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L'accordo. Martedì 5 agosto, i rappresentanti di ribelli e governo filippino avrebbero dovuto
mettere su carta a Kuala Lumpur i termini dell'accordo, mediato dal governo malese.
L'intesa prevede la concessione di una maggiore autonomia ai musulmani dell'isola
di Mindanao, la seconda più grande dell'arcipelago, grazie a più poteri in materia
economica, fiscale e di sfruttamento delle risorse naturali (oro, nickel, rame,
legname) di cui Mindanao abbonda. La già esistente regione autonoma sull'isola,
inoltre, verrebbe estesa ad altri 712 villaggi. Un cessate il fuoco in vigore
dal 2003, seppur violato da scontri occasionali, ha permesso di arrivare all'accordo
al termine di negoziati durati dieci anni, e proseguiti a singhiozzo.
L'ordinanza. Ma il compromesso tra governo e musulmani ha messo in allarme i cristiani di
Mindanao, molti dei quali stabilitisi qui negli ultimi decenni, diventando maggioranza
anche sull'isola. Politici locali, lamentandosi di non essere stati consultati
dalla presidente Gloria Arroyo, hanno chiesto alla Corte suprema di bloccare l'accordo,
che secondo loro spezzetterebbe Mindanao in una serie di enclavi, e per due giorni
consecutivi circa 10mila cattolici sono scesi in piazza per protestare. Lunedì,
la Corte ha accolto le loro obiezioni emettendo l'ordinanza di sospensione, concedendosi
alcune settimane per valutare l'accordo. Entro venerdì il procuratore generale
dovrà presentare copia dell'intesa ai giudici, mentre il 15 agosto il governo
e i rappresentanti politici di Mindanao compariranno davanti alla Corte.
Attesa e tensione. Per il ministro degli esteri filippino, Alberto Romulo, si tratta solo di un
“ritardo temporaneo” dovuto a “questioni procedurali” che non invalideranno il
patto con i ribelli. Dal Milf, però, giungono già segni di nervosismo. “La nostra
posizione ufficiale è che l'accordo sulle terre ancestrali è stato firmato, quindi
è un affare concluso”, ha detto il vicedirettore degli affari politici del Fronte
Moro, Ghadzali Jaafar, aggiungendo che la decisione del tribunale di fermare tutto
è “esclusivamente un problema interno del governo”. L'intesa, ha però specificato
il consigliere presidenziale per i negoziati Hermogenes Esperon, non è legalmente
vincolante finché non è firmata. “Chiediamo sobrietà e calma a tutte le parti
in causa”, ha aggiunto Esperon ammettendo di non escludere scontri “isolati e
controllabili”. L'isola di Mindanao, dove la guerra ha causato 120mila morti e
due milioni di sfollati, trattiene il fiato.Alessandro Ursic