Dopo tre giorni ininterrotti di colloqui, i partiti della coalizione di governo
in Pakistan hanno deciso di proporre al parlamento l'impeachment del presidente
Pervez Musharraf, un alleato chiave degli Stati Uniti nella "guerra al terrorismo".
La conferma della decisione di mettere Musharraf in stato di accusa è arrivata
tanto dal Partito Popolare Pakistano (Ppp) guidato da Asif Ali Zardai, vedovo
di Benazir Bhutto, quanto dalla Lega Musulmana del Pakistan - Nawaz (Pml-N) di
Nawaz Sharif.

Il governo ha proposto al parlamento una seduta straordinaria per l'11 di agosto,
ma in merito ancora non è stata presa una decisione definitiva. La coalizione
presenterà una bozza per la destituzione di Musharraf che dovrà essere approvata
dalla metà più uno dei membri del parlamento. Il presidente dell'assemblea dovrà
poi notificare il documento a Musharraf che avrà 15 giorni di tempo per preparare
la sua difesa. Stando a quanto riferiscono alcune fonti interne della coalizione,
l'accordo è stato raggiunto solo dopo che Sharif ha assicurato a Zardari l'appoggio
di alcuni membri del Pml-N poi confluiti nel partito pro-Musharraf. L'incertezza,
comunque, la fa da padrona: Musharraf, in qualità di presidente della repubblica,
potrebbe esercitare i suoi poteri sciogliendo il parlamento e richiamare gli elettori
alle urne. Eviterebbe così che si arrivi alla mozione di sfiducia nei suoi confronti.
Inoltre, potrebbe istituire lo stato di emergenza, come ha già fatto in passato,
sospendendo di fatto lo stato di diritto.
Zardari e Sharif hanno in programma di reintegrare nelle loro funzioni anche
i membri della Corte Suprema, che furono appunto delegittimati nel novembre del
2007, quando fu imposto lo stato di emergenza. Il portavoce del presidente Musharraf
ha detto che il suo viaggio a Pechino per l'inaugurazione delle Olimpiadi è adesso
in forse, alla luce dei nuovi avvenimenti. Nel pomeriggio si attendono nuovi comunicati
da parte del governo.
Nella storia del Pakistan, nessun presidente è mai stato messo sotto la procedura
di impeachment. Musharraf, che fino allo scorso autunno controllava anche l'esercito,
ha sempre detto che preferirebbe dimettersi piuttosto che affrontare la messa
in stato di accusa.