13/09/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli artisti iracheni tentano ancora di accendere l'ottimismo sulle mura anti-bomba di Baghdad
Di Brian Murphy

E’ l’arte che abbellisce la vita: murali di paesaggi rassicuranti e di eroi storici sulle mura anti-bomba che al momento sono parte del paesaggio cittadino di Baghdad, insieme alle palme e alla polvere del deserto.

L’idea decollò lo scorso anno quando gruppi di volontariato iracheni cercarono di dare lavoro ai giovani artisti, e offrirono un po’ di speranza e una macchia di colore a una città il cui tratto distintivo è il marrone chiaro. Ma superare completamente i sospetti settari in Iraq si è rivelato una sfida. Molti membri del gruppo fondatore di artisti stanno abbassando i pennelli per protestare contro le richieste dei consigli locali di dipingere temi settari con un valore politico, come i santuari sunniti nei distretti sunniti o i santi sciiti nelle aree sciite. “Preferiamo rifiutare piuttosto che fare quel lavoro” afferma Ali Saleem Badran, componente del gruppo originario di muralisti del Jamaat al-Jidaar, detto anche Gruppo del Muro. “Non è quello il messaggio che dovrebbe trasmettere questo lavoro”. Ma questo non è altro che un esempio di ciò che è diventata Baghdad: un manto di enclavi sunnite e sciite dopo anni di omicidi religiosi e di minacce. Mentre alcune famiglie di sfollati stanno attraversando le linee e ritornano ai loro vecchi quartieri man mano che la violenza declina, la capitale non potrà mai riconquistare quel suo ruolo di terra di vera mescolanza per i gruppi etnici e religiosi dell’Iraq.

Il progetto dei murali ebbe inizio nel 2007 quando gruppi civici iracheni avvicinarono aspiranti artisti e studenti, tra cui Badran che era al suo ultimo anno di scuola dell’arte. Centinaia di lastre di cemento - ognuna circa 3 metri e mezzo di altezza per 1 metro e 80 di larghezza, con la funzione di proteggere da autobombe e altre minacce - venivano gradualmente trasformate in gallerie d’arte a cielo aperto con lo scopo di risollevare l’umore e di accendere l’ottimismo. E’ un po’ la versione di Baghdad di altri episodi simili dell’arte contro l’avversità, proprio come era successo con i muarali del New Deal durante la grande Depressione o con il groviglio di messaggi e figure sul lato occidentale del muro di Berlino. Ma i malumori sono iniziati pochi mesi fa, racconta Badran, quando il programma fu trasferito dalla debole sorveglianza del governo ai consigli locali che cominciarono a suggerire immagini settarie. Molti degli artisti originari si sono rifiutati di partecipare. Dilettanti locali hanno spesso ripreso il lavoro con meno raffinati -ma ancora potenti- riferimenti alle radici sia sunnite sia sciite. Vogliono impossessarsi di un’idea che era nata per unire la città per sottolineare le cose che ci dividono” dice Badran, che adesso insegna all’Accademia di Belle Arti nella zona nord di Baghdad.

Gli ufficiali della città hanno cercato di sopprimere i palesi simboli religiosi, ma dando uno sguardo ai kilometri di mura anti-bomba questo tentativo appare impossibile. La cosa migliore che possono fare è quella di lanciare appelli di riconciliazione. “Questo è l’anno della ricostruzione. Questo è l’anno della costruzione”, dice Tahseen al-Sheikhly, portavoce civile per le operazioni di sicurezza a Baghdad. Al momento, la maggior parte dei dipinti sulle mura anti-bomba sono apolitici, e ritraggono temi sul passato della regione come la Mesopotamia, la cultura sumera e assira, e temi che fanno di Baghdad il cuore intellettuale del mondo medioevale islamico. Altri riportano i leggendari Giardini Pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo antico, o gli ziggurat, torri di templi piramidali che una volta costellavano la valle Mesopotamica. Altri ancora dipingono scene stilizzate dei miti e della letteratura araba- i racconti di Scheherazade sono il soggetto favorito- o la natura selvaggia come cavalli arabi al galoppo o navi nel fiume Tigri.

Sorprendentemente, nessun murale sembra aver subito atti vandalici significativi, come anche gli altri graffiti visti sulle mura spoglie, quali slogan scribacchiati e scritte pubblicitarie nascoste dietro le barriere di cemento. Un barbiere cercò di attirare clienti con una canzoncina che in arabo fa rima: “Salta e mi troverai.”
L’aura di inattività intorno ai murali potrebbe essere dovuta al timore delle pattuglie di sicurezza irachene o della sorveglianza aerea irachena. A Badran piace pensare che è rispetto. “La gente sa che questi murali rappresentano una specie di speranza”, racconta. “ Perché mai dovrebbero rovinarli? Significherebbe che non vogliono che le cose migliorino.” Qasim Sabti, che gestisce una delle più conosciute gallerie d’arte di Baghdad, dice di aver incoraggiato circa venti giovani artisti ad unirsi al progetto dei murali nelle sue prime fasi, e denuncia il tentativo di una spinta verso immagini settarie. “Queste pressioni sono inaccettabili per ogni artista che si rispetti,” dice Sabti. “Noi, in quanto comunità di artisti, non possiamo che rifiutarle.”
 
Traduzione di Domenico Polito
 
Categoria: Guerra, Costume
Luogo: Iraq
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