25/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La latitanza di Karadzic, secondo un suo sodale, resa possibile dagli Usa
''Io ero presente quando l'accordo con Holbrooke sull'immunità di Karadzic venne concluso''. Poche parole, ma dall'effetto dirompente, anche se tutte da confermare.
 
richard holbrookeDietro le quinte. Aleksa Buha, ex ministro degli Esteri della Repubblica Srpska, l'entità serba della Bosnia Erzegovina, ha dichiarato oggi all'agenzia stampa Tanjug, che la latitanza di Radovan Karadzic è stata possibile per tredici anni Grazie all'appoggio degli Stati Uniti. Karadzic, in questi anni, come si è appurato in questi giorni, pur ricercato per crimini contro l'umanità, viveva tranquillamente a Belgrado. Per Buha, all'epoca della guerra braccio destro di Karadzic, questo è stato possibile grazie all'appoggio Usa, che hanno dato allo psichiatra poeta una sorta di salvacondotto, firmato addirittura su carta dall'ex vicesegretario di Stato e plenipotenziario dell'amministrazione Clinton nei Balcani, Richard Holbrooke. L'intesa, secondo Buha, fu raggiunta nel 1996, dopo gli accordi di pace firmati a Dayton con la regia dello stesso Holbrooke. Per Buha Karadzic otteneva l'impunità in cambio della sua scomparsa dalla scena politica e della firma degli accordi di pace di Slobodan Milosevic.
E non finisce qui: per Buha venne siglato, nel 1997, un secondo accordo, questa volta a Banja Luka, nella Repubblica Srpska. Madeleine Albright, all'epoca segretario di Stato Usa, confermò l'impunità di Karadzic a Biljana Plavsic, che ne aveva raccolto l'eredità politica.

karadzic prima e dopoLatitanze misteriose. Una ricostruzione, smentita da tutti gli interessati (Karadzic a parte, che per il momento non parla), ma verosimile. La guerra dei Balcani andava fermata, dopo che per anni le cancellerie si erano ben guardate dall'impedire la carneficina generata dalla dissoluzione della ex Jugoslavia, collassata grazie anche all'indipendenza concessa con una certa fretta a Croazia e Slovenia da Germania e Stato del Vaticano. La firma della pace, quindi, valeva l'impunità per un criminale di guerra come Karadzic. Verosimile, ma tutta da dimostrare. Le dichiarazioni di Buha avvelenano ancor più il clima attorno all'arresto di Karadzic, mentre a Belgrado circolano voci che l'ex leader dei serbi di Bosnia ha troppe cose imbarazzanti da raccontare, al punto che potrebbe non arrivare vivo a l'Aja.  L'unica certezza, per il momento, è che Karadzic con il falso nome di Dragan David Dabic (un soldato morto nel 1993 a Sarajevo) ha girato indisturbato per anni a Belgrado, tenendo conferenze e seminari. Come Stojan Zupljanin, ex comandante della polizia serbo-bosniaca accusato di crimini di guerra e arrestato l'11 giugno scorso a Pancevo, che aveva i documenti di un uomo morto oltre 10 anni fa. Non poteva accadere senza coperture importanti, come quelle delle quali ancora gode Ratko Mladic. Fino a quando?

Christian Elia

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