scritto per noi da
Gianluca Ursini

Dietro ogni fatto di cronaca portato alla ribalta dai media ci sono delle quinte
scenografiche: persone, organizzazioni e istituzioni. Il commissario Dania Manti
è la donna dietro l’inchiesta sul turismo sessuale che il 14 dicembre 2004 ha
scoperto un’organizzazione a delinquere che proponeva viaggi in Brasile, stato
di Cearà, non per conoscere una cultura diversa, ma per andare a letto con ragazze
minorenni. Quattro persone in arresto, due a Fortaleza (Cearà), dove aveva la
sede il tour operator, e due agenzie collegate in Italia, a Torino e Palermo.
E dietro questa agguerrita vicequestore c’è una legge, la 269, approvata nel 1998
per lottare contro chi del turismo sessuale fa un’attività, legge finora mai applicata.
Forse non per pigrizia dei nostri investigatori, ma per i limiti della stessa
norma. La 269/98 all’articolo 5 dispone un nuovo reato (art. 600 quinquies del
codice penale) compiuto da “chiunque organizza viaggi finalizzati alla fruizione
d’atti di prostituzione a danno di minori”; la legge è consultabile sul sito della
Polizia. Dispone anche che per le indagini di questo tipo vengano istituite presso
ogni questura sezioni specializzate nella lotta alla pedofilia tra gli organi
di polizia.
Eppure dal 1998 la parola ‘turismo sessuale’ non compariva nelle cronache delle
operazioni di polizia italiana. Forse le parole del commissario Manti possono
aiutare a capire.
Siete stati i primi, quindi.
Anche la polizia brasiliana che ci ha aiutato nelle indagini ha confermato di
non aver mai lavorato prima con altre polizie europee; primi nel nostro continente
insomma.
Cinque anni dopo l’approvazione della legge.
E’ stata la prima indagine in applicazione della 269 del ’98: un reato che richiede
attenzione particolare perchè si può perseguire solo chi organizza viaggi con
lo scopo di procurare delle donne a destinazione, non i clienti; un aspetto positivo
della legge è che finalmente ha consentito di effettuare indagini anche all’estero.
Le difficoltà durante le indagini vengono dal fatto che quasi nessuno dichiara
apertamente al cliente che sta procacciando prostitute nella destinazione finale.
Un altro momento complicato è quando si deve dimostrare che i clienti delle agenzie
di viaggio hanno avuto rapporti con minorenni.
Chi ammette di cercare le ragazzine?
Non solo questo, in Brasile ci è stato a volte anche difficile accertare la vera
età delle prostitute: l’anagrafe non sempre funziona in maniera infallibile.
Questo quando avevate già i colpevoli sotto mano?
Le indagini sono durate un anno e mezzo; tutto è partito da una segnalazione
della polizia federale brasiliana che aveva raccolto informazioni su di un nostro
connazionale sposato a Fortaleza con una brasiliana che aveva allestito traffici
sospetti; erano state raccolte informazioni, ma non si era passati alla fase
operativa. Abbiamo potuto mettere sotto controllo i suoi telefoni e i suoi computer;
abbiamo visto che non contattava solo singoli ma anche agenzie in Italia: avevamo
sotto gli occhi un’organizzazione.
Quasi fatto?
Non ancora. Abbiamo mandato quattro agenti sotto copertura che hanno potuto registrare
i loro incontri e con la collaborazione dei brasiliani abbiamo interrogato le
prostitute.
Chissà quanti intoppi.
Una indagine complessa. Per un mese i nostri contatti hanno lavorato di notte,
ed io dovevo essere disponibile alle 5 del mattino, vista la differenza di fuso
orario. Ma prima ancora, farsi accreditare in uno Stato straniero, chiedere ai
colleghi locali degli agenti di supporto, sono state pastoie burocratiche lunghe.
Dopo queste fatiche, c’era il rischio anche che i magistrati non autorizzassero
le misure cautelari (gli arresti per i titolari delle agenzie), tutto il nostro
lavoro sarebbe stato vanificato, eravamo sconfortati. E tra l’altro abbiamo anche
dovuto convincere i brasiliani a ‘violare’ le loro leggi.
Come?
Il codice di Brasilia prevede che si proceda all’arresto in flagranza con prostitute
minori, anche delle ragazze; invece a noi serviva poterle interrogare. Se le avessero
portate in caserma non avrebbero mai confessato. Abbiamo convinto i nostri colleghi
a fare dei controlli di riconoscimento di routine, per poi andare a casa delle
ragazze.
Speriamo in altri successi adesso?
Non credo che questa indagine sarà ripetibile, per i costi che la Procura ha
affrontato, sia in termini economici, telefonate e viaggi , ma anche i mesi necessari
a coordinarsi con i colleghi stranieri, sono tempi investigativi troppo lunghi.
Parole sconfortanti, se si pensa a quanto rimane da fare: secondo i dati di una
commissione politica d’indagine dei deputati del Caerà, l’80 per cento dei turisti
sessuali a Fortaleza sono italiani. Ma finchè la legge non permetterà ai poliziotti
tenaci come Dania Manti di perseguire anche i clienti, o comunque non solo il
‘turista sessuale’ pedofilo, ma anche chi va con prostitute maggiori di 16 anni,
la sensazione è che in 5 anni questa legge abbia prodotto solo un’indagine perchè
dà troppo poco spazio agli investigatori. Una riflessione per i rappresentati
delle Ong riuniti a Porto Alegre i questi giorni. Certo è meritorio che una legge
permetta di ricercare anche all’estero chi compie questi delitti, ma così com’è
sembra sia stata fatta solo per calcolo politico, forse per accontentare una opinione
pubblica disgustata.