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In un blitz condotto dalla polizia nella notte tra martedì e mercoledì scorso, sono stati arrestati 19 componenti appartenenti ad una cella terroristica dell'Aqmi, con sede a Nouakchott, in Mauritania.
Durante l'agguato avvenuto nel quartiere "Carrefour", non molto distante dal mercato Mecca, sono stati arrestati diversi componenti di una banda, giudati dall'esponente salafita Mohammed Salem Ould Mohammed al-Amin. Molti di questi erano già stati accusati in passato per terrorismo, ma sempre assolti al termine del processo.
Al summit che a dicembre riunirà i Paesi del Sahel africano, impegnati contro la lotta al terrorismo e l'espansione delle cellule di al-Qaeda nel Maghreb islamico, parteciperanno nuovi Paesi quali Nigeria, Ciad e Burkina Faso.
A riferirlo il vice ministro degli Esteri algerino con delega alle questioni africane, Abdel Qader Musahil, che ha sottolineato come "accanto ai Paesi del Sahel che già cooperano nella lotta al terrorismo quali Algeria, Mali, Mauritania e Niger, saranno presenti anche quegli Stati che nella regione sono ugualmente interessati dal fenomeno, come Nigeria, Ciad e Burkina Faso".
Recentemente fonti di intelligence algerine avevano infatti rivelato che esisterebbero dei legami tra la setta islamica Boko Haram in Nigeria e il ramo nordafricano di Al Qaida conosciuto come Aqmi, e operante soprattutto nei territori di Algeria, Mali e Niger.
E' la prima volta che la Nigeria entra a far parte di un coordinamento dei paesi africani per la lotta al terrorismo accanto ad altre nazioni.
Un commando di soldati francesi avrebbe affiancato truppe mauritane nella regione desertica a ridosso del confine con il Mali impegnate a individuare i covi dei terroristi di al-Qaeda nel Maghreb islamico presenti in quell'area. A denunciarlo sono i miliziani qadeisti tramite una nota diffusa nei forum jihadisti in Internet: parlando della battaglia avvenuta il 5 luglio scorso nei dintorni della base militare mauritana di Bassinku, raccontano di aver combattuto "non solo con i soldati mauritani, ma anche contro un commando di soldati francesi". "Siamo riusciti a passare dal Mali alla Mauritania attraversando il confine con 17 veicoli per sferrare il nostro attacco", prosegue il resoconto fornito dalla cellula di al-Qaeda. "Nonostante le menzogne diffuse dai media mauritani e dai suoi servizi segreti l'esercito non è in grado di controllare il confine. I nostri mujahidin hanno raggiunto senza problemi l'obiettivo e si sono dispiegati per poi sferrare l'attacco". Al-Qaeda smentisce inoltre le notizie diffuse dai militari mauritani nei giorni successivi all'attacco, che parlavano della morte di venti miliziani e della cattura di altri dieci tra cui quella di un importante capo algerino del gruppo terroristico.

In un'operazione militare condotta lo scorso 24 giugno, l'esercito della Mauritania avrebbe ucciso un esponente di rilievo della rete terroristica del Sahel, appartenente al gruppo di Abdelmalek Droukdel. L'attacco, che aveva come obiettivo al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqim), è avvenuto in Mali e ha provocato un alto numero di morti, sia terroristi che militari. Non è stata ancora resa definitiva l'identità dell'uomo, che secondo la stampa algerina potrebbe essere Abdelhamid Abou o il mauritano Khaled El-Chinguetti.
É di oggi inoltre la notizia che l'esercito mauritano e quello maliano si trovano in stato d'allerta lungo il confine, temendo un attacco da parte di al-Qaeda nel Maghreb islamico. In entrambi i Paesi, l'intelligence locale si aspetta la vendetta dei terroristi, dopo che questi hanno perso una ventina di uomini nell'attacco condotto alla base militare mauritana di Bassiknou. Lo riferisce l'inviato della tv araba al-Jazeera.
Questa mattina alle porte della capitale della Mauritania Nouakchott i soldati dell'esercito hanno fatto esplodere un'autovettura imbottita di esplosivo.
All'interno dell'automobile c'erano tre persone che sono morte sul colpo. La notizia è stata diffusa da fonti vicine all'esercito mauritano.
Secondo le autorità il veicolo avrebbe tentato di entrare in città per commettere attentati. L'auto dei terroristi sarebbe stata localizzata a circa 12 chilometri dalla capitale e colpita da un obice di una unità speciale dell'esercito. Difficile il riconoscimento dei cadaveri dei tre attentatori che si trovavano a bordo.
In Mauritania, Oumoulmoumnine Mint Bakar Vall è stata condannata a sei mesi di prigione, con l'accusa di riduzione in schiavitù di due bambine, di 10 e 14 anni. Inoltre, le madri delle vittime, in quanto considerate colpevoli di negligenza e di partecipazione allo sfruttamento per motivi di lucro, sono state condannate a sei mesi di detenzione con la condizionale.
Secondo quanto riportato dall'agenzia Afp, il legale della donna ha dichiarato che impugnerà la sentenza in appello, in quanto le bambine venivano trattate allo stesso modo delle figlie, limitandosi a svolgere alcuni lavori domestici. Vall è stata processata e condannata dal tribunale della capitale, Nouakchott, sebbene le due bambine neghino di essere state trattate come schiave.
Il mese scorso, durante una protesta fuori alla stazione di polizia locale, dove Vall era sottoposta ad interrogatorio, alcuni attivisti antischiavisti sono stati arrestati, per aggressione ai danni delle forze dell'ordine.
Sei attivisti antischiavisti di Initiative pour la résurgence du mouvement abolitioniste (Ira), organizzazione mauritana che da tempo osteggia le pratiche di schiavismo diffuse nel paese, sono stati arrestati e rinchiusi nel carcere di Nouakchott dove verranno processati per direttissima.
Gli attivisti manifestavano vicino la stazione di polizia per il presunto caso di due bambine, di 9 e 11 anni, ridotte in schiavitù. Secondo le autorità, durante le agitazioni, gli attivisti hanno attaccatto le forze di polizia. In realtà, quest'ultimi ribadiscono di essersi limitati ad esprimere il proprio dissenso.
In termini di legge, la schiavitù viene considerato come crimine, ma nei fatti, tale pratica è molto diffusa in Mauritania. Come riferisce l'organizzazione non governativa SOS Enclaves quasi un quinto dell'intera popolazione nazionale erano schiavi nel 2009. Da sola, la legge non basta, lamentano gli attivisti. In base al provvedimento, i possessori di schiavi devono essere puniti con 10 anni di detenzione e una pena pecuniaria dai 2.000 ai 4.000 dollari. E' prevista una pena di due anni di carcere per favoreggiamento e un risarcimento per le vittime. Ma fin da quando è stata emessa, ancora nessuno è stato condannato per questo crimine.
"Non esistono misure effettive attraverso cui gli schiavi possono rivendicare i propri diritti", ha riferito il segretartio generale dell'Ira, Boubacar Ould Mohammed. Spesso questi crimini sono classificati, dalle forze di sicurezza, come semplici dispute fra il datore di lavoro e il lavoratore. Gli stessi agenti e funzionari hanno spesso persone alla loro mercè.
Si è aperto a Nouakchott il primo dialogo nazionale contro il terrorismo in Mauritania. All'assemblea, che durerà quattro giorni, partecipano gli esponenti del mondo politico, il ministro dell'Interno, della Difesa e degli Affari islamici. Lo scopo è quello di cercare una soluzione al problema di al-Qaeda nel Nord Africa. La Mauritania è uno dei bersagli preferiti e negli ultmi anni si sono intensificati gli attentati.
I lavori sono stati aperti dal presidente Muhammad Ould Abdelaziz, che ha tenuto il discorso di apertura alla presenza di quasi tutti i politici e gli ulema della Mauritania, tranne una parte della opposizione che ha boicottato l'assemblea. "Il nostro Paese non aveva previsto di doversi trovare a combattere una guerra contro il terrorismo", ha affermato Abdel Aziz. "Ci siamo trovati di fronte a un gruppo armato proveniente dall'estero che ha eseguito una serie di attentati in Mauritania negli ultimi cinque anni. Attentati che non trovano giustificazione, eppure noi abbiamo cercato da sempre di difendere il diritto e la giustizia".
Tre cittadini salafiti, detenuti nel carcere di Nouakchott sono stati condannati a morte dal tribunale locale per aver preso parte nel 2008 ad una sparatoria dove perse la vita un agente di polizia. I tre sono accusati anche di far parte del movimento al-Qaeda nel Maghreb Islamico. La notizia è stata diffusa dalla tv satellitare in lingua araba al-Jazeera. Fra i tre salafiti c'è anche Khadim Ould Semman considerato uno dei leader del gruppo Ansar Allah al-Murabitun. Altri quattro detenuti sono stati condannati a 15 anni di reclusione. Anche per loro il tribunale aveva chiesto la pena capitale.
In Mauritania la pena capitale non viene applicata da oltre vent'anni. L'ultima esecuzione è datata 1987

Secondo una fonte militare dell'esercito della Mauritania, l'aviazione avrebbe colpito con dei raid aerei la colonna (composta da almeno sette veicoli) di estremisti legati a al-Qaeda nel Maghreb Islamico individuati venerdì scorso in una zona desertica nel nord del Mali. La notizia è stata diffusa dal quotidiano in lingua araba 'al-Hayat'. Secondo il quotidiano la battaglia fra le parti si sarebbe conclusa sabato con un bilancio di almeno 12 morti e cinque militari mauritani ma anche ieri l'esercito avrebbe continuato con i raid. "Tre veicoli usati dai terroristi sono stati colpiti. Al momento non è possibile stabilire quante persone fossero a bordo dei mezzi e quanti siano deceduti e feriti. Sappiamo che tra le vittime c'è una donna, probabilmente moglie di un terrorista" ha detto una fonte al quotidiano 'al Hayat'
Fallito il blitz dell'esercito mauritano, con il supporto d'intelligence della Francia, per liberare Michel Germaneau, cittadino francese, rapito in Niger il 19 aprile scorso da un gruppo che le autorità di Nouakchott ritengono legato ad al-Qaeda.
Nel violento scontro a fuoco tra i militari mauritani - come rendono noto fonti militari del Paese africano - e il gruppo di guerriglieri sono morti sei miliziani. L'attacco al gruppo di rapitori, ieri all'alba, è avvenuto in una località non precisata del deserto del Sahara, lungo il confine tra Mali e Mauritania. Prima del blitz, secondo la televisione satellitare in lingua araba al-Arabiya, le autorità francesi avrebbero informato quelle spagnole, contrarie a ogni azione di forza per timore di ritorsioni contro alcuni loro cittadini ancora in mano ai terroristi islamici in Nord Africa.
Le forze di sicurezza della Mauritania hanno sventato il tentativo di evasione di un gruppo di jihadisti aderenti a al-Qaeda che aveva progettato la fuga dal carcere di Nouakchott.Nel pomeriggio di ieri i secondini avevano scoperto un tunnel che dall'interno della struttura carceraria portava all'esterno. Subito la casa circondariale è stata circondata e le forze dell'ordine hanno iniziato una serie di perquisizioni che hanno portato all'individuazione dei responsabili della programmazione della fuga. Nel carcere di Nouakchott sono detenuti almeno 70 salafiti e fra loro molti mebri di al-Qaeda.
Secondo quanto si legge nelle pagine del quotidiano algerino En Nahar, l'amministrazione francese starebbe facendo pressioni sui politici mauritani affinché si possano liberare dalla carceri in cui si trovano rinchiusi, alcuni terroristi legati a al-Qaeda.
Parigi, secondo il quotidiano, vorrebbe la scarcerazione per alcuni terroristi colpevoli di aver ucciso quattro turisti francesi nel 2007.
In molti credono che questa sia una mossa politica che andrebbe a soddisfare le richieste di al-Qaeda per il Maghreb Islamico che in cambio della liberazione di alcuni suoi militanti avrebbe dato disponibilità a rilasciare l'ingegnere Michel Germano, nelle loro mani dal 22 aprile scorso.
Da settimane il ministro della Giustizia mauritano e l'ambasciatore francese si incontrano in gran segreto per delineare una strategia che porti alla liberazione di Germano.
Decine di studenti dell'università di Nouakchott hanno protestato oggi contro la progressiva sostituzione del francese con l'arabo nella pubblica amministrazione. Secondo gli studenti, la politica delle autorità metterebbe ai margini migliaia di giovani non arabi, che hanno ricevuto una formazione in lingua francese.
Come recitava uno slogan del corteo, "la discriminazione comincia con l'arabizzazione totale del paese". La manifestazione è stata organizzata dai nazionalisti di colore e ha visto la partecipazione di almeno 150 studenti. Nel paese, oltre alla popolazione araba, vive una numerosa comunità nera o di origine mista, che parla idiomi africani come il wolof e il soninké. Già lo scorso 24 marzo gli studenti erano scesi in piazza contro la diffusione forzata dell'arabo. Ieri inoltre decine di attivisti del Movimento Indipendente per il Progresso della Mauritania hanno manifestato a Parigi, davanti all'ambasciata mauritana, con slogan come "Sono mauritano, non sono arabo".
Un giudice federale Usa ha ordinato ieri la liberazione di Mohamedou Ould Slahi, cittadino della Mauritania detenuto a Guantanamo. Il giudice James Robertson ha assolto definitivamente Slahi dalle accuse di terrorismo che gli erano state rivolte dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Slahi era stato arrestato pochi mesi dopo gli attacchi di al-Qaeda negli Stati Uniti, accusato di far parte della cosiddetta "cellula di Amburgo". Nel 2002 è stato preso in custodia dalla Cia e trasferito in detenzione extragiudiziale nella prigione di Guantanamo. Nel 2005 Slahi ha presentato ricorso alla giustizia di Washington, proclamando la propria innocenza e denunciando anche di aver subito torture durante gli interrogatori, prima in Giordania e poi nel carcere speciale in territorio cubano. Non è detto tuttavia che la decisione del giudice Robertson si traduca automaticamente nel rilascio di Slahi. Una dozzina di detenuti assolti dalla giustizia, infatti, si trovano ancora incarcerati a Guantanamo, sia perché il governo Usa ha presentato ricorso sia perché paesi terzi non hanno accettato di ospitare gli ex detenuti.
Il presidente della Mauritania, Mohamed Ould Abdelaziz, per celebrare la giornata delle donne, ha deciso di emettere un'amnistia a favore di quattro detenute, che saranno liberate proprio oggi. A dare la notizia il sito Sahara Media secondo cui le beneficiarie del decreto di grazia non devono aver commesso omicidi, crimini legati al terrorismo o al traffico di droga. In base all'articolo 37 della Costituzione della Mauritania, il presidente ha il diritto di concedere l'amnistia.
Negli ultimi mesi Abdelaziz ha fatto largo uso di questa prerogativa. A fine febbbraio, infatti, in occasione del Natale del profeta Maometto, aveva graziato oltre un centinaio di detenuti, tra cui il giornalista indipendente Hanevy Ould Dahah, in carcere da otto mesi.
Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) ha lanciato una nuova rivendicazione del rapimento della coppia di italiani in Mauritania. Sergio Cicala e sua moglie, Philomene Kaboruee. Si tratta di un comunicato pubblicato su internet il 30 dicembre e correlato da tre foto, ossia due dei documenti d'identità dei due ostaggi e una della coppia. A scoprirlo, il Centro americano di sorveglianza dei siti estremisti islamici, Site. Una delle tre foto ritrae Cicala, 65 anni, e la moglie di 39 anni, originaria del Burkina Faso ma di nazionalità italiana, inginocchiati e circondati da cinque uomini armati.
L'Aqmi afferma che "il rapimento è avvenuto perché il governo di Silvio Berlusconi sostiene le guerre in Afghanistan e in Iraq e sostiene la crociata contro l'islam". Il braccio di Al Qaeda nel Maghreb precisa che "se la famiglia degli ostaggi e il popolo italiano tengono alla sicurezza di Cicala e Kabouree, devono fare pressioni sul loro governo perché dia seguito alla sua richiesta", spiega il Site. Una prima rivendicazione dell'Aqmi era giunta il 28 dicembre attraverso il canale satellitare Al Arabiya, che aveva diffuso un messaggio audio e una foto in cui Cicala appare in un sito desertico insieme alla moglie - il cui volto e le mani appaiono oscurati - e stringe tra le mani il suo passaporto chiuso, mostrandone la copertina.
Le autorità della Mauritania avrebbero arrestato la notte scorsa il capo dei sequestratori della coppia di italiani, secondo quanto riferito da non meglio precisate fonti della sicurezza locali citate dall'agenzia di stampa Xinhua. Secondo quanto riferito, l'arrestato - il cui nome sarebbe Abdel Rahman Walid Amdu - è accusato di essere la mente del sequestro. Walid Amdu, di cittadinanza maliana, avrebbe ammesso di aver coordinato l'operazione che ha portato al sequestro e che avrebbe dovuto ottenere una grossa somma di danaro alla fine dell'operazione.
Quattro operatori umanitari spagnoli sono stati sequestrati da un gruppo di miliziani armati in Mauritania.
Secondo quanto riferito dalla Tv araba 'al-Jazeera i rapiti sono stati presi mentre erano in viaggio dalla cittadina di Nuadhibu verso la capitale Nouakchott. Fino a questo momento nessun gruppo ha rivendicato il sequestro. I sospetti ricadono, tuttavia, sui terroristi legati ad al-Qaeda che lo scorso giugno nel Paese hanno ucciso un volontario americano. Nei giorni scorsi alcuni pentiti dell'organizzazione di Osama Bin Laden avevano dichiarato che erano in corso azioni per organizzare rapimenti nel Paese.
Vittime del sequestro sono tre uomini e una donna che lavorano per un'organizzazione umanitaria di Barcellona. Si teme che i tre cooperanti siano stati portati in qualche covo dell'organizzazione nel deserto del Sahara.
In Mauritania sono decine nel solo 2008 i casi di tortura denunciati ad Amnesty International. La segnalazione arriva nel giorno in cui è previsto a Madrid l'incontro tra il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero e il presidente mauritano Mohamed Ould Abdelaziz.
"Percosse, scariche elettriche, ustioni di sigaretta, violenza sessuale, privazione di sonno e cibo" si uniscono ad una politica diffusa di "arresti illegali e deportazione di massa degli immigrati sotto la pressione dell'Ue". Lo ha dichiarato Esteban Beltràn, direttore di Amnesty per la Spagna.
L'incontro di Madrid è finalizzato al rilancio della cooperazione economica tra Mauritania e Unione Europea, oltre che alla discussione di temi quali immigrazione, contrasto al terrorismo e al contrabbando. Proprio in questa scaletta Beltràn chiede sia inserita una discussione seria sulla violazione dei diritti umani nel paese africano.
Naha Mint Mouknas è il nuovo ministro degli esteri della Mauritania. É la prima volta che una donna occupa l'importante ruolo di capo della diplomazia nel Paese africano. Oltre al dicastero degli Esteri Naha Mint Mouknas otterrà anche la delega alla Cooperazione del Paese.
La notizia è stata diffusa dal sito indipendente Al-Akhbar.
Le elezioni presidenziali avvenute il 18 luglio scorso avevano visto la vittoria di Mohammed Ould Abdel Azizi, che nell'agosto 2006 si era reso protagonista di un colpo di Stato che aveva destituito il presidente Sidi Ould Sheikh Abdallahi.
Il presidente delle commissione elettorale mauritana ha rassegnato oggi le dimissioni dicendo di nutrire dei dubbi sulla correttezza delle elezioni, che si sono svolte sabato .
Sid'Ahmed Ould Deye, presidente della commissione elettorale, ha motivato la sua decisione come "un fatto di coscienza". "Le denunce che ho ricevuto - ha spiegato - così come il contenuto del ricorso inviato alla Corte costituzionale, mi hanno fatto dubitare della liceità delle operazioni di voto". Subito dopo le sue dimissioni, però, la Corte costituzionale che sta indagando sulle denunce di brogli e che ha il potere di invalidare le elezioni, ha confermato i risultati.
Ieri, i tre principali esponenti dell'opposizione avevano presentato ricorso dopo che una commissione interna aveva raccolto prove dei brogli. Gli osservatori internazionali hanno lodato lo svolgimento delle operazioni di voto ma, allo stesso tempo hanno invitato le autorità maritane ad indagare sugli episodi denunciati dall'opposizione.
La notizia diffusa dal presidente del Mali, Amadou Toumani Tourè, è molto importante: Mali, Algeria e Libia lavoreranno insieme per combattere il terrorismo.
I tre paesi africano uniranno le forze e metteranno insieme i mezzi militari necessari per mettere in opera il progetto e lottare fino al completo smantellamento contro le basi e gli uomini legati all'organizzazione terroristica al-Qaeda.
"All'ultimo summit della lega Africana, Gheddafi e Bouteflika - rispettivamente presidenti di Libia e Algeria - abbiamo parlato soprattutto della situazione nella fascia sahelo-sahariana e abbiamo deciso di mettere in comune i mezzi militari per combattere questo problema" ha detto il leader del Mali.
L'esercito del Mali ha già fatto sapere di aver iniziato a combattere contro l'organizzazione di Bin Laden nella regione sahelo-sahariana. Inoltre, guerra è stata dichiarata a al-Qaeda per il Maghreb Islamico, altro gruppo terrorista che si rifà all'ideoologia dello sceicco del terrore.
Con il 52 percento delle preferenze il generale Mohamed Ould Abdelaziz è il nuovo presidente della Mauritania. L'opposizione contesta i risultati definendoli "precostituiti" e chiede l'apertura di un'inchiesta internazionale
La notizia è stata diffusa dal ministero degli Interni del paese africano. "Combatteremo il terrorismo sotto tutte le sue forme" sono state fra le prime parole pronunciate dal neo presidente. "Lo combatteremo sul piano della sicurezza e rinforzando gli strumenti dell'esercito. Andremo alla fonte - ha aggiunto alla sua prima conferenza Ould Abdelaziz - perchè esso trae origine dalla povertà e della miseria e dal sottosviluppo".
Intanto, l'opposizione conferma le proprie perplessità sui risultati e fa sapere che li ritiene falsi e buoni solo a legittimare il colpo di Stato avvenuto lo scorso anno.
Al- Qaeda per il Maghreb islamico ha rivendicato l'uccisione del cooperante statunitense avvenuta due giorni fa a Nouakchott.
La rivendicazione è stata fatta arrivare con un messaggio audio ad al-Jazeera, che non ha potuto, però, verificare l'autenticità del comunicato. Nella registrazione, i miliziani affermano che Christopher Leggett, è stato ucciso perché cercava di convertire la popolazione al cristianesimo. "Due cavalieri del Maghreb Islamico, martedì mattina alle 8, hanno vittoriosamente ucciso lo statunitense infedele, Christopher Leggett, per la sua opera di cristianizzazione" si ode nel messaggio.
Leggett, cresciuto a Cleveland, nel Tennesse, viveva da parecchi anni a Nouakchott e insegnava in una scuola di informatica, in un quartiere popolare della città.
Al- Qaeda per il Maghreb Islamico è molto attiva in Algeria, ma ha condotto attacchi anche nei Paesi vicini, come il Mali e il Niger. Proprio in Mali è stato ucciso all'inizio del mese un ostaggio britannico, mentre in Mauritania il ramo africano di al-Qaeda sarebbe responsabile dell'uccisione di quattro turisti francesi, nel dicembre del 2007, e dell'attacco all'ambasciata israeliana nel febbraio dell'anno scorso.
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Christofer Lang, cittadino statunitense di 50 anni, presiden in una scuola e vcolontario per conto di una Ong nella capitale della Mauritania, Nouakchott, è stato ucciso questa mattina.
Lang si trovava a Ksar, uno dei quartieri più frequentati della città, quando è stato raggiunto da un commando formato da uomini armati che gli hanno sparato uccidendolo sul colpo. Lang secondo quanto stabilito dalle autorità si trovava in Mauritania da diversi anni.
Al momento non si hanno conferme su chi sia stato a mettere a segno l'attentato. Gli inquirenti locali pensano a un attentato di un gruppo vicino a al-Qaeda per il Maghreb Islamico. Nonostante i dubbi, la polizia non esclude che Lang possa essere stato vittima di un gruppo di malviventi comuni.
Una Ong della Mauritania, fondata dal figlio di uno schiavo e da un ex proprietario di schiavi, ha vinto l'Anti-Slavery International Award di quest'anno.
Il premio verrà consegnato mercoledì prossimo a Londra. Fra le motivazioni che hanno portato all'assegnazione, Anti-Slavery International ha addotto gli importati risultati conseguiti nel 2007, che hanno portato alla criminalizzazione della pratica. Nonostante questo, però, dal 2007 nessuno è mai stato arrestato o portato davanti ad un tribunale per riduzione in schiavitù. In Mauritania esistono ancora 600 mila schiavi, un quinto della popolazione, anche se Nouachkott continua a smentire il fenomeno. "Sos Esclaves opera in un contesto estremamente ostile, dove le autorità possono essere profondamente intolleranti verso coloro che le mettono in discussione" si legge nella motivazione del premio. Boubacar Messaoud, che ha fondato il gruppo nel 1995, è stato arrestato tre volte e nell'aprile scorso è stato picchiato dalla polizia fino a perdere i sensi, durante una manifestazione contro la schiavitù. E, ha aggiunto il direttore di Anti-Slavery International, il colpo di stato, avvenuto in Mauritania lo scorso agosto, ha peggiorato la situazione e ha rinnovato la violenza contro gli attivisti.
Boubacar Messaoud, figlio di uno schiavo, secondo la legge tradizionale avrebbe dovuto seguirne le sorti, ma, ha dichiarato ad un giornalista della Bbc che lo ha intervistato "insieme con alcuni amici, ho realizzato che la schiavitù è estremamente ingiusta e che non dovevamo rispettare la legge tradizionale della società mauritana. Di conseguenza io mi considero un uomo libero ed indipendente, e rifiuto di accettare questa legge che ha cercato di condizionarmi sin dalla nascita".
Il Supremo Consiglio di Stato della Mauritania ha fatto sapere che l'esercito sarà dispiegato domani per le strade della capitale Nouackchott per evitare che i lavoratori manifestino e festeggino il 1° maggio. L'avviso è chiero: ogni tentativo di manifestare sarà represso con la forza.
La notizia è stata diffusa dall'agenzia al-Akhbar che ha aggiunto che il nuovo piano di polizia vuole evitare scontri e la possibilità che l'opposizione politica al generale Mohammed Ould al-Ghazouani possa sfruttare l'occasione e fare pressioni sulla giunta militare con lo scopo di cancellare le elezioni presidenziali del prossimo 6 giugno.
La preoccupazione maggiore per le autorità di sicurezza nazionali, infatti, è quella che i gruppi sindacali destabilizzino la situazione politica attuale approfittando della Giornata Mondiale del Lavoro per sovvertire la giunta militare insediata nel paese dopo il golpe dell'agosto 2008.
La giunta militare mauritana, che ha preso il potere lo scorso agosto, ha liberato oggi l'ex presidente deposto, Sidi Mohamed Ould Cheikh Abdallahi.
Abdallahi, primo presidente eletto in una competizione elettorale multipartitica, era stato messo agli arresti domicialiri dal giorno del golpe.
La notizia è stata accolta con generale soddisfazione dalla comunità internazionale, che l'ha interpretata come un primo passo verso il ritorno alla normalità. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban ki Moon, ha commentato positivamente la decisione del generale Mohammed Ould Abdel Aziz, anche se ha invocato "una pronta restaurazione dell’ordine costituzionale nell’interesse della pace e del rispetto dello stato di diritto in Mauritania". Dello stesso tenore anche la reazione dell'Unione Europea che stava approvando nuove sanzioni contro la giunta militare di Nouakchott. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, in qualità di presidente di turno della UE, ha salutato la liberazione dell'ex presidente pur non considerandola "una soluzione alla crisi". "La questione oggi non è se Abdallahi resta imprigionato o se viene liberato, ma il suo ritorno in carica"- ha dichiarato Jemil Ould Mansour, membro del Fronte nazionale per la difesa della democrazia. La sua liberazione, però, dovrebbe precedere di pochi giorni l'inizio delle consultazioni nazionali per indire nuove elezioni presidenziali, nelle quali, lo stesso Abdallahi ha dichiarato di essere deciso a battersi.