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Centinaia di morti. Secondo fonti sud-ossete, i morti provocati dal raid georgiano sarebbero 1.600:
poco prima, il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov aveva parlato di 1.500
morti, mentre il vicepremier susso Sergey Sobianin ha affermato che i profughi
sud-osseti sono circa 30mila. Da parte georgiana, invece, il bilancio degli scontri
non supera le 30 vittime. Secondo fonti militari moscovite, almeno 15 peacekeepers
russi sono morti e una trentina di altri sono rimasti feriti. Nel pomeriggio di
sabato anche l'Abkhazia, l'altra repubblica georgiana di fatto separata da Tbilisi
e appoggiata da Mosca, ha dato al via un'offensiva contro i georgiani, aprendo
un nuovo fronte nel conflitto. La Georgia, intanto, ha annunciato il ritiro del
suo contingente in Iraq (duemila uomini) per ripiegare sul fronte apertosi in
patria.
Confronto. L'escalation è cominciata venerdì 8 agosto all'alba. Dopo l'annuncio del giorno
prima da parte del presidente georgiano Michail Saakashvili di un immediato cessate
il fuoco, durante il quale era stata rilanciata ai ribelli la proposta di un "avvio
immediato dei colloqui" e una "piena autonomia" della regione separatista, la
situazione è inspiegabilmente precipitata: le forze georgiane hanno bombardato alcuni
villaggi e carri armati sono penetrati nella capitale Tskhinvali, distruggendo
l'ospedale e l'università.
Botta e risposta. I georgiani erano accusati da giorni di ammassare migliaia di truppe e mezzi
blindati al confine per sferrare un attacco su larga scala. Così Mosca qualche
giorno fa: "La Georgia sta preparandosi per la guerra", recitava un comunicato
del ministero degli Esteri russo. Pronta, come da copione, la risposta del presidente
georgiano Michail Saakashvili: "Non vogliamo la guerra. Non è nel nostro interesse",
seguito a ruota dal ministro georgiano per la riunificazione, Temur Iakobashvili:
"La Russia sta orchestrando un tentativo di creare l'illusione della guerra".
Le relazioni tra Mosca e Tbilisi sono tese da mesi a causa delle ambizioni georgiane
di diventare membro della Nato. Centinaia di truppe di peacekeeper russi sono
presenti sul territorio sud-osseto come forza-cuscinetto.
Negoziati. E' fallito così ogni tentativo di mediazione che le diplomazie della regione
stavano faticosamente tentando di raggiungere. Il rappresentante russo, Yury Popov,
si era recato mercoledì in visita a Tbilisi con l'intenzione di incontrare Iakobashvili
a Tskhinvali. Il presidente sud-osseto, Eduard Kokoity aveva tuttavia avvertito
Popov che una visita alla capitale dell'Ossezia del sud sarebbe stata 'pericolosa'
a causa dei bombardamenti georgiani, e che le forze sud-ossete avrebbero attaccato
le postazioni al confine, se le operazioni fossero continuate.
Separatismi. A complicare le cose, ieri è intervenuta anche l'Abkazia, altra repubblica georgiana
separatista e filo-russa, che ha annunciato l'inizio di un'offensiva per liberare
la gola di Kodori dalle truppe georgiane, che la occupano dal 2006 e vi hanno
stabilito un governo fantoccio. Dalla capitale Sokhumi, già giorni fa le autorità
abkaze avevano fatto sapere di non voler prendere parte all'eventuale tavolo negoziale.
Come l'Ossezia del Sud, anche l'Abkhazia è formalmente nel territorio georgiano
ma sostanzialmente autonoma dal crollo dell'Unione Sovietica nel 1991. Una guerra
di due anni, nel 1993, ha portato all'esodo di massa della popolazione georgiana.
Si stima che tra i 3mila e i 10mila cittadini georgiani furono uccisi nell'ambito
di quella che molti hanno definito come un'operazione di 'pulizia etnica'.Luca Galassi