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La giunta militare, composta da undici alti ufficiali dell'esercito, ha dichiarato
"decaduto" Abdallahi, promettendo l'organizzazione di nuove elezioni nel più breve
tempo possibile. Ad appoggiare i militari anche 48 parlamentari facenti parte
della coalizione di maggioranza, ma che avevano abbandonato nei giorni scorsi
il partito del presidente per protesta contro la sua politica. Le reazioni della
comunità internazionale sono state prevedibili: Unione Europea e Usa hanno sospeso
gli aiuti bilaterali, mentre parole di condanna nei confronti dei golpisti sono
giunte dall'Onu, per bocca del Segretario generale Ban Ki-moon, e dall'Unione
Africana. Difficile però che la blanda pressione internazionale possa disarcionare
la giunta. Già in passato, quando l'esercito era intervenuto per "riequilibrare"
la vita pubblica mauritana, la comunità internazionale aveva sostanzialmente lasciato
fare.
Nulla si sa ancora del destino di presidente e premier, segregati nei locali
della guardia presidenziale, il cui capo, Ould Abdel Aziz, è stato il promotore
del golpe ed è a capo della nuova giunta. Il colpo di stato è stato vissuto dalla
popolazione con una certa rassegnazione, vista la frequenza con cui i militari
sono intervenuti da sempre nella vita politica locale. L'unica speranza è che
Aziz si dimostri un militare "illuminato" come Eli Ould Mohammed Vall, che nel
2005 prese il potere rovesciando l'allora presidente Maaouiya Ould Taya e traghettò
il Paese verso le prime elezioni democratiche della sua storia. La giunta ha promesso
di volerne seguire le orme, consegnando di nuovo il potere ai civili nel più breve
tempo possibile. I mauritani attendono gli eventi, rassegnati.Matteo Fagotto
Parole chiave: mauritania, abdallahi, aziz, taya, vall, golpe, giunta, Nouakchott