Sono circa 1400 gli esuli tibetani che sono stati arrestati oggi a
Kathmandù, durante una manifestazione per protestare contro le
violazioni dei diritti umani ad opera dei cinesi in Tibet. La protesta
è stata organizzata in coincidenza con l'apertura dei giochi olimpici
di Pechino. Si tratta dell'arresto di massa più impotente dallo scorso
marzo, quando i tibetani esuli in Nepal protestarono in solidarietà con
la repressione in corso a Lhasa, la capitale della regione autonoma
tibetana.
A poche ore dall'inizio delle Olimpiadi di Pechino si alza fortissimo il coro
di protesta dei tibetani. Era dallo scorso marzo che non si vedeva una manifestazione
di queste misure.

Circa 1400 tibetani scesi in corteo di fronte all'ambasciata
cinese di Kathmandu sono stati arrestati. Secondo l'agenzia Xinhua, si tratta
di "separatisti" che
hanno "gravemente infranto i divieti del governo" riunendosi davanti all'ambasciata
cinese, nonostante il divieto imposto dal governo, in virtù del patto di amicizia
siglato con Pechino con il quale si riconosce l'integrità territoriale della Cina.
"Cina ladra, lascia il nostro paese", è lo slogan che si sente per le strade
della capitale nepalese. Gli attivisti hanno annunciato che le proteste si protrarranno
per tutto il giorno: "Dobbiamo attirare l'attenzione sulla situazione in Tibet",
ha detto uno dei leader del corteo. La polizia prevede di compiere altri arresti.
Anche la stampa si è schierata contro i manifestanti. Sul quotidiano The Rising
Nepal arriva una secca condanna: "Dal momento che le Olimpiadi sono alle porte,
i separatisti tibetani in Nepal stanno intensificando i loro sforzi per disturbare
la grande riunione di atleti di tutto il mondo". Sono circa 20mila i rifugiati
tibetani in Nepal. In queste ore la polizia sta
procedendo al fermo di molti manifestanti e coloro che non hanno i documenti in
regola vengono espulsi dal paese.