Ora dopo ora, Belgrado sta lastricando la strada che dovrà portarla diretta a
Bruxelles. Dopo l'arresto di Stojan Zupljanin e, soprattutto, quello di Radovan
Kardzic, oggi arriva la ratifica del governo alla proposta del nuovo ministro
degli Esteri, Vuk Jeremic: gli undici ambasciatori ritirati nei mesi scorsi da
quei paesi Ue, Italia compresa, che avevano riconosciuto l'indipendenza del Kosovo,
rientreranno nelle loro rispettive sedi. L'unica eccezione rimane la sede diplomatica
di Washington. Belgrado, infatti, considera gli Stati Uniti il patrocinatore della
dichiarazione unilaterale di Pristina del 17 febbraio scorso.

Jeremic aveva annunciato domenica scorsa questa sua decisione, che è stata ratificata
all'unanimità dal Consiglio dei ministri presieduto da Mirko Cvetkovic. Il capo
della diplomazia serba tiene, però, a precisare che il ripristino delle relazioni
diplomatiche con quei paesi che hanno riconosciuto il Kosovo come entità autonoma,
non cambia assolutamente la posizione della Serbia rispetto allo strappo della
provincia a maggioranza albanese. Senza dubbio questo provvedimento dimostra una
volontà di dialogo e collaborazione, dimostrando a Bruxelles che questo nuovo
governo può costituire la sponda giusta per portare la Serbia nell'Europa dei
27. L'atto di oggi si affianca alla annunciata volontà di ratificare presto l'Accordo
di Associazione e Stabilizzazione (Asa) che costituisce requisito essenziale per
l'ingresso nell'Unione.