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Il tratto di barriera che sarà abbattuto
verrà ricostruito lungo il confine della Linea Verde e sarà
lungo poco meno di cinque chilometri. Il nuovo percorso ricalcherà
quello proposto anni fa dal Consiglio per la Pace e la Sicurezza, un
organo di consulenza non politico israeliano. La recinzione
contestata era stata costruita nel 2003 e i residenti avevano subito
intentato una causa presso l'Alta Corte israeliana che, nel corso di
diverse sentenze, aveva riconosciuto il loro diritto a rientrare in
possesso delle proprie terre e disposto la distruzione della barriera
lungo l'attuale percorso.
Il ministero della Difesa israeliano aveva
però rifiutato di riconoscere le sentenze e aveva preferito
continuare a fronteggiare le manifestazioni di protesta, organizzate
dagli abitanti del villaggio negli ultimi tre anni, come se fossero
un problema di sicurezza contingente. Da allora, ogni venerdì
dopo la preghiera di mezzogiorno, gli abitanti del villaggio insieme
a diversi volontari per la pace israeliani e internazionali, hanno
marciato verso la barriera di separazione che li divide dai loro
campi. Molte persone, sia civili che giornalisti, sono rimaste ferite
in quelle proteste, nel corso delle quali i soldati israeliani hanno
quasi sempre sparato fumogeni e proiettili di gomma contro la gente
disarmata.
Il cambiamento di rotta del ministero della Difesa
riflette probabilmente l'indirizzo del nuovo capo dello staff
ministeriale, Gabi Ashkenazi, secondo cui la decisione di smantellare
la barriere spetterebe al governo e non alle forze armate, Idf.
Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, Ashkenazi, nominato capo
dello staff del ministero della Difesa all'inzio del 2007, era
rimasto “oltraggiato” nello scoprire che il rifiuto da parte
dell'Idf di smantellare la barriera non fosse dovuto a ragioni di
sicurezza, bensì alla prospettiva di ampliare a nord la
colonia di Tzufin. “L'Idf - sostiene oggi Ashkenazi – difenderà
gli insediamenti vicini qualsiasi sia il percorso della barriera
deciso dal governo.Naoki Tomasini