Disparità e confusione nella gestione degli aiuti. Il caso Sri Lanka
“A un mese dalla catastrofe, in alcune zone dello Sri Lanka gli aiuti non sono
ancora arrivati e le persone soffrono la fame. In altre aree invece c’è un sovraffollamento
di Organizzazioni non governative. Ci sono grandi disparità e molta confusione.
Nelle stesse città ci sono gruppi che ricevono gli aiuti e altri che non sono
stati ancora soccorsi. Ho incontrato persone che avevano ricevuto le provviste
alimentari, ma non le pentole e gli altri utensili per cucinare”. A denunciare
questa grave situazione è Gabriele Garniga, missionario laico dei
salesiani in Sri Lanka da oltre 20 anni.
Cattiva gestione e antichi problemi. “Le cause di queste differenze sono tante”, prosegue. “Ci sono problemi fra
comunità etniche e religiose diverse, ma anche interessi politici e privati.
A Trincomalee, città tamil della costa nordorientale, le autorità ci hanno affidato
solo alcuni quartieri. Mentre eravamo lì, circa 250 famiglie, che hanno perso
tutto (abitavano due isolati spazzati via dall’onda) e non hanno ricevuto ancora
gli aiuti, hanno bloccato le strade per far valere i loro diritti. Solo così
sono riusciti ad ottenere le tende per ripararsi dalle intemperie. In questa città
ci sono ben 71 Ong registrate, ma non sempre collaborano fra loro”.
Il nord dimenticato. Le zone in cui la situazione è più critica sono il nord e il sudovest del Paese.
“Il nord tamil – spiega Garniga - è un grande punto interrogativo, nessuno adesso
può dire come si risolverà la tensione tra il governo centrale (rappresentante
della maggioranza cingalese) e il movimento guerrigliero per la liberazione della
patria tamil (Ltte). La presidente Chandrika Kumaratunga ha teso una mano all’Ltte
per collaborare nella gestione degli aiuti, ma un partito della coalizione di
governo, il Jvp, si è opposto a questa iniziativa. Rifiuta ogni avvicinamento
alla guerriglia. Tutti gli osservatori dicono che questo sarebbe il momento di
far cadere le barriere tra nordest e sud, di riprendere il dialogo di pace in
stallo dal novembre 2003. Eppure si sta andando in un’altra direzione: l'altro
giorno i giornali parlavano del reclutamento di 40
bambini soldato da parte dell’Ltte”. Il
conflitto tra l’Ltte e il governo dura dal 1983 e finora ha causato 65mila vittime.
Sudovest nel caos. “A sudovest – continua l’operatore umanitario - è un disastro. In alcune zone
la marea è arrivata a 500/600 metri dal mare e ha portato via ogni cosa. Comunque
sono arrivate molte organizzazioni. A Hikkaduwa i buldozer lavorano incessantemente
per spianare le macerie. E’ difficile prevedere quando inizierà la ricostruzione.
Nel villaggio vicino, dove la marea ha fatto deragliare il treno Matara Express,
ho incontrato un uomo che aveva perso tutti i famigliari. Intorno a lui altre
persone cercavano di liberare dal fango le fondamenta delle loro case e di costruire
una tettoia sotto cui sistemarsi”. Per la ricostruzione, bisogna infatti aspettare
le indicazioni del governo che ha annunciato una nuova legge secondo la quale
non si potrà edificare a meno di 200 metri dal mare. “Ciò però può creare dei
problemi”, dichiara Garniga. “I pescatori si dovranno trasferire in zone che le
autorità non hanno ancora destinato all’edificazione. In questa situazione paradossale
molte persone si troveranno a vivere in balia delle leggi e a sopravvivere nelle
tendopoli”.