28/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Due attentati in Iraq riportano alla luce una guerra che non è finita
L'Iraq si risveglia, ancora una volta, nell'incubo che vive da cinque anni. A nord, a sud e a Baghdad un lunedì di sangue, che riporta indietro le lancette dell'orologio ai primi anni di guerra. Negli ultimi sei mesi, per tanti motivi, il livello della violenza in Iraq é calato: meno attentati, meno morti.
Ma i problemi restano tutti irrisolti: le tensioni interconfessionali tra sciiti e sunniti, la ripartizione delle ricchezze del Paese tra curdi, sunniti e sciiti, lo status di Kirkuk e l'occupazione militare dell'Iraq. La giornata di oggi offre un riepilogo della situazione, un memo di morte e terrore che dovrebbe aprire gli occhi a tutti su una guerra che non è finita.

Kirkuk. Sono almeno trentasei i morti, e 79 i feriti, per l'attentato suicida avvenuto questa mattina a Kirkuk, 230 chilometri a nord di Baghdad. In città, ritenuta uno dei più ricchi giacimenti di petrolio al mondo, si teneva una manifestazione della comunità curda che protestava contro la legge elettorale varata dal Parlamento la settimana scorsa, ma respinta dal presidente (curdo) Jalal Talabani. Erano accorsi in cinquemila per chiedere di rivedere la legge, secondo la quale a Kirkuk si dovevano rinviare le operazioni di voto fino alla definizione dello status della città. Per Kirkuk, contesa tra curdi e sunniti, era previsto un referendum popolare da tenersi entro il 31 dicembre 2007. Le tensioni in città hanno consigliato un primo e poi un secondo rinvio di sei mesi. I curdi, che al momento hanno la maggioranza in città, vogliono votare alle provinciali (previste per ottobre), ma i sunniti vogliono prima risolvere la questione dello status.
Proprio il corteo è stato l'obiettivo dell'attentato, come ha riferito l'agenzia stampa Aswat al Iraq, e il kamikaze si è fatto esplodere tra i dimostranti.
Le autorità locali hanno imposto il coprifuoco, i negozianti stanno abbassando le saracinesche e le forze di sicurezza sono presenti in maniera massiccia nelle strade.

Baghdad. A Baghdad, sempre in mattinata, tre donne con cinture esplosive si sono fatte esplodere tra i pellegrini sciiti che accorrono nella capitale da tutto il Paese per commemorare il martirio dell'Imam Moussa Kadim. La moschea è nel quartiere settentrionale di Baghdad chiamato Kazimiyah e le tre attentatrici suicide si sono mischiate alla folla facendosi esplodere e uccidendo almeno ventotto persone. La situazione resta tesa, anche perché oggi sono attesi nella capitale almeno tre milioni di pellegrini e il culmine dei festeggiamenti è previsto per domani. Si temono nuovi attentati e l'allarme era già alto dopo che ieri sette pellegrini sciiti sono stati uccisi a Baghdad da un commando che ha aperto il fuoco in un quartiere meridionale della città. In vista della ricorrenza, di grande significato religioso per gli sciiti, le misure di sicurezza sono state intensificate nel timore di attacchi da parte di miliziani appartenenti alla comunità rivale dei sunniti. Il rafforzamento della sicurezza è stato deciso anche in considerazione di quanto accadde tre anni fa in occasione della stessa ricorrenza, quando mentre migliaia di fedeli stavano affluendo verso la moschea di Khadimyia, si diffuse la voce che un attentatore kamikaze stava per farsi esplodere tra la folla su un ponte. La notizia scatenò un panico incontrollato e nella gigantesca ressa almeno mille persone rimasero uccise.

Christian Elia

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