05/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Ahmed Yusef Amira, 17 anni, ucciso durante il funerale di Ahmed Moussa, 11 anni
Scritto per noi da
Irene Ghidinelli
 
Un funerale più triste del solito ha avuto Ahmed Yusef Amira, 17 anni, assassinato dai soldati israeliani lo scorso mercoledì 30 luglio mentre prendeva parte a Nilin, il suo villaggio, al funerale di Ahmed Moussa, 11 anni, freddato il giorno prima da un soldato che gli ha sparato un colpo alla testa mentre era seduto sotto un ulivo, a corteo finito.

Al funerale di Yusef, infatti, si è nuovamente manifestata in tutta la sua drammaticità la tensione interna al popolo palestinese: le forze di polizia fedeli al presidente Abu Mazen hanno attaccato il corteo funebre una volta arrivato a Nilin e arrestato almeno 5 ragazzi del villaggio perché avevano delle bandiere di Hamas. Alla violenza dei soldati israeliani quindi si è aggiunto quest'altro episodio, emblema della divisione tra Palestinesi, che è netta e aspra non solo nella Striscia di Gaza ma anche in Cisgirodania. Negli ultimi giorni la lotta tra Hamas-Fatah ha causato 9 morti e un centinaio di feriti, oltre che a numerosi arresti.

Tutto ciò agevola il compito dell’esercito israeliano, che ancora una volta non si è astenuto dall’entrare nel villaggio. Come accade tutti i giorni da due mesi, da quando gli abitanti di Nilin, supportati da attivisti internazionali e israeliani, manifestano contro il muro che sottrae loro i campi coltivati. Ogni giorno i militari israeliani rispondono con lacrimogeni, bombe sonore e proiettili, anche veri, sparati ad altezza d'uomo. Ci sono stati molti feriti e ora due morti, per i quali difficilmente verrà fatta giustizia per vie legali, poiché i soldati israeliani godono di fatto dell'impunità. Raramente ci sono state inchieste e ancor più raramente condanne. In questo caso il militare che ha ucciso il primo bambino a Nilin è stato sospeso dai suoi compiti e messo agli arresti domiciliari, perché le prove contro di lui parlano chiaro: un video della scena, girato da un attivista di B’Tselem, un’associazione israeliana per i diritti umani e ripreso dal quotidiano Yedioth Ahranoth. Sarà una prova sufficiente? Ma quand’anche ci fosse una condanna non ci sarà giustizia per i morti di Nilin finchè non verrà abbattuto il muro della vergogna e finchè la Palestina non sarà libera dall’occupazione. Due scenari resi ancora più improbabili dalle lotte interne tra Palestinesi stessi.
 
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Israele - Palestina