Poteva essere la solita annoiata cricca occidentale davanti ad un maxi schermo piattangolare con dolby surround e cocktail da
80rmb in veranda rinfrescata. Invece abbiamo scelto una piu’ inconsueta cerimonia
d’apertura in condivisione con 40 lavoratori del vicino cantiere di Anting road,
tra le case dei ricchi della Concessione Francese.
I carpentieri, immigrati infaticabili, sparpagliati nel cortile, si concedono la relativa tranquillità nella calda
serata shanghainese dopo la consueta fatica della dozzina di ore per demolire
e ricostruire la città. Ma nella piatta quotidianità dell’infinito lavoro, questa
serata è diversa ed è solenne: la Cina apre i Giochi, diventa mondiale e si apre
ufficialmente al mondo. I lavoratori per la serata mantengono il solito stile
sobrio con pantaloni rimboccati e ciabatte. I torsi nudi, violentati dal sole,
si rinfrescano nella calda brezza serale. La sigaretta accesa è l’unico vizio
per le prossime 4 ore. Mozziconi e gargarismi scandiscono il tempo della memorabile
serata. Al fondo, lo schermo su CCTV1 trasmette la spettacolare cerimonia: suoni,
colori, movimenti, sincronia, salti, balli, grazia, stile.
Gli sguardi dei lavoratori vengono rapiti dai pochi pollici catodici dello schermo. Il fumo delle sigarette si muove lento
verso l’alto ed è l’unico segno di vita nel riposo silenzioso di questa serata.
Si accorgono di noi, si stupiscono, ci offrono subito le sedie, quelle migliori,
quelle davanti, quelle pulite. Altri si adoperano per raccattare altre sedie tra
le macerie, un giornale toglie la sporcizia. Noi ricambiamo con angurie e birre
calde, si stappa e si festeggia. Lo scambio di doni che ha reso famosi Marco Polo
e Matteo Ricci ha uno strano effetto: i loro sguardi sorpresi e la scarsa abitudine
ad interagire con lo straniero li blocca. Al massimo riescono a pronunciare corte
frasi di ringraziamento, parole strappate da labbra incollate ai mozziconi accesi.
I più si lanciano e ci chiamano "amici" stupendosi quasi della parola, insicuri del vero significato verso gli stranieri.
Le fette di anguria vengono consumate e il lusso della birra calda ha effetto.
Ora finalmente possiamo concederci il piacere della cerimonia tra i cinesi in
terra cinese. Però mi rimane un punto interrogativo. Il mio occhio ormai attrezzato
alla Cina se ne accorge: siamo insieme ma non uniti, c’è il loro cerchio e il
nostro cerchio, cerchi che non si chiudono, cerchi che in questi anni rimangono
forzatamente sovrapposti, cerchi che non si intrecciano ancora nello spirito olimpico
che si vorrebbe: "One world one dream".
Però è un passo importante: i piccoli gesti di questi lavoratori sono i grandi
gesti che porterò sempre con me, nel ricordo di una serata indimenticabile. Forza
Cina, forza azzurri, one world one dream, e mi sento parte della cerimonia.