08/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Sono circa 1400 gli esuli tibetani che sono stati arrestati oggi a Kathmandù, durante una manifestazione per protestare contro le violazioni dei diritti umani ad opera dei cinesi in Tibet. La protesta è stata organizzata in coincidenza con l'apertura dei giochi olimpici di Pechino. Si tratta dell'arresto di massa più impotente dallo scorso marzo, quando i tibetani esuli in Nepal protestarono in solidarietà con la repressione in corso a Lhasa, la capitale della regione autonoma tibetana. 
 
A poche ore dall'inizio delle Olimpiadi di Pechino si alza fortissimo il coro di protesta dei tibetani. Era dallo scorso marzo che non si vedeva una manifestazione di queste misure.
 
Arresti durante le proteste anti-CinaCirca 1400 tibetani scesi in corteo di fronte all'ambasciata cinese di Kathmandu sono stati arrestati. Secondo l'agenzia Xinhua, si tratta di "separatisti" che hanno "gravemente infranto i divieti del governo" riunendosi davanti all'ambasciata cinese, nonostante il divieto imposto dal governo, in virtù del patto di amicizia siglato con Pechino con il quale si riconosce l'integrità territoriale della Cina. "Cina ladra, lascia il nostro paese", è lo slogan che si sente per le strade della capitale nepalese. Gli attivisti hanno annunciato che le proteste si protrarranno per tutto il giorno: "Dobbiamo attirare l'attenzione sulla situazione in Tibet", ha detto uno dei leader del corteo. La polizia prevede di compiere altri arresti.
 
Anche la stampa si è schierata contro i manifestanti. Sul quotidiano The Rising Nepal arriva una secca condanna: "Dal momento che le Olimpiadi sono alle porte, i separatisti tibetani in Nepal stanno intensificando i loro sforzi per disturbare la grande riunione di atleti di tutto il mondo". Sono circa 20mila i rifugiati tibetani in Nepal. In queste ore la polizia sta procedendo al fermo di molti manifestanti e coloro che non hanno i documenti in regola vengono espulsi dal paese. 
Categoria: Diritti, Politica, Religione
Luogo: Nepal