La situazione a Santa Cruz sta precipitando. Mesa corre ai ripari
Le testimonianze. “La situazione qui in Bolivia è abbastanza preoccupante. Proprio nel pomeriggio di
ieri, venerdi 29 gennaio, c'è stata una grande manifestazione popolare, che fortunatamente
non è sfociata in disordini, per protestare contro le decisioni governative e
per proporre l'elezione di un nuovo prefetto. Potrebbero però avvenire degli scontri
in futuro, se la situazione resterà così tesa” inizia così il racconto di Suor
Bianca, una missionaria che da moltissimi anni vive la realtà di Santa Cruz, Bolivia.
“La manifestazione è contro il governo ed è organizzata dal popolo” dice.
La situazione. “Quello che sta accadendo in Bolivia è pazzesco. Solo in questo Paese possono
avvenire delle manifestazioni di questo tipo. E poi utlizzano come scusa l'aumento del prezzo del gasolio per scendere in strada
a protestare. Ma lo scopo è tutt'altro. A Santa Cruz è stato convocato il cabildo (una specie di assemblea popolare che ha origini antichissime) per eleggere
un nuovo prefetto. Ma tutto questo non è solo anticostituzionale, è sovversivo.
Così facendo si esautora il Presidente Carlos Mesa” racconta un cooperante italiano
residente in Bolivia. “Santa Cruz è una zona ricca e piena di imprenditori che
fomentano le manifestazioni per i loro interessi. Lì si concentrano i grandi industriali,
i grandi proprietari terrieri, i narcotrafficanti. Sono loro che cercano, con
mosse non proprio costituzionali, di avere autonomia per la zona e scacciare il
Presidente Mesa”.
La costituzione boliviana dice che il presidente delle Repubblica deve nominare
un prefetto in ogni dipartimento. Prefetto che rappresenterà nel periodo del suo
mandato, il governo e le sue volontà.
La paura per l'assemblea costituente. “La classe imprenditoriale di Santa Cruz vuole impedire l’instaurazione dell’Assemblea
Costituente che probabilmente ad agosto di quest’anno (2005) a Sucre (la capitale
di fatto delle Bolivia) si riunirà per riscrivere la Costituzione. Quelli
di Santa Cruz hanno una paura folle perché si sente nell’aria che verrà trattato
il tema della terra e del territorio. Hanno paura degli espropri.” spiega il cooperante.
Anche per questo i cruzegni (gli abitanti di Santa Cruz) vogliono l’autonomia, alla spagnola, tipo i paesi
baschi. Si parla da tempo di una decentralizzazione amministrativa che a Santa
Cruz non vogliono per niente. Non vogliono apettare. Di fatto vedendo come si
stanno comportando, con blocchi stradali, occupazioni di edifici pubblici, collusioni
con la polizia, sono chiaramente indipendentisti. Di tutto il resto del paese
non gli importa nulla. Vogliono continuare a fare i loro affari a scapito di tutta
la popolazione”.
Lo scopo. Anche i quotidiani boliviani hanno dei forti dubbi su chi stia manovrando i
fili delle proteste a Santa Cruz, “c’è Goni (l'ex presidente Sanchez de Losada
ndr) dietro tutto questo?” si chiedono. Secondo molti sarebbe lui il manovratore
occulto delle proteste, tanto che i giornali lo danno per scontato. La Corte Suprema
di Sucre si è espressa a grande maggioranza a favore della non incostituzionalità
del cabildo che eventualmente nominerà il prefetto. Una
cosa che ha dell’incredibile, in un paese che si vuole definire democratico.
Tutta la corte suprema è formata da uomini politici molto vicini ai partiti che
stanno subendo la politica sociale di Mesa. Sono tutti dalla parte della vecchia
classe dirigente che faceva capo a Gonzalo Sanchez de Losada.
Ipotesi. La situazione diventa a questo punto delicatissima, esiste un effettivo pericolo
che si smembri il Paese. “Mesa non vuole soffocare le proteste con la forza come
fece il suo predecessore. I grandi imprenditori non vogliono più Mesa. Se lui
dovesse dimettersi diventerebbe presidente l’attuale presidente del Senato Hormando
Vaca Diez, uomo di Santa Cruz vicino agli imprenditori. Se lo eleggono a Santa
Cruz saranno contenti, ma ad esplodere saranno le popolazioni degli altipiani,
come i cocaleros e gli Aymara che non accetteranno mai il ritorno della vecchia politica.
L’ultima parola spetta al vescovo di Cochabamba, Tito Solari, che in una sorta
di prfozia ieri aveva detto: “La Bolivia sembra sempre correre verso il burrone.
Poi si ferma e cammina ai suoi bordi…..”. Oggi infatti è avvenuto proprio questo.