29/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
Fumata grigia al quarto giorno dei colloqui di pace sullo Zimbabwe in corso nella città sudafricana di Pretoria: i rappresentanti delle due parti (lo Zanu-Pf, partito del presidente Robert Mugabe, e il Movement for Democratic Change, del leader dell’opposizione Morgan Tsvangirai) hanno fatto ritorno in patria, facendo temere per un fallimento dei colloqui. Ma per il mediatore sudafricano Thabo Mbeki le trattative stanno proseguendo in maniera soddisfacente.
 
Robert Mugabe (a sinistra) e Morgan Tsvangirai alla sigla del memorandum d'intesaIl ritorno delle due delegazioni ad Harare mostra tutta la difficoltà di un processo di pace in cui le posizioni delle parti sono molto distanti. Secondo quanto richiarato da un portavoce di Morgan Tsvangirai all’agenzia di stampa Afp, al leader dell’opposizione, che si proclama legittimo vincitore delle ultime elezioni presidenziali, sarebbe stato offerto solo un posto da terzo vice-presidente, una proposta che il Mdc ha immediatamente rifiutato.  L’opposizione vuole infatti ottenere per il proprio leader una carica politica di rilievo, molto probabilmente la guida di un governo dai poteri allargati rispetto ai tradizionali poteri del presidente. Il ritiro delle delegazioni non significa comunque fallimento nelle trattative: secondo Mbeki, le parti si reincontreranno a Pretoria alla fine della settimana, dopo essersi consultate con i rispettivi vertici.
 
I colloqui, frutto del memorandum di intesa raggiunto tra le parti la scorsa settimana, mirano a far uscire lo Zimbabwe dalla peggiore crisi politica della sua giovane storia: il presidente Mugabe è stato recentemente rieletto in un ballottaggio da cui Tsvangirai, che aveva ottenuto la maggioranza delle preferenze al primo turno di marzo, si era ritirato per far cessare le violenze nei confronti dei propri sostenitori.  Le denunce dell’opposizione, che sostiene di aver perso più di cento attivisti negli scontri elettorali, sono state respinte dallo Zanu-Pf, ma hanno attirato sul Paese la condanna di parte della comunità internazionale, che ha imposto una serie di nuove sanzioni economiche alla leadership politica dello Zimbabwe. Il Paese, una volta uno tra i più sviluppati del continente, è teatro ormai da anni di una crisi economica senza precedenti, che l’opposizione imputa alla gestione Mugabe, ma che secondo il presidente è frutto delle sanzioni economiche imposte dai Paesi occidentali.

Matteo Fagotto

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