09/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La cerimonia d'apertura delle Olimpiadi vista dalla megalopoli degli affari
Scritto per noi da
Nicola Aporti
 
Ogni Olimpiade (Ao lin pi ke Yun dong Hui, per gli amici Ao Yun Hui) è un evento speciale; probabilmente, se consideriamo qual è il Paese ospitante e la sua ascesa prepotente nelle gerarchie mondiali, questa lo è più di molte altre; certamente, per l’autocoscienza che hanno i cinesi della propria cultura e per la risonanza data all’evento dai media cinesi negli ultimi 4 anni, per i cinesi gli Ao Yun Hui sono l’evento del secolo.

Shanghai ad agosto è, come la maggior parte delle città, più vuota e silenziosa. Meno traffico, meno rumore, meno frenesia, meno vita in strada, meno feste nei locali.
Nonostante la città in cui vivo da quasi tre anni ospiti alcuni eventi olimpici e neanche dei minori (Messi e Ronaldinho calcheranno i campi da calcio dei due stadi di Shanghai), l’impatto della manifestazione sulla città mi è sembrato molto soft. Forse troppo.

Certo, le vie principali sono costellate di stendardi celebrativi e striscioni; alla stazione dei treni ed in altri punti strategici i cartelloni “one world, one dream” troneggiano; molti i negozietti che vendono gadgets e t-shirt “olimpici”. Qualche ornamento in più per strada lo si vede: tappetini rossi alle fermate dei taxi, ombrelloni nuovi agli incroci per fare ombra ai pedoni in attesa del verde, più fiori; il piazzale davanti alla stazione centrale non è mai stato così sgombro dai contadini che di solito bivaccano per lunghe ore, con i loro enormi pacchi di cose da riportare a casa.

Ma l’impressione è che fossero proprio loro, gli shanghaiesi, a non tradire l’eccitazione e l’esaltazione che mi sarei aspettato per le olimpiadi.
Di più: parlando con alcuni amici e con i cinesi incontrati per strada, in più di un’occasione ho sentito commenti del tipo: “In realtà queste olimpiadi non mi toccano personalmente; al contrario, qualche noia la creano: pensa a tutti i negozietti ambulanti di DVD nella stazione metro di Jing An temple che sono stati chiusi per un mese, a tutte le disco e ai pub chiusi per un mese”.
Come dire, il proverbiale pragmatismo cinese.

Finché arriva l’8/8/08
.
In ufficio, i miei colleghi cinesi hanno una certa euforia. Tutti, ovviamente, alle 8.08 saranno incollati al televisore.
Chiedo loro consiglio su dove trovare un posto frequentato da cinesi in cui assistere alla cerimonia inaugurale. La domanda non è scontata in una città in cui la vita mondana è animata in gran parte dal milione di stranieri residente (a fronte di oltre 17 milioni di cinesi).
E infatti - così mi dicono - gran parte dei cinesi guarderà la cerimonia a casa, con la propria famiglia.  Fantastico…

Stimolo alcuni colleghi: allora, oggi è un giorno memorabile per la Cina.
Risposta: lo è per il mondo intero! Non fosse per il candido e ingenuo sorriso della mia collega, lo interpreterei come una dichiarazione di sfida, del tipo: oggi vi accorgerete di chi siamo. Ma in realtà c’è molto buonismo nelle parole di tanti cinesi, è un po’ il loro stile, il vero messaggio che mi pare di cogliere è: le Olimpiadi sono un’occasione di pace e fratellanza per tutto il mondo; One world, one dream!
Chiedo a un’altra: chi preferisci tra Liu Xiang e Yao Ming?
Candidamente, mi confessa di non conoscere queste due super-star planetarie, ma di tifare per tutta la Cina.

Finalmente, esco dall’ufficio e mi reco al locale
che ho individuato come il più interessante per la cerimonia.
Primo segno: per strada, alle 7 di sera, Shanghai è vuota! Le 7 di sera sono un orario di punta, e pure in questa settimana di agosto gli ingorghi sono normali.

Ma stasera sembra il traffico di Oslo a mezzanotte. Solo taxi. Il mio tassista è abbastanza preoccupato; quando gli indico dove mi deve portare tira un sospiro di sollievo: è vicino a casa sua, e questa sarà la sua ultima corsa della serata, poi si blinderà in casa a vedere l’inaugurazione delle “sue” olimpiadi.
Tutti i negozi (che di solito restano aperti anche sino alle 22) sono eccezionalmente già chiusi, solo alcuni ristoranti e bar aprono.
Il locale è pieno di cinesi; io e un americano siamo le mosche bianche.

La cerimonia di inaugurazione regala immagini di una forza incredibile: il conto alla rovescia in numeri latini e caratteri cinesi accesi dai tamburi elettrici di migliaia di suonatori; le coreografie a rappresentare le 4 grandi scoperte della civilta cinese (la carta, la stampa, la polvere da sparo e la bussola), le geometrie umane che danno forma agli ideogrammi di pace e concordia, la torcia accesa da un’ex campione che vola per tutto il perimetro dello stadio.

La grandiosità del messaggio mi fa venire a più riprese la pelle d’oca.
In tutto ciò, i cinesi intorno a me, lungi dal farsi trasportare da quell’atmosfera assolutamente esaltante, mantengono un forte self-control, un’espressione attenta e concentrata come se stessero osservando un’opera a teatro.
Al banco del locale (in cui scorrono free drinks tutti inclusi nel prezzo forfait di 10 euro) parlo con alcuni di loro della razione apparentemente distaccata del pubblico, e resto stupito quando tutti esprimono a parole la loro grande eccitazione.

Ciò mi conferma una certa idea: in Cina ogni emozione, non importa quanto intensa, va dominata e tenuta nella sfera interiore. Questo è il filo conduttore che spiega un po’ tutto l’approccio del paese agli Ao Yun Hui.
Il che non significa che momenti di trasporto (e ilarità) siano mancati, anzi.
 
Inquadrano dal basso Bush che, distratto, guarda in cielo i “fiori di fumo” (così si chiamano in cinese i fuochi d’artificio): risate generali.
Passa la delegazione olimpica di Gibuti, inquadrano un’atleta molto avvenente, poi l’immagine stacca sulla tribuna d’onore dove un ciccione si tira su le braghe: risate a crepapelle.
Passa la delegazione italiana e io mi alzo ad applaudire: immediatamente molti cinesi accompagnano la mia esultanza e gridano : W Italy, Italy and China friends!

Finalmente, da ultimi, scorrono i cinesi
con un numero sterminato di atleti: delirio, tutti i cinesi scattano foto e salutano i loro eroi. Poco importa che alcuni non riconoscano Yao Ming o Liu Xiang, tutti coloro che sfilano sono gli ambasciatori del messaggio che la Cina lancia al mondo: questa è la nostra storia, questa la nostra cultura, viviamo in un mondo di cui siamo una parte importante, non potete più ignorarci, conosceteci!

Finisce la festa, torno a casa. Taxi, ovviamente, manco a pregare. Cammino mezz’ora in una città che non riconosco, vuota, a luci spente. Ogni tanto qualche negozietto aperto, di quelli che sono anche la casa del titolare, intravedo la televisione ancora accesa sul canale olimpico di CCTV.
E' una città che a prima vista sembra essersi fatta scivolare via come nulla questo giorno storico, ma in Cina più che altrove le prime impressioni ingannano: Shanghai ha salutato le Olimpiadi con un calore ed un’emozione nascosti nel cuore delle sue case, contenuti nel cuore dei suoi abitanti.
Parole chiave: olimpiadi, shanghai, cerimonia d'apertura, cina
Categoria: Costume
Luogo: Cina
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