30/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuove azioni dei ribelli nel Delta, mentre il dialogo segna il passo
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
Blood oil”, petrolio insanguinato. E’ questa l'espressione, mutuata dal celebre film con Leonardo di Caprio sul traffico dei diamanti in Sierra Leone (Blood Diamonds), che il presidente nigeriano Amaru Yar’Adua ha recentemente usato per definire la questione del delta del fiume Niger. Un accostamento felice, visto che la situazione, nella regione petrolifera della Nigeria, peggiora nonostante le iniziative del governo. Lunedì, i ribelli del Movement for the Emancipation of the Niger Delta hanno fatto esplodere altri due oleodotti, mentre le trattative per porre fine alle violenze segnano il passo.

Militanti del DeltaFino a pochi anni fa, quando il prezzo del petrolio era ancora stabile, le notizie dei rapimenti dei dipendenti delle compagnie petrolifere, o degli attacchi dei gruppi ribelli alle installazioni, non facevano molta notizia. Ora, con le forniture di oro nero perennemente in rosso a causa dell’aumentata domanda mondiale, le vicende del Delta tengono col fiato sospeso mercati e finanza internazionale. Oggi, il governo ha reso noto di non poter rispettare la quota di produzione di 2,1 milioni di dollari al barile assegnata alla Nigeria dall'Opec. Allo stato attuale, meno di un milione di barili esce ogni giorno dai pozzi nigeriani, con un taglio della produzione che, dal 20 percento dello scorso anno, è arrivato a oltre il 50. Per far fronte al problema il premier britannico Gordon Brown si è offerto di inviare in Nigeria un gruppo di militari scelti, per addestrare le truppe di elite nigeriane nella infinita guerra contro i militanti del Delta.

Fossero solo i gruppi armati il problema, la proposta di Brown avrebbe un senso. Ma in un contesto dove i militanti sono collusi con gang mafiose e politici corrotti, e in cui il contrabbando di petrolio è una delle poche valvole di sfogo per una popolazione ridotta alla miseria e senza prospettive di lavoro, l’uscita del premier ha provocato un polverone. Sono infatti anni che le comunità del Delta accusano tutte le amministrazioni nigeriane, nessuna esclusa, di essere in combutta con le reti criminali operanti nella zona, e di aver sistematicamente spogliato la regione delle proprie risorse, senza offrire nulla in cambio.

Militanti del DeltaSe non altro, la nuova amministrazione di Yar’Adua ha tentato un approccio diverso al problema, provando ad avviare un dialogo con le formazioni ribelli. Dialogo che pare fallito dopo che, alcune settimane fa, i dirigenti della compagnia petrolifera statale nigeriana avevano reso noto di aver pagato milioni di dollari ai ribelli per evitare attacchi ai propri impianti. Per smentire la notizia, i ribelli hanno lanciato una nuova offensiva, che negli ultimi giorni ha portato al rapimento di più di dieci dipendenti stranieri delle compagnie petrolifere, e a nuovi attacchi contro le installazioni petrolifere. E il dialogo, dopo il rigetto del mediatore Ibrahim Gambari (ex-inviato Onu in Myanmar durante la crisi) da parte dei ribelli, è tornato ai livelli minimi di qualche anno fa. Come a dire che il tempo passa ma, nel Delta, i problemi rimangono gli stessi da 50 anni.

Matteo Fagotto

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