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Diritti umani, smog, Tibet. E poi ancora, Tibet, diritti umani, smog. La Cina che si appresta a ospitare
le Olimpiadi è nel mirino dell'Occidente. E allora si chiude, diventa suscettibile,
si barrica. Solo 500mila turisti stranieri per i Giochi? Fa niente, a riempire
gli stadi ci sono milioni di cinesi in pieno orgasmo nazionalista. Uno strumento utile per rispondere alla domanda è il Country statistical profile dell’Ocse dedicato al Dragone.
Popolazione, crescita, prezzi, energia, qualità della vita e altre voci sono
visibili e costantemente aggiornate sulla base dei nuovi dati
che arrivano.
Guardiamo la popolazione.
Nel 2006 i cinesi erano 1.320.864.228; nel 2030 saranno 1.458.421.231.
Si calcola che il “merito” di una crescita così contenuta -0,6-0,8% su scala annua
- sia della politica del figlio unico, che però dà luogo a un altro problema:
nel 2005, la popolazione oltre i 65 anni di età e inattiva al lavoro era il 12,77748597
% del totale; nel 2030 sarà il 30,20625704 %, quasi al livello del Giappone (31,8%) e ben al di sopra di tutti gli altri Stati Ocse (in Italia, 27,1%).
Questo implica due problemi: primo, il boom economico cinese si è basato sull’enorme disponibilità di forza lavoro giovane e a basso prezzo. Nonostante il progressivo aumento della popolazione inattiva, questo guaio dovrebbe essere risolto con il continuo trasferimento di forza lavoro dall’agricoltura all’industria e ai servizi, processo già in corso con la massiccia urbanizzazione. Inoltre, un’economia più matura avrà meno bisogno di lavoro a buon mercato.
Parole chiave: Cina, Olimpadi, demografia, popolazione, pensioni, stato sociale