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Dietro le quinte. Aleksa Buha, ex ministro degli Esteri della Repubblica Srpska,
l'entità serba della Bosnia Erzegovina, ha dichiarato oggi
all'agenzia stampa Tanjug, che
la latitanza di Radovan Karadzic è stata possibile per tredici
anni Grazie all'appoggio degli Stati Uniti. Karadzic, in questi anni,
come si è appurato in questi giorni, pur ricercato per crimini
contro l'umanità, viveva tranquillamente a Belgrado. Per Buha,
all'epoca della guerra braccio destro di Karadzic, questo è
stato possibile grazie all'appoggio Usa, che hanno dato allo
psichiatra poeta una sorta di salvacondotto, firmato addirittura su
carta dall'ex vicesegretario di Stato e plenipotenziario
dell'amministrazione Clinton nei Balcani, Richard Holbrooke.
L'intesa, secondo Buha, fu raggiunta nel 1996, dopo gli accordi di
pace firmati a Dayton con la regia dello stesso Holbrooke. Per Buha
Karadzic otteneva l'impunità in cambio della sua scomparsa
dalla scena politica e della firma degli accordi di pace di Slobodan
Milosevic.
Latitanze misteriose. Una ricostruzione, smentita da
tutti gli interessati (Karadzic a parte, che per il momento non
parla), ma verosimile. La guerra dei Balcani andava fermata, dopo che
per anni le cancellerie si erano ben guardate dall'impedire la
carneficina generata dalla dissoluzione della ex Jugoslavia,
collassata grazie anche all'indipendenza concessa con una certa
fretta a Croazia e Slovenia da Germania e Stato del Vaticano. La
firma della pace, quindi, valeva l'impunità per un criminale
di guerra come Karadzic. Verosimile, ma tutta da dimostrare. Le
dichiarazioni di Buha avvelenano ancor più il clima attorno
all'arresto di Karadzic, mentre a Belgrado circolano voci che l'ex
leader dei serbi di Bosnia ha troppe cose imbarazzanti da raccontare,
al punto che potrebbe non arrivare vivo a l'Aja. L'unica
certezza, per il momento, è che Karadzic con il falso nome di
Dragan David Dabic (un
soldato morto nel 1993 a Sarajevo) ha girato indisturbato per anni a
Belgrado, tenendo conferenze e seminari. Come Stojan
Zupljanin, ex comandante della polizia serbo-bosniaca accusato di
crimini di guerra e arrestato l'11 giugno scorso a Pancevo, che aveva
i documenti di un uomo morto oltre 10 anni fa. Non poteva accadere
senza coperture importanti, come quelle delle quali ancora gode Ratko
Mladic. Fino a quando?Christian Elia