grigio a Pechino, l’aria appiccicosa.
E' come se colasse su tutto da un barattolo di vernice.
Manca un giorno all’evento e la città è deserta, blindata, almeno quella che
pratico abitualmente. Poca la gente per strada, ancora meno gli stranieri. Trovo
i cinesi finalmente numerosi a Xi Dan, estesa area commerciale per i più giovani
a ovest di Tian An Men. Finalmente il traffico scorre, dopo una settimana di quasi
paralisi a targhe alterne e per effetto della corsia riservata a quelli dell’olimpiade.
Ci sfrecciano Volkswagen color argento con grossi adesivi verdi sulle fiancate
e auto della polizia; poi Audi nere con i lampeggianti, per chi conta in questa
storia. Corrono rapaci e noncuranti, sembrano i sinistri uccellacci neri di Capitan
Harlock.
I tedeschi hanno piazzato le loro auto ovunque. Evidentemente hanno un efficace sistema di relazioni politiche, le famigerate
guangxi, senza le quali nulla accade in questo paese.
Calma piatta per le strade. Mancano le vibrazioni appunto. Sovraeccitati sembrano
solo loro, i teleVIP, principali protagonisti di questa vigilia che per molti
versi sembra essere il preludio della prima olimpiade classista. Prorprio qui,
nella repubblica Popolare cinese. L’eccitazione è mediatica e appartiene a chi
vi ha accesso.
Cnooc, gigante del petrolio, spende 3 milioni di euro per invitarne a frotte. Qualcuno ne paga circa 20.000 per assicurarsi un posto alla cerimonia.
Poco distante un tizio arranca spingendo sui pedali del suo triciclo. Per l’occasione,
queste curiose biciclette con rimorchio sono state ridipinte di blu. Ne circolano
pochissime, quasi bandite, credo per non ricordare inoppotunamente a quelli delle
auto nere da dove provengono.
Trasportano i bidoni trasparenti dell’acqua, l’unica che convenga bere. Lui veste
una tuta blu, ha un cappello di paglia e si accorge che lo sto osservando. Mi
sorride. Sorrido.
Forza Cina!
Oggi è il gran giorno. Decido di non seguire l’apertura dei giochi in uno spazio pubblico. Mi scoraggia
una breve ricognizione sulla Wang Fu Jing, una delle principali arterie dello
shopping alla pechinese e una delle poche attrezzate per la visione collettiva.
Vedo i cordoni di polizia, la gente ordinata che aspetta tranquilla, un certo
silenzio che mette a disagio. E’ come osservare un acquario. Mi rattristo, cambio
idea e torno indietro.
I più seguiranno l’apertura dei giochi da casa. La prova è che mi fermo al mercatino, vorrei comprare due birre e qualche snack.
La Yan Jing, la birra di Pechino è finita, la Qingdao c’è solo calda. Fredda hanno
la Heineken a 9 rmb l’una. Tre anni fa con 10 rmb prendevo la confezione da 6.
Mi riconcilia la cerimonia di apertura, forse un pò troppo didascalica ma densa
di colore, nelle digressioni care ai cinesi ma pur sempre di valore universale.
E agli atleti sorridenti e un pò svaccati. Speriamo siano loro il medium, il mezzo,
in grado di restituire queste olimpiadi ai naturali proprietari.