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La Corte Costituzionale angolana ha ammesso alle elezioni 14 tra partiti e coalizioni,
che si contenderanno 220 seggi parlamentari con poco meno di 5.200 candidati in
lizza. Il Mpla, che governa l'Angola dal 1975, ha puntato la sua campagna elettorale sui programmi
sociali e sulla ricostruzione del Paese, le cui infrastrutture sono andate completamente
distrutte durante una delle guerre civili più lunghe nella storia del continente.
Per la prima volta, se si eccettua il tentativo abortito del 2002, il Mpla e i suoi rivali di sempre, gli ex-ribelli dell'Unita (Uniao Nacional para a Independencia Total de Angola), si sfideranno nel chiuso delle cabine elettorali e non a colpi di fucile.
La guerra civile, durata 27 anni e che ha ridotto in ginocchio il Paese, è ormai
un ricordo, nonostante molti dubitino del fatto che le elezioni verranno organizzate
in maniera trasparente. Per fugare i dubbi il governo ha invitato osservatori
africani e dell'Unione Europea (che manderà un team di 90 uomini). Le elezioni
sono una vetrina troppo importante per il futuro del Paese. Una vetrina in cui
l'Angola dovrà dimostrare di essersi lasciata alle spalle i fantasmi del passato,
e di essere diventato uno stato di diritto. Anche a beneficio degli investitori
internazionali che guardano con interesse a un Paese deciso a rinascere dalle
sue macerie.Matteo Fagotto