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Al funerale di Yusef, infatti, si è nuovamente
manifestata in tutta la sua drammaticità la tensione interna
al popolo palestinese: le forze di polizia fedeli al presidente Abu
Mazen hanno attaccato il corteo funebre una volta arrivato a Nilin e
arrestato almeno 5 ragazzi del villaggio perché avevano delle
bandiere di Hamas. Alla violenza dei soldati israeliani quindi si è
aggiunto quest'altro episodio, emblema della divisione tra
Palestinesi, che è netta e aspra non solo nella Striscia di
Gaza ma anche in Cisgirodania. Negli ultimi giorni la lotta tra
Hamas-Fatah ha causato 9 morti e un centinaio di feriti, oltre che a
numerosi arresti.
Tutto ciò agevola il
compito dell’esercito israeliano, che ancora una volta non si è
astenuto dall’entrare nel villaggio. Come accade tutti i giorni da
due mesi, da quando gli abitanti di Nilin, supportati da attivisti
internazionali e israeliani, manifestano contro il muro che sottrae
loro i campi coltivati. Ogni giorno i militari israeliani rispondono
con lacrimogeni, bombe sonore e proiettili, anche veri, sparati ad
altezza d'uomo. Ci sono stati molti feriti e ora due morti, per i
quali difficilmente verrà fatta giustizia per vie legali,
poiché i soldati israeliani godono di fatto dell'impunità.
Raramente ci sono state inchieste e ancor più raramente
condanne. In questo caso il militare che ha ucciso il primo bambino a
Nilin è stato sospeso dai suoi compiti e messo agli arresti
domiciliari, perché le prove contro di lui parlano chiaro: un
video della scena, girato da un attivista di B’Tselem, un’associazione
israeliana per i diritti umani e ripreso dal quotidiano Yedioth
Ahranoth. Sarà una prova
sufficiente? Ma quand’anche ci fosse una condanna non ci sarà
giustizia per i morti di Nilin finchè non verrà
abbattuto il muro della vergogna e finchè la Palestina non
sarà libera dall’occupazione. Due scenari resi ancora più
improbabili dalle lotte interne tra Palestinesi stessi.