L'Assemblea ha chiuso i lavori per la nuova Costituzione. Adesso la parola al popolo
Scritto per noi da
Viola Conti
Con 94 voti a favore su 126, l’Assemblea costituente ecuadoriana approva la nuova
Magna Carta che i cittadini dovranno valutare il 28 settembre prossimo. I lavori,
iniziati fra entusiasmi e polemiche a fine novembre, sono dunque terminati, fra
alti e bassi, e presto si saprà se il Paese deciderà di approvarne il risultato.
L’ultima parola, infatti, spetta al popolo. Oggi, in un’apposita cerimonia, il
testo sarà ufficialmente presentato al Supremo tribunale elettorale.
Il testo in questione ha, quali punti più nuovi, riforme del potere statale,
del sistema economico e limita la rielezione del presidente della Repubblica a
una sola volta.
Novità.

Se il 28 settembre gli ecuadoriani diranno sì, l’economia passerà da essere di
mercato a essere “sociale e solidale” e lo Stato avrà un controllo più diretto
e una partecipazione più ampia in settori strategici quali il petrolio, le miniere,
le telecomunicazioni e l’acqua. E su questo punto, infatti, che i detrattori della
nuova Carta puntano il dita, sventolando rischi “dittatoriali”. Per questo, chiederebbe
la creazione di una Corte Costituzionale, formata da due persone designate dall’Esecutivo,
dal Legislativo e che sia monitorata da una commissione di Trasparenza e Controllo
sociale. Timori chiaramente rigettati da chi appoggia il lavoro dell’Assemblea.
Il direttore del Movimento popolare democratico, Luis Villacis, per esempio, ha
esaltato i valori democratici che incorpora il nuovo testo: “Un colpo al neoliberalismo”,
ha dichiarato, per il fatto che proibisce le privatizzazioni, il congelo dei depositi
bancari, dà la possibilità di impugnare i debiti considerati illegittimi e democratizza
il credito.
Minoranze. Altra grande novità del testo di Montecristi è il voto facoltativo a chi compie
16 anni, sottolineando l’importanza di questa meta per gli ecuadoriani, che già
considerano i 16enni quali debuttanti a pieno titolo nella società. Sarà il 16esimo
compleanno, infatti, a segnare anche l’età per il servizio militare e per entrare
in polizia. Il voto obbligatorio, comunque, resta invariato a 18 anni.
Un’altra new entry, tanto attesa dalle minoranza indigene, è l’introduzione di due lingue, il quichua
e lo shuar, quali idiomi ufficiali insieme al casigliano. Una maniera per tentare
di siglare la interculturalità del paese. Le altre lingue ancestrali restano,
invece, ufficiali per le nazionalità indigene che le parlano nelle zone dove abitano
e nei termini fissati dalla legge, ma non saranno considerate ufficiale per l’intero
paese, anche se lo Stato si impegnerà “a rispettarle e a stimolarne conservazione
e uso”.
Mass media. Nodo importante anche quello riguardante la pluralità e la diversità dell’informazione.
Lo Stato si impegna a garantire l’assegnazione, con trasparenza e uguaglianza,
delle frequenze radiofoniche e televisive, in modo che possano nascere radio e
tv pubbliche, private e comunitarie. Stesse garanzie per l’accesso a bande libere
via cavo in nome dell’interesse collettivo. Si impegna, anche, a facilitare la
creazione e il rafforzamento di mezzi di comunicazione pubblici, privati e comunitari,
così come l’accesso universale alle tecnologie di informazione e comunicazione,
specialmente per le persone e le comunità che hanno sempre avuto un accesso scarso
o limitato. Divieto chiaro e tondo anche a ogni oligopolio o monopolio, diretto
o indiretto, della proprietà dei mezzi di comunicazione e dell’uso delle frequenze.
Occhio al futuro. Si tratta di un lavoro che ha visto sempre di più aumentare l’impronta dell’alleanza
che sostiene il presidente Rafael Correa, Alianza Pais, tanto che negli ultimi
giorni il via vai di ministri si è susseguito senza tregua. Importante, in queste
ultime battute, è stato negoziare con gli altri attori politici per ottenerne
l’approvazione. Adesso, continuerà il lavoro diplomatico, per arrivare a vincere
il referendum.