Il governo del Kuwait ordina la repressione delle proteste dei lavoratori immigrati
Mancava giusto il Kuwait. Dopo gli
Emirati Arabi Uniti, l'Arabia Saudita e il Bahrein, anche l'emirato
invaso dall'Iraq nel 1990 si caratterizza per la brutale repressione
delle proteste dei lavoratori asiatici immigrati nel Paese.
Nessun diritto. Ieri, a Kuwait City, una folla di
lavoratori asiatici (per la maggior parte provenienti dal Bangladesh)
ha dato vita a una protesta per chiedere l'aumento dei salari. Un
migrante asiatico in Kuwait percepisce uno stipendio medio di ottanta
dollari al mese. La polizia ha prima sparato lacrimogeni per
disperdere la folla, poi ha caricato i dimostranti, molti dei quali
sono ricorsi alle cure mediche, arrestandone tanti. L'accusa delle
forze dell'ordine è quella di aver dato fuoco ad alcune auto.
Il consiglio di ministri del Kuwait, con una seduta interamente
dedicata alla questione, ha deliberato una sorta di stato
d'emergenza, anche perché gli immigrati sono in sciopero da quattro giorni.
''Il governo ha deciso di respingere
con forza ogni iniziativa e manifestazione tenuta da qualsiasi gruppo
che possa mettere in pericolo l'ordine pubblica'', recita il
comunicato dell'esecutivo. ''La polizia è libera di attuare
qualsiasi misura ritenga opportuna, con forza e decisione, per
impedire che si registrino altri disordini''.
Un problema di tutto il Golfo Persico. Il problema è sempre quello, per
tutte le ricche monarchie del petrolio del Golfo Persico. I migranti
dell'Estremo Oriente, per uno stipendio da fame, fanno tutti i lavori
che i cittadini di società mediamente molto ricche non si
sognano lontanamente. Tutti i lavori più umili, con la
complicazione che troppo spesso i datori di lavoro sauditi, degli
Emirati o kuwaitiani si sentono padroni della vita stessa del
dipendente.
Amnesty International e
Human Rights Watch,
ciclicamente, denunciano abusi sessuali e violenze fisiche dei
'padroni' sui dipendenti, ai quali spesso vengono sequestrati i
documenti. E vengono tenuti in condizioni disumane, in situazioni
abitative terribili senza nessuna assistenza medica. Dove i migranti,
per esempio negli Emirati Arabi Uniti, hanno tentato di darsi una
sorta di rappresentanza sindacale, la repressione delle forze di
polizia è stata brutale.