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Nasce un’alternativa popolare. La decisione del premier Manmohan Singh di stringere un’alleanza strategica
con gli Stati Uniti in materia nucleare e militare ha posto fine alla tradizionale
politica di non-allineamento di Delhi, facendo dell’India rispetto a Washington
quello che la Cina e rispetto a Mosca: un alleato strategico nell’ambito di una
contrapposizione tra potenze.
Dilaga la ribellione maoista. Ma a sinistra di questa nuova forza di opposizione c’è un'altra realtà, sempre
più forte, che persegue cambiamenti ben più radicali: la guerriglia maoista dei
Naxaliti. Secondo rapporti d’intelligence resi pubblici la scorsa settimana dal
ministero degli Interni di Delhi, l’insurrezione naxalita, originariamente radicata
nelle regioni orientali, si è ormai estesa a ventidue dei ventotto stati indiani,
arrivando ad essere attiva anche nell’ovest, comprese la regione di Delhi, il
Punjab, il Guajarat, l’Uttarakhand e perfino Goa. Secondo i servizi segreti indiani,
i guerriglieri maoisti – forti di oltre 100mila uomini, principalmente contadini
poveri e senza terra – si sono posti l’obiettivo di “liberare” e prendere il controllo
di un terzo del territorio indiano entro la fine del 2009. Già da tempo il premier
Singh, temendo il contagio del trionfo militare e politico dei ribelli maoisti
nel vicino Nepal, va ripetendo che i Naxaliti “rappresentano la maggiore minaccia
alla sicurezza nazionale”. Se lo sviluppo economico del gigante indiano continuerà
a calpestare le masse contadine e a emarginare i senza casta, è facile prevedere
che la ribellione continuerà a estendersi. Enrico Piovesana
Parole chiave: india, left front, naxaliti, enrico piovesana, Mayawati Kumari