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Cosa sia accaduto il 9 luglio nei cieli
afgani di Shiwashan, sette chilometri da Herat, da oggi non sarà
più un mistero. Perché attraverso una fonte militare
arrivano i dettagli di quella sera, i fatti come sono descritti da
chi era lì e decise di non sparare, nonostante fosse
aggredito da 'fuoco ostile', per la presenza di civili nelle case da
dove partivano colpi di armi leggere.
Una lucida decisione. Secondo la
versione dei protagonisti – riportata da Leggiero – quella sera
l'intervento riguardò la copertura dell'elicottero medico che
evacuò due soldati italiani. Ma dopo l'imboscata, avvenuta
all’estrema periferia di Herat, e durante l’operazione di
evacuazione medica dei nostri feriti – il tenente Gabriele Rame e
l’aviere Francesco Manco – da un palazzo abitato della zona
vennero esplosi numerosi colpi di armi leggere. Il timone di coda
dell'eliambulanza venne 'sviolinato', graffiato, senza far danni. È
proprio a quel punto che i due piloti italiani, ognuno alla cloche di
un Mangusta, hanno valutato che rispondere al fuoco con i potenti
cannoncini rotanti da 20 millimetri avrebbe significato distruggere
l’edificio provocando sicuramente pesanti perdite tra i civili.
Quindi hanno optato per una manovra di disimpegno e hanno fatto
ritorno alla base. Il comando spagnolo non gradì. Di lì
la lamentela con il comandante italiano ad Herat per la mancata
copertura di fuoco da parte dei Mangusta. I due piloti, convocati dal
comandante per chiarimenti, hanno spiegato di aver lucidamente preso
la decisione di non rispondere al fuoco in accordo con le regole
d’ingaggio di una missione ufficialmente di pace, non di guerra, che consentono
di sparare se attaccati, ma solo se c’è la ragionevole
certezza di non provocare vittime civili.
Nessuno stress. La questione,
come si evince dalle differenze con le versioni ufficiali diffuse
fino a oggi, è quanto mai delicata. I due Mangusta, e non solo
uno, optarono per la manovra di disimpegno senza aprire il fuoco. E
non lo fecero degli equipaggi ‘stressati’, ma consapevoli di fare
una precisa scelta, nonostante le raffiche dirette verso di loro. “La
loro decisione – afferma Leggiero – è stata un atto di
alto profilo etico e morale, che come pilota mi sento di condividere
al cento per cento”.Angelo Miotto