Gli artisti iracheni tentano ancora di accendere l'ottimismo sulle mura anti-bomba di Baghdad
E’
l’arte che abbellisce la vita: murali di paesaggi rassicuranti e di
eroi storici sulle mura anti-bomba che al momento sono parte del
paesaggio cittadino di Baghdad, insieme alle palme e alla polvere del
deserto.

L’idea
decollò lo scorso anno quando gruppi di volontariato iracheni
cercarono di dare lavoro ai giovani artisti, e offrirono un po’ di
speranza e una macchia di colore a una città il cui tratto
distintivo è il marrone chiaro. Ma superare completamente i
sospetti settari in Iraq si è rivelato una sfida. Molti membri
del gruppo fondatore di artisti stanno abbassando i pennelli per
protestare contro le richieste dei consigli locali di dipingere temi
settari con un valore politico, come i santuari sunniti nei distretti
sunniti o i santi sciiti nelle aree sciite. “Preferiamo rifiutare
piuttosto che fare quel lavoro” afferma Ali Saleem Badran,
componente del gruppo originario di muralisti del Jamaat al-Jidaar,
detto anche Gruppo del Muro. “Non è quello il messaggio che
dovrebbe trasmettere questo lavoro”. Ma questo non è altro
che un esempio di ciò che è diventata Baghdad: un manto
di enclavi sunnite e sciite dopo anni di omicidi religiosi e di
minacce. Mentre alcune famiglie di sfollati stanno attraversando le
linee e ritornano ai loro vecchi quartieri man mano che la violenza
declina, la capitale non potrà mai riconquistare quel suo
ruolo di terra di vera mescolanza per i gruppi etnici e religiosi
dell’Iraq.

Il
progetto dei murali ebbe inizio nel 2007 quando gruppi civici
iracheni avvicinarono aspiranti artisti e studenti, tra cui Badran
che era al suo ultimo anno di scuola dell’arte. Centinaia di lastre
di cemento - ognuna circa 3 metri e mezzo di altezza per 1 metro e 80
di larghezza, con la funzione di proteggere da autobombe e altre
minacce - venivano gradualmente trasformate in gallerie d’arte a
cielo aperto con lo scopo di risollevare l’umore e di accendere
l’ottimismo. E’ un po’ la versione di Baghdad di altri episodi
simili dell’arte contro l’avversità, proprio come era
successo con i muarali del New Deal durante la grande Depressione o
con il groviglio di messaggi e figure sul lato occidentale del muro
di Berlino. Ma i malumori sono iniziati pochi mesi fa, racconta
Badran, quando il programma fu trasferito dalla debole sorveglianza
del governo ai consigli locali che cominciarono a suggerire immagini
settarie. Molti degli artisti originari si sono rifiutati di
partecipare. Dilettanti locali hanno spesso ripreso il lavoro con
meno raffinati -ma ancora potenti- riferimenti alle radici sia
sunnite sia sciite. Vogliono impossessarsi di un’idea che era nata
per unire la città per sottolineare le cose che ci dividono”
dice Badran, che adesso insegna all’Accademia di Belle Arti nella
zona nord di Baghdad.

Gli
ufficiali della città hanno cercato di sopprimere i palesi
simboli religiosi, ma dando uno sguardo ai kilometri di mura
anti-bomba questo tentativo appare impossibile. La cosa migliore che
possono fare è quella di lanciare appelli di riconciliazione.
“Questo è l’anno della ricostruzione. Questo è
l’anno della costruzione”, dice Tahseen al-Sheikhly, portavoce
civile per le operazioni di sicurezza a Baghdad. Al momento, la
maggior parte dei dipinti sulle mura anti-bomba sono apolitici, e
ritraggono temi sul passato della regione come la Mesopotamia, la
cultura sumera e assira, e temi che fanno di Baghdad il cuore
intellettuale del mondo medioevale islamico. Altri riportano i
leggendari Giardini Pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie
del mondo antico, o gli ziggurat, torri di templi piramidali che una
volta costellavano la valle Mesopotamica. Altri ancora dipingono
scene stilizzate dei miti e della letteratura araba- i racconti di
Scheherazade sono il soggetto favorito- o la natura selvaggia come
cavalli arabi al galoppo o navi nel fiume Tigri.

Sorprendentemente,
nessun murale sembra aver subito atti vandalici significativi, come
anche gli altri graffiti visti sulle mura spoglie, quali slogan
scribacchiati e scritte pubblicitarie nascoste dietro le barriere di
cemento. Un barbiere cercò di attirare clienti con una
canzoncina che in arabo fa rima: “Salta e mi troverai.”
L’aura
di inattività intorno ai murali potrebbe essere dovuta al
timore delle pattuglie di sicurezza irachene o della sorveglianza
aerea irachena. A Badran piace pensare che è rispetto. “La
gente sa che questi murali rappresentano una specie di speranza”,
racconta. “ Perché mai dovrebbero rovinarli?
Significherebbe che non vogliono che le cose migliorino.” Qasim
Sabti, che gestisce una delle più conosciute gallerie d’arte
di Baghdad, dice di aver incoraggiato circa venti giovani artisti ad
unirsi al progetto dei murali nelle sue prime fasi, e denuncia il
tentativo di una spinta verso immagini settarie. “Queste pressioni
sono inaccettabili per ogni artista che si rispetti,” dice Sabti.
“Noi, in quanto comunità di artisti, non possiamo che
rifiutarle.”
Traduzione
di Domenico Polito