30/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il commissario dell'inchiesta contro il turismo del sesso italiano in Brasile
scritto per noi da
Gianluca Ursini
 
 
La piaga dello sfruttamento della prostituzione minorile
Dietro ogni fatto di cronaca portato alla ribalta dai media ci sono delle quinte scenografiche: persone, organizzazioni e istituzioni. Il commissario Dania Manti è la donna dietro l’inchiesta sul turismo sessuale che il 14 dicembre 2004 ha scoperto un’organizzazione a delinquere che proponeva viaggi in Brasile, stato di Cearà, non per conoscere una cultura diversa, ma per andare a letto con ragazze minorenni. Quattro persone in arresto, due a Fortaleza (Cearà), dove aveva la sede il tour operator, e due agenzie collegate in Italia, a Torino e Palermo. E dietro questa agguerrita vicequestore c’è una legge, la 269, approvata nel 1998 per lottare contro chi del turismo sessuale fa un’attività, legge finora mai applicata. Forse non per pigrizia dei nostri investigatori, ma per i limiti della stessa norma. La 269/98 all’articolo 5 dispone un nuovo reato (art. 600 quinquies del codice penale) compiuto da “chiunque organizza viaggi finalizzati alla fruizione d’atti di prostituzione a danno di minori”; la legge è consultabile sul sito della Polizia. Dispone anche che per le indagini di questo tipo vengano istituite presso ogni questura sezioni specializzate nella lotta alla pedofilia tra gli organi di polizia.
Eppure dal 1998 la parola ‘turismo sessuale’ non compariva nelle cronache delle operazioni di polizia italiana. Forse le parole del commissario Manti possono aiutare a capire.
 
Siete stati i primi, quindi.
Anche la polizia brasiliana che ci ha aiutato nelle indagini ha confermato di non aver mai lavorato prima con altre polizie europee; primi nel nostro continente insomma.
 
Cinque anni dopo l’approvazione della legge.
E’ stata la prima indagine in applicazione della 269 del ’98: un reato che richiede attenzione particolare perchè si può perseguire solo chi organizza viaggi con lo scopo di procurare delle donne a destinazione, non i clienti; un aspetto positivo della legge è che finalmente ha consentito di effettuare indagini anche all’estero. Le difficoltà durante le indagini vengono dal fatto che quasi nessuno dichiara apertamente al cliente che sta procacciando prostitute nella destinazione finale. Un altro momento complicato è quando si deve dimostrare che i clienti delle agenzie di viaggio hanno avuto rapporti con minorenni.
 
Prostituzione infantileChi ammette di cercare le ragazzine? 
Non solo questo, in Brasile ci è stato a volte anche difficile accertare la vera età delle prostitute: l’anagrafe non sempre funziona in maniera infallibile.
 

Questo quando avevate già i colpevoli sotto mano?

Le indagini sono durate un anno e mezzo; tutto è partito da una segnalazione della polizia federale brasiliana che aveva raccolto informazioni su di un nostro connazionale sposato a Fortaleza con una brasiliana che aveva allestito traffici sospetti; erano state raccolte informazioni,  ma non si era passati alla fase operativa. Abbiamo potuto mettere sotto controllo i suoi telefoni e i suoi computer; abbiamo visto che non contattava solo singoli ma anche agenzie in Italia: avevamo sotto gli occhi un’organizzazione.
 
Quasi fatto? 
Non ancora. Abbiamo mandato quattro agenti sotto copertura che hanno potuto registrare i loro incontri e con la collaborazione dei brasiliani abbiamo interrogato le prostitute.
  
Chissà quanti intoppi. 
Una indagine complessa. Per un mese i nostri contatti hanno lavorato di notte, ed io dovevo essere disponibile alle 5 del mattino, vista la differenza di fuso orario. Ma prima ancora, farsi accreditare in uno Stato straniero, chiedere ai colleghi locali degli agenti di supporto, sono state pastoie burocratiche lunghe. Dopo queste fatiche, c’era il rischio anche che i magistrati non autorizzassero le misure cautelari (gli arresti per i titolari delle agenzie), tutto il nostro lavoro sarebbe stato vanificato, eravamo sconfortati. E tra l’altro abbiamo anche dovuto convincere i brasiliani a ‘violare’ le loro leggi.
Come? 
Il codice di Brasilia prevede che si proceda all’arresto in flagranza con prostitute minori, anche delle ragazze; invece a noi serviva poterle interrogare. Se le avessero portate in caserma non avrebbero mai confessato. Abbiamo convinto i nostri colleghi a fare dei controlli di riconoscimento di routine, per poi andare a casa delle ragazze.
 
Speriamo in altri successi adesso?
Manifestazio contro il turismo sessuale minorile
Non credo che questa indagine sarà ripetibile, per i costi che la Procura ha affrontato, sia in termini economici, telefonate e viaggi , ma anche i mesi necessari a coordinarsi con i colleghi stranieri, sono tempi investigativi troppo lunghi.
 
Parole sconfortanti, se si pensa a quanto rimane da fare: secondo i dati di una commissione politica d’indagine dei deputati del Caerà, l’80 per cento dei turisti sessuali a Fortaleza sono italiani. Ma finchè la legge non permetterà ai poliziotti tenaci come Dania Manti di perseguire anche i clienti, o comunque non solo il ‘turista sessuale’ pedofilo, ma anche chi va con prostitute maggiori di 16 anni, la sensazione è che in 5 anni questa legge abbia prodotto solo un’indagine perchè dà troppo poco spazio agli investigatori. Una riflessione per i rappresentati delle Ong riuniti a Porto Alegre i questi giorni. Certo è meritorio che una legge permetta di ricercare anche all’estero chi compie questi delitti, ma così com’è sembra sia stata fatta solo per calcolo politico, forse per accontentare una opinione pubblica disgustata.
Categoria: Bambini
Luogo: Brasile