05/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Al via la campagna elettorale per le prime consultazioni del dopoguerra
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
Stavolta sembra finalmente essere quella buona. Dopo anni di ritardi e rinvii, dovuti secondo il governo al pessimo stato delle strade angolane che non avrebbero permesso ai votanti di recarsi ai seggi, è cominciata ufficialmente la campagna elettorale per le elezioni parlamentari del 5 settembre, le prime dalla fine della guerra civile. Favorito rimane il Mpla (Movimento Popular de Libertaçao de Angola) del presidente Eduardo dos Santos, sempre al potere dall'indipendenza ad oggi.
 
Un commissario elettoraleLa Corte Costituzionale angolana ha ammesso alle elezioni 14 tra partiti e coalizioni, che si contenderanno 220 seggi parlamentari con poco meno di 5.200 candidati in lizza. Il Mpla, che governa l'Angola dal 1975, ha puntato la sua campagna elettorale sui programmi sociali e sulla ricostruzione del Paese, le cui infrastrutture sono andate completamente distrutte durante una delle guerre civili più lunghe nella storia del continente.
Ma ora, grazie all'aiuto dell'alleato cinese e ai petrodollari (l'Angola contende alla Nigeria la palma di primo produttore dell'Africa subsahariana), non più utilizzati per comprare armi, il governo si è lanciato in un vasto programma di ricostruzioni, che ha trasformato la capitale Luanda e permesso la riabilitazione di strade e ferrovie, a cui si accompagnano gli sforzi per sminare le zone di guerra.
 
Ufficiali elettorali al lavoroPer la prima volta, se si eccettua il tentativo abortito del 2002, il Mpla e i suoi rivali di sempre, gli ex-ribelli dell'Unita (Uniao Nacional para a Independencia Total de Angola), si sfideranno nel chiuso delle cabine elettorali e non a colpi di fucile. La guerra civile, durata 27 anni e che ha ridotto in ginocchio il Paese, è ormai un ricordo, nonostante molti dubitino del fatto che le elezioni verranno organizzate in maniera trasparente. Per fugare i dubbi il governo ha invitato osservatori africani e dell'Unione Europea (che manderà un team di 90 uomini). Le elezioni sono una vetrina troppo importante per il futuro del Paese. Una vetrina in cui l'Angola dovrà dimostrare di essersi lasciata alle spalle i fantasmi del passato, e di essere diventato uno stato di diritto. Anche a beneficio degli investitori internazionali che guardano con interesse a un Paese deciso a rinascere dalle sue macerie.

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità