30/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Centinaia di soldati Usa feriti non possono più mangiare gratis all'ospedale
Il presidente George W. Bush visita un ferito al Walter Reed Army Medical CenterHanno combattuto in Iraq e in Afghanistan, sono rimasti feriti anche in modo grave e ora devono pensare a cosa sarà della loro vita, da affrontare chi con un arto amputato, chi con un intestino ricostruito dai chirurghi. Ma dall’inizio di gennaio centinaia di soldati statunitensi in cura al Walter Reed Army Medical Center di Washington, dove confluiscono i militari Usa feriti in guerra, hanno una preoccupazione in più: dovranno pagare di tasca loro i pasti nella mensa dell’ospedale.
 
Risentimento. Oltre al denaro speso per cibo che fino a poche settimane fa era gratis, è la sensazione di essere beffati che fa infuriare molti militari. “Penso che sia uno schifo – ha detto al quotidiano online Salon un soldato che si è rotto il collo in Iraq cadendo da un tetto –. Ci mandano laggiù, dove ci sparano addosso e ci feriscono, e poi ci sentiamo dire: mangiate a spese vostre. Siamo tutti eroi, come no!”.
 
Una veduta del Walter Reed, alle porte di WashingtonI tagli. L’esercito Usa difende le nuove misure sostenendo che queste si applicano solo ad alcuni outpatient, i pazienti “esterni” che ricorrono al day-hospital per le cure di cui hanno bisogno. “Mi hanno assicurato che nessun inpatient (i ricoverati, nda) deve pagarsi i pasti”, dice il portavoce del Walter Reed, Don Vandrey. Ed è vero che i soldati arruolati ricevono già un bonus di 267 dollari al mese per i pasti: molti militari consideravano quella somma come un aiuto in più per le famiglie mentre loro erano al fronte. Fino al 3 gennaio, tutti i pazienti del Walter Reedoutpatient compresi – ricevevano il bonus e potevano anche mangiare gratis all’ospedale. Ora però gli outpatient in cura da più di tre mesi non possono più farlo, e non si parla solo di qualche soldato.
 
Non solo feriti lievi. Anche se l’esercito non rivela il numero dei militari coinvolti, la nuova politica riguarderà molto probabilmente almeno i 600 soldati che l’esercito definisce “in custodia medica”: cioè gli outpatient che hanno bisogno di cure molto lunghe, e che spesso se non sono ricoverati è solo perché l’ospedale ha esaurito i letti. Alcuni di loro sono addirittura fatti accomodare in alberghi vicini, la maggior parte ha la famiglia a migliaia di chilometri di distanza. E anche se outpatient, molti hanno ferite serie: amputazioni, gravi suture alla testa, choc dopo gli attacchi subiti dal nemico.
 
Il segretario alla Difesa, Donald RumsfeldLe critiche. Dopo le lamentele dei veterani sui bassi salari dei soldati, le rimostranze dei militari sulla ferma prolungata in Iraq e le critiche subite dal segretario alla Difesa Donald Rumsfeld riguardo le precarie condizioni di sicurezza delle truppe sul campo, la questione dei pasti a pagamento rischia di aprire un altro filone di scontento tra le fila dell’esercito. “E’ un esempio di un più largo problema relativo al costo totale della guerra – sostiene Steve Robinson, direttore del National Gulf War Resource Center –. Sui programmi per i veterani non si dovrebbe risparmiare. L’amministrazione non ha problemi a spendere sui mezzi per fare la guerra, non vedo perché non possa applicare lo stesso metodo alla cura dei soldati”.
 
Il veterano. “E’ ridicolo eliminare i pasti gratuiti dagli ospedali – dice al telefono Wilson Powell, un veterano che ha combattuto in Corea e ora dirige l’associazione Veterans for Peace –. Anche questo dimostra come l’attuale amministrazione manchi di rispetto verso le truppe dopo che le ha usate per bene. Sono degli ipocriti. Parlano tanto quando mandano i soldati a morire, poi quando ritornano a casa non si preoccupano più di loro”.

Alessandro Ursic

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