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I fatti. Dopo la presentazione del progetto di riforma dell'azienda presentato dal presidente
Felipe Caderon nel marzo scorso, il blocco dei partiti d'opposizione ha organizzato
una consulta popolare, ovviamente non vincolante, per dimostrare quanto la popolazione
non fosse d'accordo con l'iniziativa presidenziale. Vero è che la consulta cittadina
non ha raggiunto la partecipazione sperata, solo 800 mila persone su un'aspettativa
di circa 1,3 milioni, ma un risultato positivo l'ha dato: a Città del Messico
poco meno dell'87 percento dei votanti ha rifiutato categoricamente che finanziamenti
privati vadano a contribuire “allo sfruttamento, trasporto, distribuzione, stoccaggio
e raffinazione degli idrocarburi”. Nonostante manchino ancora i risultati di almeno
dieci stati messicani, che hanno voluto partecipare alla giornata di votazioni,
i rappresentanti del Frente Amplio Progresista, il movimento che raggruppa i partiti
democratici di sinistra del Paese fra cui il Partido Revolucionario democratico
e il Partido del Trabajo, ha chiesto al governo di non sottovalutare il risultato
della consultazione e hanno sottolineato l'importanza per i cittadini di poter
dire la loro opinione su un argomento così importante come quello del settore
energetico.
I quesiti. Semplici, efficaci e chiari. La scheda elettorale che si presentava dinanzi
agli occhi dei messicani riportava due quesiti. Il primo chiedeva se fossero d'accordo
o meno sul fatto che aziende private entrassero nel ciclo produttivo, di raffinazione
e trasporto degli idrocarburi, attualmente di totale competenza dello Stato. A
questa domanda solo il 15 percento si è detto favorevole all'ingresso di capitali
privati nel settore. Più dell'84 percento, però, ha rifiutato la presenza dei
privati nell'azienda pubblica.
Le reazioni. “Serriamo le fila affinchè il nostro petrolio non finisca nella mani degli stranieri”
ha esortato nella giornata di ieri Lopez Obrador, ex candidato alla presidenziali
sconfitto proprio da Calderon che non ha escluso una mobilitazione generale per
la protezione delle risorse del Paese. “La cosa davvero importante è che si stia
creando un movimento organizzato in difesa del petrolio che va oltre ai partiti
politici di governo e opposizione. Il tema energetico non è un problema che riguarda
solo il governo ma tutti i cittadini del Messico” ha aggiunto l'ex candidato del
Prd. All'orizzonte però si delinea anche una ipotetica rottira fra Lopez Obrador
e il suo partito il Prd che sembra non voler supportare le iniziative in difesa
delle risorse del Paese previste dallo stesso Amlo. Alessandro Grandi