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Armi col colpo in canna puntate contro i detenuti. Docce forzate di
acqua gelida. Prigionieri sodomizzati con un manico di scopa.
Minacciati con degli elettrodi attaccati ai genitali. Costretti,
completamente nudi, a formare piramidi umane e a masturbarsi a vicenda.
Attaccati da cani aizzati dai carcerieri. E’ l’elenco degli abusi
perpetrati nella prigione-lager irachena di Abu Ghraib, ma non ai tempi
di Saddam: sono "violenze sadiche e gratuite" successe nell’ultimo
anno, sotto la gestione delle truppe statunitensi, come riferito nel
rapporto scritto dal generale Antonio Taguba, e come ha potuto vedere
il mondo intero grazie alle fotografie pubblicate nell’ultima settimana
dai media.
Sono episodi isolati, frutto delle perversioni di alcuni carcerieri?
Oppure questi abusi venivano ordinati direttamente dalle alte gerarchie
dell’esercito? Lo scandalo è appena scoppiato, i fatti devono ancora
essere chiariti, queste e altre domande attendono una risposta. Ma
l’effetto di queste immagini è stato dirompente, e giorno dopo giorno
sta assumendo le proporzioni di una valanga, come se fosse stato
scoperchiato un verminaio. Il mondo è scioccato, gli Usa sono sgomenti
perché scoprono di non essere puri come credevano, gli arabi sono
infuriati e l’amministrazione di Washington vacilla sotto i colpi
ricevuti, cercando di limitare i danni di una battaglia già persa.
Dovunque sia in questo momento, Osama bin Laden probabilmente gongola.
Nessuno poteva fargli un favore più grande.
E’ successo tutto all’improvviso. Fino a qualche settimana fa, il
Pentagono era riuscito a tenere sotto controllo i media, impedendo la
pubblicazione di fotografie troppo cruente, che potessero in qualche
maniera ricordare al pubblico che in guerra si muore. Ma la diga ha
ceduto. Prima con le immagini delle bare dei soldati Usa caduti avvolte
nella bandiera, poi con quelle sulle torture ad Abu Ghraib, trasmesse
in esclusiva dalla Cbs, e da lì è stato un diluvio. New Yorker, Daily
Mirror, Washington Post: ogni giorno saltano fuori prove fotografiche
che fanno aumentare la vergogna, lo sdegno, la rabbia a seconda di chi
le vede. E le violenze sistematiche sono state confermate anche da un
rapporto della Croce Rossa internazionale.
Per l’amministrazione di George W. Bush il colpo di immagine è stato
terribile. Ed è subito cominciato lo scaricabarile: il responsabile del
carcere di Abu Ghraib, il generale Janis Karpinski – l’unica donna ad
occupare questa posizione nell’esercito Usa – ha spiegato che era la
Cia a ordinare interrogatori duri ai detenuti, e che i soldati
eseguivano semplicemente le direttive dell’intelligence. Poi si è
puntato il dito contro i contractors – le guardie private, gli uomini
della sicurezza che non fanno parte delle forze armate – di due
compagnie, la CACI e la Titan, accusando questi “torturatori in
affitto” di portare avanti il lavoro sporco nei centri di detenzione.
Se possibile, l’effetto è stato ancora peggiore quando il segretario
alla Difesa, Donald Rumsfeld, ha ammesso di non avere ancora letto il
rapporto sulle violenze redatto dal generale Taguba due mesi prima.
Bush, che a quanto sembra ha saputo di questa relazione guardando la
tv, non ha gradito. Ha fatto capire ai media di aver avuto un diverbio
piuttosto aspro col numero uno del Pentagono per questo, ma lo ha
comunque difeso. Il presidente si è detto “inorridito” dalle fotografie
in un’intervista concessa alle tv arabe al-Hurra e al-Arabiya, senza
però scusarsi direttamente. L’ha fatto il giorno dopo con il re
giordano Abdullah, quasi per rispondere alle critiche dei media, che
avevano notato questa mancanza. Ma non sembra che i suoi tentativi
abbiano avuto un grande effetto sul pubblico arabo. E il "profondo
dispiacere" di Rumsfeld - che ieri si è assunto tutta la responsabilità
dei fatti davanti al Congresso - non cambierà di molto le cose.
Da Abu Ghraib, intanto, sono stati rilasciati circa duecento
prigionieri, che hanno raccontato ai media di tutte le violenze subite
dietro le sbarre. Nel carcere alla periferia di Baghdad non si
incappucciano più i detenuti. I soldati con il sorriso da aguzzini che
compaiono nelle foto degli abusi sono stati rimandati in patria e
saranno processati. Ma nessuno può cambiare il passato, e col tempo
emergeranno nuove rivelazioni sulle quello che è successo ad Abu Ghraib
in questi mesi.
Come ha scritto qualcuno su uno dei tanti blog che in questi giorni
ospitano discussioni sulla vicenda, “dopo aver abbattuto il regime
iracheno, gli americani hanno voluto dare l’impressione che sarebbe
cominciata una nuova epoca, fatta di democrazia e libertà, cambiando
anche i nomi dei simboli della dittatura. Il Saddam International
Airport è diventato Baghdad International Airport. Saddam City ora si
chiama Sadr City. Ma Abu Ghraib è rimasto Abu Ghraib”. E far
dimenticare questo agli iracheni e al resto del mondo arabo sarà molto
più difficile che liberare Baghdad.