L'esercito ha ucciso 34 ribelli delle Tigri tamil negli scontri avvenuti stamattina
all'alba nel nord dell'isola, mentre le forze governative continuano la loro avanzata
per spazzare via le roccaforti dell'Ltte (Liberation Tigers of Tamil Eelam). Questa
azione militare giunge dopo il rifiuto di Colombo della proposta di un cessate-il-fuoco
unilaterale da parte dei tamil. L'Ltte aveva dichiarato una tregua di 10 giorni,
a partire dal 26 luglio, come gesto di apertura verso il governo e per consentire
il tranquillo svolgimento del summit del Saarc, il South Asian Association of
Regional Corporation che è cominciato il 27 luglio nella capitale srilankese.

In risposta, il governo ha schierato 19mila poliziotti e soldati blindando, di
fatto, la città e continuando la campagna di avanzamento. L'esercito non ha dato
credito alla proposta dell'Ltte, considerandola più che altro una pausa strategica
per i ribelli che avrebbero potuto riprendere fiato dopo le pesanti incursioni
dell'esercito nei territori del nord. I combattimenti adesso si stanno svolgendo
nei distretti di Vavuniya, Polnnaruwa e Mannar. Il portavoce del Media Center
for National Security ha riferito che negli scontri tre soldati sono morti e altri
undici sono stati feriti. Non è stato possibile contattare i ribelli per avere
un loro versione e un loro bilancio. E' sempre difficile verificare i dati forniti
dal governo, in quanto le zone di guerra sono interdette a giornalisti e osservatori
internazionali. Molte associazioni che si occupano di diritti umani hanno espresso
la loro preoccuazione per la situazione in cui versano i tamil. Regolarmente scompaiono
persone, in seguito a raid dell'esercito, di cui se ne perdono le tracce. All'inizio
del mese, i ribelli hanno perso anche Vidattalivu, il principale porto usato dalle
Tigri per i rifornimenti e gli spostamenti via mare. Il governo, che è determinato
a porre fine alla guerra entro la fine dell'anno, considera la presa della
città marittima un duro colpo all'organizzazione politica e militare dei ribelli.
La guerra dura da 25 anni. Dal 1983, sono almeno 70mila gli abitanti dell'isola
ad aver perso la vita.