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Gli ex detenuti nel campo di prigionia Usa della base militare di
Bagram, raccontano i maltrattamenti fisici e psicologici cui sono stati
sottoposti dai soldati americani. Privazione prolungata del sonno,
divieto assoluto di parlare con chiunque, punizioni corporali e
costrizione in posizioni dolorose, pestaggi, esposizione a temperature
estreme, catene sempre ai piedi e umiliazioni di ogni genere. Tutte
‘tecniche comuni’ confermate dagli ufficiali della base.
Mohammed Naim è stato arrestato nel marzo 2002 in un villaggio vicino a
Gardez, nella provincia di Paktia, assieme ad altre quattro persone.
“Ci hanno portati via in piena notte, in elicottero. Ci hanno legato le
mani dietro la schiena con dei nastri di plastica e messo un cappuccio
nero in testa. Per tutto il viaggio ci hanno tenuto i fucili puntati
addosso. Appena atterrati alla base di Bagram, ci hanno buttati in
un’altra stanza e costretti per ore faccia a terra. Poi mi hanno fatto
alzare e mi hanno portato in una stanza. Qui mi hanno denudato, rasato
barba e capelli e mi hanno fatto ristendere sul pavimento. Un soldato
mi immobilizzava tenendomi uno scarpone pigiato sulla schiena. Poi
hanno cominciato a farmi domande e a fotografarmi, mentre ero ancora
nudo. Tutto nudo! Continuavano a chiedermi cose che non sapevo, a
domandarmi se conoscessi i comandanti talebani, e io continuavo a
rispondere che faccio il macellaio nel mio villaggio.
Saif-ur Rahman è stato arrestato nell’agosto del 2002. Lo hanno portato
via dal suo villaggio nella provincia di Kunar in elicottero nella
prigione di Bagram. Appena arrivato lo hanno spogliato e gli hanno
fatto passare la prima notte in una cella frigorifera dopo averlo
‘lavato’ con un getto di acqua fredda. Il giorno dopo lo hanno portato
in catene in una stanza, sempre nudo. Qui i soldati Usa lo hanno fatto
stendere faccia a terra sul pavimento, immobilizzandolo con una sedia.
Poi è cominciato l’interrogatorio, la cui dinamica è stata raccontata
da diversi ex-detenuti.
Il prigioniero viene fatto stare in piedi, spesso nudo, per ore e ore,
con un potente faro puntato in faccia. Solo dopo un’ora in cui
l’interrogato riesce a rimanere perfettamente fermo e in silenzio,
iniziano le domande. A ogni movimento o parola, i soldati ‘resettano
l’orologio’ facendo ripartire il conto dell’ora. L’interrogatorio è
estremamente duro. I militari urlano domande e insulti da dietro il
faro e non di rado, se non ottengono le risposte desiderate, passano
alle pressioni fisiche, cioè calci e pugni. Ma sanno bene che le prime
volte i prigionieri non parlano, e che prima bisogna ‘ammorbidirli’ con
un trattamento studiato nei minimi particolari.
Tutti i detenuti intervistati dopo il rilascio da Bagram raccontano di
essere stati tenuti sempre nudi e in catene, anche durante la notte.
Notti insonni, dato che le celle in cui venivano stipati erano
costantemente illuminate da luci molto forti e i soldati, ogni quarto
d’ora, li svegliavano battendo sulle porte di metallo. Questa
privazione del sonno durava per settimane. Di giorno i prigionieri,
sempre tenuti in catene, tranne che per gli interrogatori, non potevano
parlare tra loro né ai soldati, se non interpellati. Chi trasgrediva
veniva incatenato per le mani ad una trave sopra una porta, rimanendo
così per ore con le braccia alzate sopra la testa: una punizione molto
dolorosa secondo quelli che l’hanno subita.
Roger King, portavoce militare della base di Bagram, conferma tutto.
“Sì, abbiamo notato che la prolungata privazione del sonno è un modo
efficace di ridurre l’inibizione dei detenuti a parlare, la loro
resistenza a rispondere agli interrogatori. E lo stesso vale per il
divieto assoluto di parlarsi tra loro: se lo fanno si danno coraggio e
si sostengono, diventando troppo sicuri di loro stessi. Chi infrange
questa regola, per punizione, viene costretto a stare in posizioni
scomode per un po’ di tempo.
Altri ufficiali Usa della base, rimanendo anonimi, hanno confermato che
i prigionieri vengono tenuti sempre in catene, anche quando dormono.
Vengono liberati dai ceppi solo per gli interrogatori, durante i quali
sono costretti a stare in piedi, in ginocchio o in altre posizioni che
provocano dolore per ore, con un cappuccio nero in testa o occhiali
oscurati con spray nero. Hanno confermato anche che i detenuti vengono
privati del sonno o tenuti in condizioni di isolamento per tempi
prolungati, o esposti a temperature estreme, caldo asfissiante di
giorno e gelo di notte.