28/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Apparenti dissidi tra Nasrallah e Damasco cambiano le rotte del traffico di armi dall'Iran
Alla vigilia del summit Siro-Libanese, che dovrebbe tenersi questa settimana, si accende nuovamente il dibattito sulle armi di Hezbollah. Martedì 22 luglio scorso il patriarca maronita Nasrallah Butros Sfeir ricordava all'unione dei giornalisti libanesi che non ci possono essere fazioni armate al di fuori dello controllo dello Stato. Si riferiva alla milizia sciita di Hezbollah, considerata un alleato di Damasco. Nel suo intervento, Sfeir auspicava che il governo di unità nazionale, da poco stabilito in Libano, possa stringere legami amichevoli con la Siria, che fino a pochi mesi fa era considerata dalla maggioranza libanese un sostenitore del terrorismo con pericolose ingerenze all'interno del paese dei Cedri. Qualcosa sembra essere cambiato, sia nelle relazioni tra Hezbollah e Siria, che in quelle tra Damasco e Beirut, oltre che tra il presidente siriano Assad e la “comunità internazionale”.

Samir Kuntar e NasrallahIl nuovo governo libanese si è formato da poche settimane e attende ancora il voto di fiducia, che avverrà dopo che i componenti dell'esecutivo avranno concordato una dichiarazione programmatica. È un momento delicato: da un lato si vanno definendo le competenze del nuovo governo libanese, dall'altro si vanno ridefinendo le relazioni con gli attori internazionali maggiormente coinvolti nel Paese. In entrambi gli scenari, il ruolo di Hezbollah e delle sue armi sono il nodo da sciogliere. Non è un caso che le dichiarazioni di Sfeir concidano con quelle del gran mufti Mohammad Rashid Qabbani, leader sunnita, secondo cui “E' tempo che il Libano torni ad essere uno Paese sovrano, dove la sicurezza della popolazione sia nelle mani dello Stato”. Disarmare il partito di Dio è stata un'idea fissa per la maggioranza libanese, nota come il blocco del 14 marzo, ma anche per Israele e gli Stati Uniti. Di fatto, però, il partito di Nasrallah detiene un potere all'interno del Libano che si basa su alcuni fatti concreti: innanzitutto Hezbollah si è dimostrata l'unica realtà in grado di trattare con Israele su basi paritarie. Così è stato durante il conflitto dell'estate 2006 e così anche la scorsa settimana, quando lo scambio di prigionieri tra Israele e il partito di Dio è stato accolto come un trionfo di tutto il paese. Non è un caso che alla cerimonia di accoglienza di Kuntar e degli altri prigionieri fossero presenti esponenti di tutte le fazioni locali. Sarebbe casuale invece, almeno secondo il quotidiano israeliano Haaretz che riportava la notizia, il fatto che, alla vigilia dello scambio di prigionieri, Hezbollah sia stato inserito nell'elenco britannico delle organizzazioni terroristiche. Nasrallah lo rivendica ad ogni sua apparizione: il Paese non può fare a meno delle sue milizie perché parti del suo territorio sono ancora occupate da Israele, che oltretutto non perde occasione per compiere violazioni territoriali e minacciare attacchi. Da un lato dunque le richieste di smobilitare l'arsenale di Hezbollah si moltiplicano, l'ultima è dell'ambasciatore israeliano all'Onu Danny Gillerman, che ha accusato il contingente Unifil di non svolgere il proprio mandato - che sarebbe quello di cercare i depositi di armi della milizia sciita -, ponendo a suo avviso le basi per un nuovo conflitto. Dall'altro, Nasrallah replica sostenendo che l'accumulo di armi fa parte di una strategia difensiva e che le sue milizie fanno parte del sistema difensivo libanese, a fianco ma separate rispetto all'esercito nazionale.

Sarkozy e AssadSecondo l'intelligence israeliana Hezbollah avrebbe oggi ripristinato i propri arsenali al livello di prima del 2006. Le loro armi provengono dall'Iran e giungerebbero in Libano passando per la Siria o, clandestinamente, per gli aeroporti turchi. Anche sul fronte dei rifornimenti bellici, iniziano a farsi sentire le ripercussioni della politica internazionale. Nella mappa delle alleanze mediorientali formalmente nulla è cambiato, ma sotto la superfice fervono trattative indirette, alleanze che si allentano, mani che si stringono e nemici storici che si annusano. È in quest'ottica che possono essere lette la recente missione – fallita – di una delegazione siriana a Washington, e l'ostentata visita di Bashar Assad a Parigi, asso nella manica della nuova politica francese per il Medio Oriente, dopo il grande gelo tra Bush e Chirac al tempo dell'invasione dell'Iraq. Isolare Damasco è stato un errore hanno ammesso Sarkozy e il suo ministro degli esteri Bernard Kouchner, che si sono spesi per agevolare l'elezione di Suleiman in Libano e puntano oggi a stabilire relazioni di reciproca convenienza con Damasco, che oltretutto sta tenendo una trattativa indiretta con Israele, grazie alla mediazione della Turchia. Il 25 luglio il quotidiano del Kuwait Al Seyassah sosteneva, citando fonti libanesi, che il deterioramento dei rapporti tra Hezbollah e Damasco abbia cambiato le rotte del traffico di armi dall'Iran verso Beirut, che passerebbe oggi per altre vie rispetto al territorio siriano: illegalmente via aerea oppure per mare. Lo stesso Nasrallah, secondo la fonte, avrebbe inoltrato una circolare per invitare i suoi collaboratori a non recarsi più in Siria e a cessare ogni collaborazione con i servizi segreti damasceni. Prendendo per buona la notizia, Nasrallah inizierebbe dunque a pensare che la Siria non sia più un alleato affidabile, ma non solo per le recenti aperture internazionali di Assad. I rapporti con Damasco si sono guastati lo scorso febbraio a seguito dell'omicidio del capo militare di Hezbollah, Imad Mughniyeh, per cui sono stati accusati sia Israele che i servizi siriani. I contrasti sarebbero sorti quando Damasco ha negato alle delegazioni siriana e iraniana il permesso di partecipare all'inchiesta sull'attentato. Questi incidenti diplomatici hanno minato la fiducia di Nasrallah, che ora teme che Damasco possa passare informazioni ai suoi nemici, sul traffico di armi o sulle sue installazioni militari.

Forze armate libanesiLo scorso 19 luglio, in un sobborgo di Tehran, una misteriosa esplosione colpiva un convoglio di armi dirette a Hezbollah, causando 15 morti e diversi feriti. Lo riporta il quotidiano britannico Daily Telegraph, sostenendo che la notizia era stata occultata ai media. Secondo il quotidiano, l'Iran avrebbe intensificato le forniture belliche verso il partito di Dio, in vista di un possibile conflitto con Usa e Israele legato al suo programma nucleare. Il Telegraph cita anche un altro episodio di attacco, avvenuto nella città iraniana di Shiraz, contro un deposito di armi all'intrerno di una moschea, e lo collega con le operazioni clandestine che il presidente Usa George W. Bush ha autorizzato all'interno del territorio iraniano. Le aperture diplomatiche verso la Siria e le bombe in Iran farebbero parte di un'unica strategia mirata a indebolire l'arma migliore di Teheran al di fuori dei propri confini. É comunque decisamente presto per ipotizzare una rottura dell'asse che lega Teheran a Damasco e Hezbollah, piuttosto, come spesso accade in Medio Oriente, ogniuno degli attori gioca contemporaneamente su più tavoli, e le alleanze valgono sempre e solo fino a prova contraria.
 

Naoki Tomasini

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