Non sappiamo i nomi dei due bambini afgani uccisi domenica dalle raffiche di
mitra dei soldati della Nato – i morti stranieri non meritano tale umana attenzione.
Sappiamo solo che domenica si trovavano a Kandahar, a bordo di un’automobile che
non si è fermata subito all’alt di un checkpoint Isaf. I militari, per ragioni
di sicurezza, hanno aperto il fuoco. I due bambini sono stati crivellati di colpi
e sono morti dissanguati. Ferito gravemente il guidatore.
Il giorno prima, nella vicina provincia di Helmand, quattro civili avevano perso
la vita nella stessa identica maniera, tre rimangono feriti.
Nelle stesse ore, altri tre civili erano morti sotto un bombardamento dell’artiglieria
Usa nella provincia orientale di Paktika, mentre nove agenti di polizia afgani
erano stati uccisi “per errore” in un bombardamento aereo statunitense nella provincia
occidentale di Farah, sotto comando italiano.
Escalation di stragi. Quest’anno il numero di civili afgani uccisi dalle forze Nato ha registrato
una drammatica impennata, con “incidenti” ormai quotidiani e sempre più sanguinosi.
Tra giugno e luglio si sono verificate delle vere e proprie stragi. Come quella
del 6 luglio, quando i caccia della Nato hanno
bombardato un corteo nuziale sulle montagne della provincia di Nangarhar, ammazzando quarantadue donne e
bambini, tra cui la giovanissima sposa, una ragazzina di nome Ruhmina.
Solo due giorni prima, ventidue civili sono rimasti uccisi in un bombardamento
aereo Usa nella provincia orientale del Nuristan. Il governatore provinciale che
ha denunciato il massacro è stato destituito pochi giorni dopo da Karzai.
Il 10 di giugno, trentatré civili sono morti sotto le bombe sganciate dai caccia
statunitensi su un villaggio della provincia di Paktika.
Piccole vittime. Dei tanti – impuniti – crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti e dalla
Nato in Afghanistan, quelli contro i bambini sono certamente i più odiosi.
Lo scorso 21 marzo, il nostro Venerdì Santo, le bombe Nato sganciate su un villaggio
nella provincia centrale di Uruzgan
uccisero e ustionarono diversi bambini. Altri ne morirono dopo il ricovero all’ospedale di
Emergency a Lashkargah.
Nella stessa clinica pochi giorni prima era stata ricoverata una donna,
Halima, che aveva appena perso i suoi due bambini, uccisi dalla mitragliatrice di un
elicottero Apache assieme ad altri dodici suoi familiari nel villaggio di Haydarabad,
in provincia di Helmand.
Tornando indietro negli anni, fino alle stragi del dicembre 2003 a
Hutala e
Gardez, l’elenco degli episodi che hanno visto la morte di bambini afgani per mano
delle truppe Usa e Nato è lunghissimo, e dovrebbe far riflettere.